editoriale
dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
di Carla Santini

Il 2005 si sta concludendo in un più che scoppiettante, potremmo dire assordante, gioco pirotecnico.

Le notizie dal mondo della politica e della finanza sono inquietanti e sono tutto e il contrario di tutto. Nel marasma generale tra finti profeti e nuovi aruspici è cosa buona e utile fasciarci la testa. Null'altro ci potremo aspettare come cittadini dal 2006 se non un ulteriore balletto di gnomi e ballerine in tinelli o salottini di tardogozzaniana memoria. La possibile via di uscita, al di là delle parole o dei paroloni, potrebbe essere una vera riflessione su un rigoroso ritorno alla morale, che altra cosa è del moralismo, che dovrebbe investire soprattutto i luoghi istituzionali. Non pensiamo che i vignettisti rischierebbero il posto di lavoro se tornasse a prevalere un po' di buon gusto e si mettesse la sordina da parte dei mass media alle intemperanze verbali o alle esibizioni di chi ricopre una funzione pubblica.

In ogni secolo si è sentito forte il bisogno di confrontare il privato e il pubblico, di cercare una possibile convivenza tra ciò che afferisce al particolare o all'universale. Ricordiamo che, senza voler a tutti i costi tornare al passato, dai libri difficilmente trapelavano i vizi privati di poeti o di artisti e di re e di regine, l'equivalente di un tempo dell'attuale civiltà del potere. Spiattellare in piazza il peggio, il voler urlare a tutti i costi "il re è in mutande" un tempo non era previsto, tutto o quasi era riservato e soprattutto discretamente sussurrato. Si potrebbe obiettare che oggi ciò non è più possibile; i personaggi della politica, della finanza e dello star system si confondono tra di loro e che i valori sono cambiati , che si deve sapere tutto. In linea teorica e in una democrazia avanzata questo è auspicabile. Nella pratica, però, è considerato vincente chi urla di più, chi dà scandalo, chi propone le cose più dirompenti o più irrealizzabili. E' difficile, inoltre, trovare personalità di alto profilo, di provata credibilità e serietà. Godono di ampia risonanza e sono subito dimenticati i rimproveri più ovvii e banali, ma resta la pervicacia ad aggrapparsi al mercato, all'apparenza, all'immagine patinata. Nell'annaspare alla ricerca di simboli condivisi si giunge a ricercare una o più figure rassicuranti, per cui si è sperato da parte di molti che un presidente della Repubblica che gode della stima di tutti a novant'anni fosse disponibile a restare ancora al suo posto; chiaramente Ciampi non si è sentito in colpa ad esprimere il suo legittimo desiderio di fare il bisnonno.

Ogni anno ascoltiamo auguri per l'anno che viene, anno migliore che puntualmente non trova riscontro in sede di bilancio. Gli idealisti e i furbi si affannano a dire che qualcosa cambierà. Gli idealisti sono necessari perché il mondo vada avanti, i furbi, purtroppo, sono sempre in maggioranza, a tutti i livelli. Pensare che il governo che verrà, centrosinistra o centrodestra poco importa, migliorerà le cose appartiene agli illusi. Ci saranno i vari Ricucci, Consorte, Gnutti, Fazio, Fiorani, Billé e probabilmente tanti altri signori ancora non emersi alle cronache politico-giudiziarie, con mogli e amanti al seguito pronti a spolpare in un modo o nell'altro il cittadino qualunque; ci saranno i soliti politici non in grado di motivare le grandi scelte, le grandi opere pubbliche, di colmare il divario tra il paese reale e il paese dei privilegi, quello dove sono state cancellate parole come deontologia, responsabilità, dovere, bene comune,etica, morale.

Tutto è come nel passato, indipendentemente da chi governa.

E allora cosa dire ai giovani, cosa proporre viene lasciato ai soliti idealisti animati da illusioni o da rabbiosa voglia di indicare i motivi forti per cui vale vivere, far nascere figli, sorridere, credere in qualcosa che dura nel tempo e non si spegne come un fuoco pirotecnico dopo pochi secondi di effimere forme in splendidi colori.

Leopardi, nel "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere", offre una risposta folgorante, affermando che il nuovo anno comunque arriverà, non importa come non importa che cosa voglia donare, ma l'importante è che si guardi con occhio attento e severo alla realtà circostante, senza illusioni. Il poeta, nella lucida disperazione senza lacrime, supera la polemica con le ideologie consolatrici. Nel dialogo tra il letterato passeggere e il popolano venditore si crea tuttavia un gustoso impasto di immaginazioni e di sentimenti. Di quell'impasto potremmo anche noi nutrirci per questo attuale 2006.