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attualita' di francesco petrarca
di Carla Santini

Se Dante va declamato, Petrarca va invece letto con gli occhi, in silenzio. Soprattutto la parte piu' grande della sua opera, quelle liriche in italiano che costituiscono il Canzoniere e che lui considerava un divertissement, un modo di rilassarsi tra la stesura di un'opera e l'altra della sua produzione in latino.

Se Petrarca avesse bruciato, come era solito fare con gli scritti che considerava minori, il contenuto della cartella o del cassetto in cui teneva quelle poesie che aveva definito "rerum vulgarium fragmenta", sarebbe ricordato oggi come un grande erudito, un autentico umanista, ma nulla di piu'. Le poesie in volgare, quella "robetta" che scriveva di tanto in tanto, hanno cambiato la poesia europea, e grandi poeti di tutte le lingue si sono rifatti al Petrarca, non vergognandosi di definirsi petrarchisti.

Francesco Petrarca era nato il 20 luglio 1304 ad Arezzo, dove il padre, il notaio ser Petracco, si era rifugiato dopo essere fuggito da Firenze, dilaniata dalle aspre contese tra Bianchi e Neri. I destini di ser Petracco e di Dante si incrociarono con quelli di tanti altri fuorusciti; Dante fu conosciuto probabilmente da Francesco bambino. Certo e' che poi ognuno prese strade diverse. Ser Petracco si trasferi' ad Avignone, nuova sede pontificia, con la famiglia e si stabili' a Carpentras. Questa scelta fu determinante per la vita del poeta. Avrebbe dovuto seguire le orme paterne, ma la morte del padre, nel 1326, lo libero' da questo obbligo. Smise subito gli studi di legge, intrapresi a Montpellier e proseguiti a Bologna, e, tornato ad Avignone, si avvio' alla carriera ecclesiastica. Prese gli ordini minori che gli avrebbero garantito buone rendite e , con il solo vincolo del celibato, una vita mondana ricca di feste e di buone e interessanti frequentazioni. Non ambi' mai ad incarichi ufficiali prestigiosi, ma preferi' restare in ombra, collaborando con importanti personaggi, come Giacomo Colonna, per essere piu' libero di dedicarsi allo studio, alla ricerca di opere classiche, alla composizione. Dal 1326 fino alla sua morte avvenuta ad Arqua' nel 1374, viaggio' moltissimo per tutta l'Europa e l'Italia, ospite prestigioso e ricercato di potenti. Si cuci' addosso l'aura dell'intellettuale curioso e avido di sapere, ma distaccato, servo solo della cultura. Tutto quello che elaboro' fu proiettato alla costruzione del monumentum a se stesso, che vincesse l'oblio dopo la morte. Nulla pubblico' che non fosse stato accuratamente emendato con continue revisioni. Del resto i suoi modelli erano Cicerone, Tito Livio, Virgilio, Seneca, Sant'Agostino. Ebbe il grande merito di affrancarsi dalla scusa del "sacro furto" per analizzare il patrimoni classico. Pose sullo stesso piano classicita' e cristianesimo, intese come espressioni della ricerca dell'uomo elevata a valore assoluto. Si mosse secondo quei principi della filologia moderna, secondo cui ogni testo e ogni cultura vanno indagati nella loro autenticita' testuale e storico-culturale senza forzature. Amava indubbiamente il latino ed il latino usava, in una prospettiva cosmopolita ben rappresentata dalla elaborazione teorica di una res publica literarum.

Lo sradicamento dalla Toscana e piu' in generale dall'Italia lo aveva liberato da ogni scoria municipalistica, pur mantenendosi fedele ad alcuni ideali forti quali la centralita' di Roma, i valori libertari repubblicani o di impero universale. Volle restare sempre super partes e autonomo (non accetto' la cattedra a Firenze, ad esempio). Accetto' l'alloro poetico solo a Roma, in Campidoglio, al culmine di una curatissima e sfarzosa cerimonia.

Leggendo le opere di Petrarca si disvela un mondo ricco di passione e di silenzi, di luoghi incontaminati, di sofferenze, ma anche di indagini spietate che mettono a nudo il cuore di un uomo in bilico. Le certezze incrollabili che avevano guidato i versi di Dante si sfaldano in Petrarca, cosi' aperto al nuovo, al brivido della trasgressione culturale. Cielo e terra, corpo e anima, un divenire dialettico che e' ancora moderno, ancora oggi attuale.