speciale Bandung
l'avvenimento
di G. L.

Cinquant’anni fa, tra il 18 ed il 23 aprile del 1955, una citta’ dell’Indonesia, Bandung, divenne all’improvviso celebre. Sconosciuta fino a quel momento, pur avendo una popolazione consistente (oggi ha tre milioni di abitanti), il nome di Bandung corse per il mondo. I negri, gli indiani, gli etiopi e tutti i popoli oggi definiti del Terzo Mondo ripetevano questa parola, Bandung, come se dicessero “speranza”.

Negli altri continenti, soprattutto in quei Paesi europei ancora colonialisti, lo stesso nome era pronunciato con apprensione. Sarebbe stato l’inizio di una vasta rivolta planetaria, dei popoli da tanto tempo oppressi e disprezzati, gialli e neri contro i bianchi?

La qualita’ dei Capi di Stato che decisero di tenere quella riunione di ventinove Paesi faceva impressione, tutti uomini di grande statura, spesso emersi dall’ombra grazie alle lotte nazionali contro il colonialismo bianco: Nehru (India), Sukarno (Indonesia), Nasser (Egitto) tra gli altri. In pratica, tre quarti dell’umanita’.

I giornali occidentali, salvo qualche eccezione, videro in Bandung un complotto ed espressero profondi timori. Ma non fu cosi’. Nonostante il ruolo di Nasser, che l’anno dopo, nel 1956, nazionalizzo’ il Canale di Suez, e quello di Chu En Lai, longa manus di Mao Tse Tung, fu il mite indiano Nehru a dominare il dibattito. E le dodici mozioni finali erano pregne del moralismo di Gandhi, l’apostolo della nonviolenza assassinato da un fanatico sette anni prima.

Furono enunciati dieci principi di coesistenza. Si affermarono concetti come negoziazione invece di conflitto, cooperazione internazionale, uguaglianza di tutte le razze, non ingerenza, rispetto dei diritti umani. Sembravano mozioni dell’ONU, come soprattutto il principio di coesistenza pacifica tra i due blocchi che allora dominavano il mondo, lo statunitense ed il sovietico.

La conferenza non fu quella macchina da guerra che molti bianchi temevano, ma in due punti le conclusioni furono molto chiare: la condanna senza appello del colonialismo e la fine del complesso d’inferiorita’ dei popoli di colore e dei popoli poveri, lasciati ai margini del progresso. Nacquero li’ i termini Terzo Mondo e Paesi non Allineati.