cinema
la donna di Gilles
di Franco Olearo


Belgio/Francia/Italia/Lux/Svizzera 2004
Regia:
Frederic Fonteyne
Sceneggiatura: Philippe Blasand, Marion Hansel, Frederic Fonteyne
Durata: 108'
Interpreti: Emmanuelle Devos, Clovis Cornillac, Laura Smet
Genere: Drammatico

Belgio anni '30. Gilles è operaio in un'acciaieria. Sua moglie Elisa sta in casa ad accudire le due piccole figlie (un terzo è in arrivo). Elisa è uno spirito cheto e la sua giornata trascorre nello sbrigare vari gravosi lavori domestici e nell'attendere la sera che il marito torni . Il suo piccolo mondo, perfetto nella pienezza dei sentimenti, viene ora sconvolto da un dubbio: che fra il marito e la sua stessa sorella esista una relazione....

Come deve comportarsi una donna che ama suo marito, quando scopre che lui ha una passione per un'altra e desidera fortemente riportarlo a sé? ? E' un tema che attraversa tutti i secoli e tutte le latitudini ma nonostante questo continuiamo a parlarne perché non c'è una soluzione universale: ogni coppia si costituisce in quel modo irripetibile che deriva dall'esclusività d'essere dei due coniugi e del relazionarsi fra loro. L'obiettivo è sempre lo stesso ma i modi possono essere diversi. "La donna di Gilles" ne racconta uno, collocato negli anni '30, in Belgio, in una semplice famiglia operaia.

Elisa è madre di due figlie, passa la giornata in casa a preparare il pranzo con la cucina a carbone, a lavare i panni in enormi tinozze e a stenderli sul solaio di casa quando è brutto tempo. Quando arriva il marito gli toglie le scarpe (si preoccuperà lei di liberale dal fango), prende dalla credenza i piatti e la bottiglia di vino. Spesso non mangiano neanche assieme ( a lei è bastato un pasto frugale) ma si siede davanti a lui: poche sono le parole scambiate ma molti di più gli sguardi d'intesa. Il ritmo di vita nella loro casa in campagna è lento e sempre uguale, scandito dall'alternarsi delle stagioni che noi cogliamo tramite le metamorfosi del loro giardino: ora pieno di foglie cadute, ora ricoperto da una coltre di neve.

Elisa, che ci appare come una donna cheta e sensibile, è appagata di questa vita e partecipa con slancio alle notturne effusioni amorose di suo marito.

Molte ragazze di oggi resteranno scandalizzate per la mancanza di autonomia di questa donna, per la sua totale dedizione al marito e il servizio esclusivo che dà alla famiglia ma bisogna riconoscere che il ritratto è assolutamente realistico per quel periodo , quando il lavoro femminile era ancora una rarità. Lentamente, Elisa si accorge che qualcosa è cambiato: percepisce che fra il marito e Victorine, sua sorella più giovane, è nata un'intesa. Lei non dice niente, non si arrabbia, ma tiene tutto dentro di sé, timorosa di perder il suo amore. Solo lo sguardo tradisce i pensieri che le stanno attraversando la mente, il suo soffermarsi su certi particolari che prima trascurava.

Elisa va in chiesa per pregare e per confessarsi, ma il vecchio sacerdote che la ascolta (sentiamo la sua voce dietro la grata del confessionale) non comprende assolutamente il suo dramma e la liquida sbrigativamente.

Elisa decide ormai di amare il marito nel modo più completo: di volere cioè il suo bene, di mortificare il proprio orgoglio a suo completo vantaggio . Lo invita a confidarsi con lei e lo accoglie fra le braccia quando lui finalmente scoppia in un pianto sconsolato per la gelosia che lo attanaglia. Gilles, questo maschio incapace di imbrigliare le sue esuberanze, è in fondo un bambinone vittima delle sue stesse passioni.

Il prezzo altissimo che Elisa deve pagare, per molto tempo, alla fine avrà la sua ricompensa quando la passione del marito si sarà finalmente estinta. Solo il finale, che non riveliamo, non ci è piaciuto: tradisce una impostazione del racconto più intellettuale che realista.

Frederic Fonteyne ha un modo molto personale di raccontare: contano più gli sguardi che le parole, con espliciti riferimenti a un lessico che risale ai gloriosi tempi del muto. Esemplare è l'episodio nella sala da ballo: Victorine è stata invitata da un giovane a ballare: Gilles, geloso, seduto al tavolo accanto ad Elisa, ne scruta ogni movimento. Non non vediamo il volto di Gilles ma solo la sua schiena ed il modo nervoso con cui la testa si sposta per catturare i due ballerini che appaiono e scompaiono fra la folla. Si tratta di una soggettiva di Elisa e quella schiena offensivamente rivolta verso di lei è più eloquente di qualsiasi frase.

Quel modo lento di dettagliare la storia, quell' impiego di inquadrature statiche, composte con la perfezione di un quadro di Vermeer, danno preziosità al racconto ma sono obiettivamente di difficile digestione per un vasto pubblico, abituato ai veloci montaggi moderni.

La storia di Elisa è universale a dispetto della sua collocazione ( molto ben curata) negli anni '30?

Oggi l'uomo e la donna si avviano a vivere la relazione matrimoniale in modo decisamente più paritetico, ma quando si ama veramente e occorre lottare per difendere tale amore, le varianti sul tema non sono molte.

(per gentile concessione di www.familycinematv.it)