arte e mostre
Alberto Martini precursore del surrealismo
di Michele De Luca

Poco dopo la morte di Alberto Martini (Oderzo, Treviso, 1876 - Milano 1954) il critico Marco Valsecchi scriveva che, volendo organizzare con Luigi Carluccio e con Giulio Carlo Argan una "mostra antologica del disegno italiano contemporaneo, avevano visto che i suoi disegni avevano precorso, con una intuizione lucida e sorprendente, quelle fantasie, quelle oscure illuminazioni dei suoi più fortunati colleghi francesi, belgi e tedeschi, da Max Ernst a Dalì, da Masson a Tanguy, i riconosciuti surrealisti". E affermava che "se André Breton, il pontefice del Surrealismo parigino, lanciò nel 1924 l'arte onirica, lui, Martini, aveva esposto nella Biennale veneziana del 1907 una serie di disegni e di litografie sotto la sigla di Arte del Sogno". Mentre Mario Lepore nel 1961 scriveva che l'artista di Oderzo è "precursore tanto indiscutibile del Surrealismo, che gli stessi surrealisti gli chiedono di far parte del loro gruppo"; ma aggiunge che Martini "rifiuta e ha ragione, perché in definitiva la sua arte e la sua personalità rifiutano la parte più caduca e discutibile del Surrealismo e inoltre Martini è uno spirito religioso e il Surrealismo non ha nulla di religioso".

Ora, il problema riguardo ad Alberto Martini, come fa notare Giorgio Anderloni presentando il catalogo (edizioni Bora) della bella mostra a lui dedicata nelle sale del Museo Bargellini di Pieve di Cento nella ricorrenza dei cinquant'anni dalla sua morte, non è quello di stimolare la conoscenza della sua arte e della sua figura tra gli "addetti" (storici, critici, direttore di musei e collezionisti), presso i quali è ben nota la "statura" dell'artista per la sua inarrivabile perizia tecnica e per la sua inesauribile vena surreale, fantastica e simbolista, quanto quello di allargarla ad un pubblico più ampio, che meriterebbe di provare la grande soddisfazione e lo stupore che anche un semplice disegno preparatorio riesce talvolta a comunicare ad un attento e sensibile osservatore.

Il grande merito di questo evento espositivo (che peraltro si affianca significativamente alla mostra "Luce, sole dell'arte" promossa presso lo stesso museo per celebrare i quarant'anni della OVA, l'impresa leader nella produzione di impianti di illuminazione creata da Giulio Bargellini, fondatore del museo) è proprio quello di porsi, unico nel panorama nazionale, come importante occasione di riproporre al mondo della cultura la figura artistica di un protagonista del secolo scorso che, spirito assolutamente originale ed indipendente, mai accettò di essere etichettato, ovvero di essere ingabbiato, per comodità di valutazioni storico-critiche, in "tendenze" o "correnti". Attraverso cinquanta opere - per la maggior parte inedite - tra dipinti ad olio, pastelli, chine, disegni e litografie, viene consentito di ripercorrere le tappe più significative di un percorso creativo iniziato, assai precocemente (a soli quindici anni, guadagnandosi la stima entusiasta di Vittorio Pica), e continuato con sorprendente fecondità fino a tarda età; da grande interprete dell'arte del disegno, Martini seppe sempre alternare tutte le tecniche figurative, scegliendo senza seguire effimere imposizioni delle mode del momento, quella che riteneva più adatta ad imbrigliare e ad esprimere quella fantasia ispiratrice che lo trascinava a lavorare alacremente, autonomamente, senza preoccupazioni di "mercato".

Dalle opere esposte, tra cui si segnalano oli come il bellissimo "Nave fantasma" del 1929, "Venere nel parco solitario" del 1944, "Chopin" del 1940, lo splendido "Ritratto della moglie Maria" (pastello del 1927), "Bérénice" (china datata 1905), oltre a numerose litografie che documentano la sua strepitosa attività di illustratore di grandi opere letterarie, come la Divina Commedia, "La secchia rapita" di Tassoni e i Racconti di Poe e ad un ironico "Autoritratto" del 1929 intitolato "L'uomo pallido", emerge la figura di un instancabile sperimentatore, "malato" di perfezionismo, attento, col suo stile sinuoso, inizialmente bidimensionale, poi rimpolpato con implacabile perizia chiaroscurale, anche a cogliere la lezione dei più grandi disegnatori-incisori presenti sulla scena europea, quali Beardsley, Klinger e Rops, ma con una personalissima proiezione nel regno freudiano che lo rende pienamente novecentesco e lo farà annoverare, appunto, tra i precursori del Surrealismo.

Colpisce in modo particolare la sua tecnica litografica, assolutamente nuova per la preziosità dei neri vellutati e dei grigi, ottenuti sostituendo alla sgranatura della matita sulla pietra un punteggiato fitto e minuscolo a inchiostro stilografico. Artista "isolato", ostile al tonalismo e all'impressionismo, Martini godette di grande fama all'estero; le sue gremite composizioni e le sue terrificanti visioni conquistarono sopratutto Monaco e Londra. Senza dimenticare che negli Stati Uniti le sue illustrazioni dei Racconti straordinari vennero definite il vero completamento dell'opera letteraria di Edgar Allan Poe.