politica estera
salsa cilena
di G. L.

Il vero significato delle elezioni presidenziali del Cile forse ancora non ha passato l'oceano e non tutti, qui da noi, hanno capito il senso della vittoria dell'imprenditore Sebastián Piñera.

Una lettura troppo frettolosa suggerisce che un governo con alti indici di gradimento, come quello di Michelle Bachelet, non sempre trasferisce popolarità al suo candidato. Ma quello che è accaduto in Cile va molto oltre ed apre una finestra sul futuro dell'America latina.

É accaduto , in pratica, quello che gli economisti chiamano "indicatore antecedente", ovvero un fatto che anticipa una tendenza, un'onda, una nuova agenda, e che rivela la più profonda ambizione dell'elettore, quella di arricchirsi, di conseguire livelli dei consumi e della qualità della vita comparabili a quelli delle nazioni sviluppate.

Ma ancora più interessante è il fatto che Piñera ha vinto le elezioni nel momento in cui si nota una sorta di implosione del populismo sudamericano. In Venezuela l'economia si liquefa, con un'inflazione al venticinque per cento, due tassi di cambio e l'intervento dello Stato finanche sulle catene dei supermercati.

In Argentina la presidentessa Cristina Kirchner ha visto frustrato il suo tentativo di prendere il comando della banca centrale, ha cancellato tutti i suoi impegni all'estero, temendo di essere vittima di un golpe da parte del suo vice Julio Cobos, e sta meditando di ristatalizzare la telefonia.

Sono esempi delle due linee di tendenza della politica sudamericana; da una parte il blocco chavista, dall'altra Paesi come il Cile, il Perù e la Colombia che guardano all'economia liberista. Tra i due, il Brasile di Lula, populista a parole ma di tutt'altro tenore nei fatti.

Il Brasile si può definire anfibio, perché ondeggia tra i due blocchi, con affermazioni di diritto terzomondiste ed antiyankees, ma che è molto oculato nelle scelte economiche e che guarda con maggiore attenzione alla crescita delle banche che a quella della popolazione più povera, nonostante l'appoggio , a parole, agli indios che vedono sempre di più ridursi il loro habitat e ai contadini in cerca di nuove terre.

Il Cile è il Paese con l'economia più stabile, che sta riducendo drasticamente la povertà e sta chiudendo definitivamente i conti con il proprio passato. Sicuramente è quello che ha compreso meglio le sfide del XXI secolo.

articolo pubblicato il: 25/01/2010 ultima modifica: 21/02/2010