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la tomba vuota di Lorca
di Luigi Delli Stanghi

Negli ultimi tempi archeologi dell'Università di Granada si stanno dedicando a scavi nel parco García Lorca di Alfacar, alla ricerca dei resti mortali del grande poeta granadino.

Nonostante indicazioni considerate sicure, non è stato finora trovato nulla, né bossoli di proiettile, né bottoni e chiusure lampo, che si decompongono molto più lentamente dei vestiti, né ossa e nemmeno denti, che sono le ultime parti del corpo a decomporsi, né di Federico né degli altri che furono con lui condotti alla fucilazione.

Gli archeologi hanno scavato una superficie di 276,75 metri quadri, estraendo 75,76 metri cubi di sedimenti. La distanza tra la superficie e la roccia sottostante è di appena quaranta centimetri, mentre per una fossa comune sarebbe necessaria una profondità di almeno un metro e mezzo.

Nel luogo in cui doveva trovarsi la tomba di Lorca, ribattezzato "Parco Federico García Lorca", le possibilità che sia avvenuta una fucilazione con immediato interro sono dunque nulle. Si tratta di una notizia triste per i responsabili del sindacato CGT, che avevano richiesto gli scavi per ritrovare i resti del banderillero Francisco Galadí, dell'ispettore dei tributi Fermín Roldán, del restauratore Miguel Cobo e del banderillero Joaquín Arcollas. I discendenti del maestro Dióscoro Galindo non si erano uniti alla petizione per discrepanze di vedute interne alla famiglia, mentre la famiglia Lorca si è sempre opposta ad ogni ricerca, non volendo che l'esumazione si potesse convertire in uno spettacolo mediatico.

Manuel Castilla, detto El Comunista, che tutti hanno sempre considerato colui che aveva scavato la tomba, aveva sempre indicato un olivo come punto esatto della sepoltura, sulla strada tra Víznar e Alfacar, ma un nuovo libro uscito sull'argomento "Lorca, el último paseo", di Gabriel Pozo (editorial Almed), porta nuovi e discordanti dati sull'argomento. Sembra che Castilla non abbia avuto niente a che vedere con la fossa e che abbia indicato un luogo a caso ad Agustín Penón e Ian Gibson, gli storici che più si sono occupati della fine di Lorca.

Nel libro di Pozo ci sono nuove ipotesi anche sui giorni precedenti l'arresto, ma in particolare si delinea diversamente la figura di Ramón Ruiz Alonso, da sempre considerato il responsabile della fucilazione. Ruiz Alonso fuggì negli USA pochi giorni dopo la morte di Francisco Franco e lì morì. Dell'argomento aveva parlato pochissimo, consegnando la propria verità alla figlia, l'attrice Emma Penella.

C'è chi afferma che i corpi, effettivamente sepolti da Castilla, furono esumati e portati altrove per ordine di Francisco Franco, arrabbiatissimo per il clamore internazionale suscitato dalla fucilazione del poeta. Il regime tentò dapprima di avvalorare la ridicola tesi che Lorca fosse stato ucciso in una rissa tra omosessuali, poi che ad ucciderlo non fossero stati i falangisti, bensì miliziani della CEDA, la destra cattolica. L'ipotesi di fucilatori cedisti, in realtà, è oggi molto accreditata tra gli storici.

Certo è che la fucilazione di Lorca ha pesato per decenni come un macigno sull'immagine della Spagna. I libri del grande poeta erano ufficialmente proibiti durante il regime, anche se si potevano tranquillamente acquistare in edizioni sudamericane. Pochi anni prima della morte di Franco il tentativo di una impresa immobiliare di lottizzare la zona dove sorge la casa di Federico creò una così vasta eco negativa in tutto il mondo che il municipio di Granada si affrettò a negare la licenza edilizia (oggi la casa di Lorca è circondata da un parco pubblico).

articolo pubblicato il: 10/01/2010 ultima modifica: 21/02/2010