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"Polvere e luce"

MARTEDI' 26 GENNAIO 2010 ORE 18.00
LIBRERIA MONDADORI VIA PIAVE
VIA PIAVE n. 18 ROMA
ANTONIO REZZA , LORENZO AMURRI E VALENTINA GRIPPO PRESENTANO IL LIBRO (SARA' PRESENTE L'AUTORE)
MODERA: MATTEO CHIAVARONE (ILRECENSORE)

L'autore scorre attraverso le vene pulsanti della città, trovando storie, memorie e colori di un romanzo corale che rappresenta la vita intera. I racconti lasciano poi spazio alle poesie, che celano rime, amori, rabbia anche per un Paese che stenta ancora ad esistere. Il libro si avvale della prefazione di Antonio Rezza. Polvere e luce non è solo un viaggio narrativo nella quotidianità caotica della metropoli dove c'è ancora tempo per vivere, per amare e per morire.

Polvere e luce non è solo un affresco di note, di colori ma sono anche racconti dove si incontra la meravigliosa umanità di Roma e il colore dei suoi quartieri, ma anche l'usata atmosfera di case e stanze che raccolgono l'intimità di un respiro, il respiro ansimante di un Paese sospeso ancora negli anni di piombo o nell'intolleranza nei confronti dei nuovi italiani come il fioraio Naghib. Racconti di vita vissuta che diventano lettere mai spedite. Polvere e luce è un libro che racchiude la metafora di una vita intera con le stanze poetiche da attraversare, nelle quali fermarsi, sorridere per poi riflettere. E' una miscela letteraria di versi e di volti che non svaniscono in una rima, dove si cammina sempre al confine di uno stile intriso di reale. Coccia scrive di una passione delicata, fatta di amore che serpeggia invano, che si affaccia prepotente anche quando la descrizione sembra liberarsi dall'amore fatuo. E quindi, con l'amore in agguato come un cecchino che prima o poi ti uccide, torna il parallelo con le lettere di sabbia che una pagina di sabbia non accoglie: con la sabbia sulla sabbia si sprofonda nel significato. Antonio Rezza, dalla prefazione di Polvere e luce "Polvere e luce" di Matteo Chiavarone, Ilrecensore.com Massimiliano Coccia con "Polvere e luce" (Fermento, 2009) nobilita due generi letterari spesso bistrattati, la poesia e il racconto, creando un viaggio che è al tempo stesso narrativo e lirico, intimo e ricco di squarci di vita vissuta. Sullo sfondo di una Roma colorata e profondamente umana in cui "ogni cosa mi sembra uguale" - città al tempo stesso materna e matrigna, nido accogliente e interstizio di rabbie politiche mai assopite, storicamente accogliente ma anche intollerante e fascitoide - l'autore attraversa il proprio presente, con uno sguardo al proprio passato e un altro al passato collettivo, remoto, profondamente italiano. C'è spazio anche per il futuro, un futuro che è raggiungibile solo attraversando una linea di confine invisibile, un futuro che non trova ragioni d'esistere nell'onirico o nell'intangibile ma nel magma melmoso della realtà. Diviso in sei sezioni che l'autore chiama "stanze" (la prima narrativa, la seconda epistolare, le ultime quattro poetiche) quasi a voler creare un vero e proprio edificio letterario coeso e coerente e, perché no, un senso di "attraversamento" quasi teatrale. Questa suddivisione mi ricorda un album di Francesco Guccini, "Stanze di vita quotidiana", un disco doloroso e scomponibile nel quale l'autore pavanese racconta storie diverse per descrivere l'angoscia del proprio stato d'animo in un periodo difficile della propria vita artistica. Le difficoltà di Coccia sono quelle però di chi, ancora giovanissimo, vuole tracciare una strada da seguire. Una strada che è prima di tutto percorso letterario, poi bisogno d'amore, impegno politico, etico, sociale. Coccia attraversa generi e stili, tematiche e intenti, domande e risposte; si muove con destrezza, presenta spunti linguistici di rilievo creando un mélange consapevole e audace, un gioco nient'affatto spiacevole in cui appaiono a poco a poco, tassello per tassello, le linee di un autoritratto umano prima ancora che artistico. Coccia riesce ad essere lirico, persino cantilenante, anche quando tenta di costruire apparati narrativi (squisito il racconto Il fioraio, in cui l'autore cerca di mettere a fuoco l'intolleranza nei confronti dei "nuovi italiani") per questo trova i motivi migliori proprio nelle sezioni poetiche.

Quattro sezioni, quattro stanza ("amore", "memoria", "città", "vita quotidiana") colorate di rabbia e dolcezza, senza ricercare l'incomprensibile e voli pindarici inutili, capaci di colpire dritte al cuore all'animo senza mai essere banali. Il vissuto come materia letteraria qui si innalza, qui apre varchi ora sofferenti ora felici, sintetizza il "mestiere di vivere" che è cronaca, bisogno impellente di uscire, ricerca poetica e linguistica. E così Roma "che respira in bianco e nero" è la stessa brulicante di Testaccio o quella al tempo stessa "silente negli angoli e viva nei rioni"; lo stare seduto al bar, l'andare al lavoro, la lettura di un giornale sono solo momenti di vita vissuta, attimi da fotografare e rubare allo scorrere spietato del tempo.

Massimiliano Coccia
Polvere e luce
Fermento Editore

articolo pubblicato il: 23/01/2010