
copertina Per chi ha una certa età, la sera del due settembre è sembrato di rivivere nella Spoleto degli anni Sessanta, quando molti spettacoli del Festival erano come pietre scagliate nello stagno della cultura paludata. Il due settembre, in prima mondiale, il teatro Caio Melisso ha ospitato l’opera “La porta divisoria” di Fiorenzo Carpi, mai completata dal Maestro. La porta del titolo è quella che divide la stanza di Gregor Samsa dal resto dell’appartamento in cui vive la sua famiglia. Si tratta, ovviamente, della messa in musica del più visionario racconto del Novecento, “La metamorfosi” di Franz Kafka. Tanto per non farci mancare niente, la riduzione teatrale non fu opera di un oscuro librettista, ma di Giorgio Strehler. La novità di quest’opera, nonostante siano passati più di sessant’anni da quando Carpi iniziò a comporla, è nella sua assoluta modernità, tanto che potrebbe averla scritta, di questi tempi, un giovane sperimentatore. Qualcuno potrebbe ora scuotere la testa, dicendo che la musica atonale è difficilmente cantabile, ma l’idea del compositore fu quella di presentare un recitativo secco, talmente secco che non c’era bisogno di alzare gli occhi per leggere i sottotitoli, adagiato su di un letto di musica atonale, dodecafonia, musica concreta e armonia di gravitazione, come direbbe uno di quegli chef stellati che ci perseguitano su tutti i canali televisivi. Per permettere la messa in scena di questo capolavoro ci si sono messi in due, Alessandro Solbiati, che ha scritto l’intero quinto quadro rimasto incompiuto, e Matteo Giuliani, che ha ridotto l’organico orchestrale dai circa sessanta elementi a tredici. Marco Angius ha diretto l’Ensemble del teatro Lirico Sperimentale ed Antonio Vicentini ha preparato i cantanti. Ha contribuito al successo dello spettacolo la rodata équipe che da molti anni si occupa della messa in scena dei lavori in cartellone, lo scenografo Andrea Stanisci, la costumista Clelia De Angelis e l’esperta di luci Eva Bruno. Ha curato la regia Giorgio Bongiovanni, coadiuvato da Biancamaria D’Amato. I cantanti, bravissimi anche nel loro muoversi sul palcoscenico, erano vincitori di concorsi del TLS: Davide Romeo, Elena Finelli, Oronzo D’Urso, Alfonso Michele Ciulla, Giacomo Pieracci, Antonia Fino, Simone van Seumeren, Veronica Aracri, Antonia Salzano, Davide Peroni, Elena Salvatori, Federica Tuccillo, Giordano Farina. Due parole vanno spese per la Presidente del TLS Battistina Vargiu. Battistina ama il basso profilo; a volta si è presentata come rappresentante legale, a volte come presidente pro tempore, rimanendo il più possibile defilata. Non ama mostrarsi e spesso assiste alle opere da qualche palchetto tra i meno in vista. Non era presente con Martina, la bellissima figlia di Fiorenzo Carpi, i Maestri ed i direttori artistici Michelangelo Zurletti ed Enrico Girardi alla galleria Polid’arte di Spoleto alla presentazione dell’opera, poco prima che andasse in scena. Ma dietro ad ogni iniziativa si sente la sua mano forte e sicura, la sua incrollabile volontà di organizzare stagioni sempre più interessanti, nonostante le difficoltà che si presentano continuamente in Italia allo spettacolo di qualità. Lo scorso luglio si è tenuto un concerto con le più belle ed amate arie d’opera. Grazie a questa nuova visione di stagione diffusa, spinta da Battistina, alcuni giovanissimi cantanti hanno provato l’emozione di cantare in contemporanea con il Festival dei due Mondi. articolo pubblicato il: 03/09/2022 ultima modifica: 11/09/2022 |