cronache
l'operista "italiano"
di Giuseppe Martino Martinelli

Ricorrono il ventisette gennaio i duecentocinquanta anni dalla nascita di Wolfgang Amadeus Mozart, nato a Salisburgo, in Austria, da una famiglia di origini bavaresi (il nonno Adolf viveva nel complesso di case popolari ante litteram costruito dai banchieri Fugger ad Augsburg).

Fu il padre Leopold a trasferirsi da Augsburg (Augusta) a Salisburgo e fu lo stesso Leopold, autore, nello stesso 1756, di un metodo di violino che ebbe risonanza in tutta Europa, a comprendere il genio precoce del figlio.

Wolfgang Amadeus, nei suoi nemmeno trentasei anni di vita (morì il 5 dicembre 1791) è stato capace di comporre un numero sterminato di opere, tutte di livello eccelso, spaziando dalla musica da camera al concerto per strumento solista, dalla musica sacra alla sinfonia, all'opera teatrale.

Non è lo scopo di questo breve ricordo quello, impossibile, di trattare le vari sfaccettature della sua opera sterminata, e nemmeno quello di ricordarne la vita, sempre afflitta, fino all'ultimo, dalle ristrettezze economiche. Nel corso di questo duecentocinquantesimo anniversario usciranno nel mondo migliaia di articoli e decine se non centinaia di libri che divulgheranno aspetti conosciuti o inediti della sua vita e della sua opera. Speriamo che non tornino in primo piano le assurde chiacchiere dell'avvelenamento da parte di Salieri, recentemente rilanciate dal successo del film di Milos Forman.

Ci limitiamo qui a ricordare sinteticamente il Mozart operista "italiano", l'autore di quel Don Giovanni ritenuto da Soren Kirkegaard il più alto ed inarrivabile esempio di melodramma. Non tutte le opere di Mozart furono composte su libretti italiani, basti pensare al "Flauto magico", uno dei suoi capolavori, che è in tedesco, ma è certo che la parte maggiore e più importante della sua produzione teatrale non solo si basa su libretti italiani, ma nasce nel solco della grande tradizione operistica italiana.

Italiani sono diversi melodrammi della giovinezza, come "La finta semplice", tratto da Carlo Goldoni, "Mitridade re del Ponto", con libretto di Vittorio Amedeo Cigna-Santi, "Ascanio in Alba", su libretto di Giuseppe Parini ed i metastasiani "Lucio Silla" e "Il sogno di Scipione" ed italiane sono anche opere della prima maturità, come "La finta giardiniera", su testo di Ranieri de' Calzabigi, il librettista di Cristoforo Gluck, e "Il re pastore", ancora su libretto di Pietro Metastasio.

Ma è ancora nei capolavori della piena maturità che Mozart diventa sempre più "italiano", anche nelle opere rimaste incompiute, come "Lo sposo deluso, ovvero La rivalità di tre donne", primo incontro con il librettista Lorenzo Da Ponte, o come "L'oca del Cairo", testo di Giovanni Battista Varesco, un'opera buffa che, se compiuta, sarebbe stata un altro capolavoro.

In italiano sono "Idomeneo, re di Creta", sempre del Varesco e "La clemenza di Tito", di Metastasio, ma soprattutto la trilogia del Da Ponte che resta una pietra miliare nella storia del teatro musicale: "Le nozze di Figaro" (libretto tratto dall'omonima commedia del Beaumarchais), "Don Giovanni", da Tirso De Molina e Molière, e "Così fan tutte, ossia La scuola degli amanti", nel cui libretto Lorenzo da Ponte riuscì a trasfondere tutto il suo spirito leggero e un po' libertino, veramente settecentesco.

Giravano a quel tempo per l'Europa, fermandosi spesso a Vienna, decine di librettisti italiani. Riccardo Bacchelli a suo tempo ebbe a giudicare complessivamente negativa l'opera di questi autori. L'opera fluviale di Bacchelli ha oggigiorno scarsi estimatori e l'autore è ricordato per lo più per la cosiddetta "legge Bacchelli" in favore degli artisti in difficoltà. I libretti di Lorenzo Da Ponte sono invece ancora perfettamente godibili alla lettura, come quelli di molti altri suoi contemporanei, per l'intreccio, lo sviluppo teatrale, la levità della poesia. Grazie a Mozart, il nome di Lorenzo da Ponte sarà ricordato ancora per secoli.

Mozart era un vero austriaco, ma la sua opera teatrale onora anche il nostro Paese.