cultura
la filosofia in moravia
di Giuseppe La Rosa

Alberto MORAVIA
(Roma 1907 - 1990)

Moravia come un misto di Schopenhauer, Kierkegaard e Leopardi.

La vita umana intesa come indifferenza e noia. In lui si spande un senso di sfiducia nei valori tradizionali del nostro Occidente.

Nato da padre architetto oriundo di Venezia e da madre marchigiana, dall'età di nove anni e fino ai venticinque, soffrì di tubercolosi ossea.

Di temperamento indolente e fantasioso, ebbe il dono di natura di raccontare. A scuola arrivò a prendersi solo la licenza ginnasiale. Lesse moltissimo, poeti, romanzieri, drammaturghi. Viaggiò altrettanto. Scrisse di narrativa, teatro, saggistica.

Si lamentava che i critici non lo capissero. Ma in verità, nemmeno lui aveva una chiara visione di quel che diceva o faceva dire ai suoi personaggi. Semina qua e la idee senza un eccessivo ordine logico. Non si rende conto di tale incoerenza.

Una sola idea resta fissa nel suo orizzonte, un'idea che è tutto il centro motore della sua vita : la noia. Non quella che porta ad una dialettica costruttiva. No. La noia nuda e cruda. Addirittura, arriverà ad annoiarsi di annoiarsi.

Donde tale disposizione d'animo ? Ma dal mondo in cui viviamo, ovvio, no ?

Sentite cosa sostiene Alberto Pincherle (Moravia era uno pseudonimo). "Ti sei visto attorno ? Cosa vedi ? Le città sono brutte, gli svaghi sono stupidi, l'amore è brutale, il lavoro è una servitù, le guerre sono feroci, le varie arti si sono ridotte a prostituzione, propaganda e lusinga. Tutte le cose sono piegate ad usi indegni : il giornalismo e la radio spargono la menzogna, la stupidità e la corruzione, quando non contribuiscono ad accrescere la violenza; aeroplano ed energia atomica, ritrovati scientifici meravigliosi, adoperati per la guerra; tutte le migliori qualità umane, bellezza, bontà, intelligenza, entusiasmo, volontà, senso di abnegazione, sono soggette ad uno stupro continuo e sotto gli occhi di tutti.

Così, il Nostro, vede il mondo. Nella sostanza, questo è, sebbene paludato di arte, il suo pensiero.

In questa visione, l'Uomo ne esce a pezzi. Moravia se ne rende conto, e allora ci suggerisce che urge restaurare il primato assoluto dell'uomo in un clima di assoluta libertà. Niente credi immutabili religiosi, filosofici, sociali, politici. Sono atemporali. E invece devono essere storicizzabili. Devono tener conto che non ci deve essere nulla sopra o al di là dell'uomo. L'uomo misura e regola di tutto.

Ma chi è l'uomo di Moravia ? Per Moravia l'uomo è un rigurgito d'istinti, fra cui dominante l'istinto sessuale. Lasciatelo, dice lui, libero di esprimere tutti i suoi impulsi naturali e capirà la sua realtà, e si riapproprierà della sua vita. Al bando, quindi, qualsiasi codice morale. Bisogna rimanere indifferenti a tutte le fandonie insegnate nel passato, e impassibili a tutti i destini che la vita vissuta ci riserba. Chi sogna od aspira ad altro è semplicemente un illuso, vittima di "ambizioni sbagliate".

Un commentino sul tutto

Il mondo, diciamocelo, non è tutto come ce lo descrive il Nostro. Accanto al marcio, c'è pure nell'umanità malata molto di sano. Accanto al delinquente nato, è dato a volte di scoprire il santo autentico. E l'uomo, che è cattivo più per ignoranza e fragilità, che per vera malizia, si sente invogliato più al bene dallo spettacolo affascinante della virtù che da quello nauseabondo, ma anche terribilmente seducente, del vizio.

L'uomo, saziati i bisogni inferiori, ha fame, inevitabilmente e inesorabilmente, di quelli superiori.