cultura
Eugenio O'Neill
di Giuseppe La Rosa

(1888 U.S.A. - 1953)

Fu un grandissimo drammaturgo. Nacque a New York da padre attore. Dapprima lo seguì nelle tournés, poi frequentò corsi di studio in varie università americane. Dopo aver viaggiato molto ed aver svolto i mestieri e le professioni più varie, inizio a scrivere e nel 1936 vinse il premio Nobel per la letteratura.

Per sua stessa confessione, ONeill resta un uomo pensoso del destino dell'uomo. Il suo teatro è terribilmente serio e tragico.

La vita dell'uomo è continuamente spruzzata da venti tempestosi, che lo avviluppano, lo sradicano e lo abbattono senza possibili difese.

Gli uomini, da giovani, pensano di vincere la battaglia della vita, avendo fiducia in sè stessi, ma non appena emergono le forze brute che sono dentro e fuori dell'uomo, improvvisamente si frantumano le aspettative di queste nature vivaci e coraggiose.

La vita diventa un vacuo e ingannevole brancolare nel vuoto, una capitolazione di speranze e di illusioni, uno strano intermezzo di un concerto che non cominci con noi, né finirà con noi.

Rimangono, tuttavia, nascosti in un recondito angolo del proprio essere, come testimonianza di una possibile controffensiva interiore, l'inquietudine, l'angoscia e il senso segreto della miseria.

Chi coltiva l'albero delle devianze, presto o tardi, ne mangerà i frutti amari e avvelenati, chi medita e riflette prima di allontanarsi dall'idoneo orientamento, anche se oppresso da tormentate avversità nel tempo, è sicuro della pace e della vittoria finale.

L'uomo, candidamente fiducioso nella giovinezza, turbato ed irrequieto nella maturità, deluso e disincantato nella vecchiaia, diviene assennatamente saggio all'estremo tramonto della sua vita.

Veleggia con la sua instabile nave nella foschia notturna, solcando uno sconfinato e smarrito oceano di cui ha paura. Non vede il porto da cui salpò non avvista il porto dove attraccherà per sempre.

Ma alla fine, egli toccherà, se l'ultimo granello di volontà buona non gli mancherà, il... Capo di buona Speranza.

La vita è uno strano, breve e misterioso intermezzo nel poema infinito della Provvidenza.