speciale essenza e tramonto delle ideologie
che cosa sono le ideologie?
di Norberto Gonzalez Gaitano

"Ideologi" era il termine dispregiativo che usava Napoleone per riferirsi agli intellettuali: In seguito Marx usava questo termine, sempre in senso dispregiativo, per riferirsi al sistema borghese: l'ideologia, per Marx, e' la concezione ingannevole del mondo per giustificare lo sfruttamento del proletariato da parte della borghesia. Attualmente, "ideologia" ha in senso piu' ampio, e' un qualsiasi insieme di idee di una persona o di un gruppo e, piu' in generale, qualsiasi concezione del mondo. Ma vediamo qual e' il suo senso preciso.

Le ideologie sono un sistema chiuso di idee, immagini e miti (Gomez Perez), con prospettive per l'azione, ma un'azione a breve termine.

Le ideologie si presentano come concezioni globali per spiegare l'uomo, il mondo e la storia. Hanno le seguenti caratteristiche:

a) non si possono identificare con la scienza ne' con la filosofia, ne costituiscono una conoscenza prossima alla realta', ottenuta con lo studio e la riflessione. Queste si "coltivano", mentre l'ideologia si "utilizza", vale a dire che ha un carattere strumentale. Ancor meno si possono identificare con la religione. Un errore di linguaggio abbastanza generalizzato e' parlare, per esempio, di "ideologia cristiana". La fede cristiana non e' una ideologia.

b) sono "chiuse". Pretendono, cioe', di dire l'ultima e definitiva parola sull'uomo e la storia. In questo senso escludono qualsiasi altra idea o dato storico che contraddica le loro affermazioni. Esigono, pertanto, un'accettazione cieca e piu' emotiva che razionale dei loro postulati. Di conseguenza, contrastano con le altre ideologie a loro alternative e sono sempre sconfitte dalla storia, in quanto la storia per definizione e' aperta, e' l'ambito della liberta' umana.

c) sono fatte di "mezze verita'". All'ideologia non interessa la realta' cosi' come e'; la realta' in quanto tale e' oggetto della scienza e della filosofia, non il progetto ideato che si vuole istaurare come ordine sociale, l'utopia. Un esempio di cio' e' il marxismo: scomparsa la proprieta' privata, nella societa' senza classi, in cui ognuno riceve secondo la propria necessita', gli uomini saranno buoni e giusti, poiche' non ci sara' sfruttamento ne' necessita' di sfruttare. Ebbene, l'esistenza della "nomenklatura", la nuova classe sociale privilegiata di burocrati e funzionari creata dal Partito Comunista nei regimi socialisti, e' una buona prova della fallacia dell'utopia egualitaria. Qual e' la mezza verita'? Se le condizioni sociali non sono sfruttatrici e' piu' facile che gli uomini siano giusti, ma non e' sufficiente. Ignorare le passioni umane, per esempio l'avidita', e' un errore manifesto.

d) sono "manichee". Questo significa che dividono gli uomini in due gruppi antagonisti, opposti: i buoni, quelli che stanno dalla parte dell'ideologia, e i cattivi, quelli che dissentono in qualche misura dai suoi postulati. Come, inoltre, la classe dirigente che detiene il potere in una societa' in cui si afferma un'ideologia e' quella che interpreta la sua applicazione alle mutevoli situazioni storiche, qualsiasi voce critica e' messa a tacere con la forza. Le ideologie sono "totalitarie". La strategia del manicheismo e' fondamentale nella lotta dell'ideologia per raggiungere il potere o per mantenerlo una volta conseguito; per esso, si corrompe il linguaggio, squalificando coloro che non la pensano allo stesso modo con etichette che impediscono qualsiasi possibilita' di dialogo; cosi', per esempio, gli aggettivi dispregiativi di "fascista", "retrogrado", "represso" etc, come antagonisti, rispettivamente, a "democratico", "progressista" e "liberato". Le idelogie corrompono il linguaggio e, con esso, la capacita' di pensare con la propria testa da parte dei cittadini. Una formidabile parodia di tutto questo si puo' leggere nell'allegoria "La fattoria degli animali", di George Orwell, libro sinceramente raccomandabile agli adolescenti e a coloro che adolescenti non sono piu'. Questa perversione del linguaggio, che finisce per disorientare i cittadini, offre sovente curiosi paradossi. Quando, per sempio, ebbe inizio la "perestroika", gli aggettivi utilizzati da molti giornalisti occidentali per definire la posizione del "riformisti" era incoerente rispetto a quelli utilizzati per qualificare i loro equivalenti nei paesi occidentali: i comunisti dell'URSS erano i "conservatori", mentre i non comunisti o i meno comunisti erano i "progressisti", quando in Occidente accade esattamente il contrario.