arte e mostre
le incisioni di Leonardo Castellani
di Michele De Luca

A 125 anni dalla nascita, la Galleria Arianna Sartori. Arte & Object Design di Mantova presenta una interessante selezione di di incisioni del Maestro Leonardo Castellani (Faenza 1896 – Urbino 1984). L’esposizione, intitolata “Leonardo Castellani. 50 anni d’incisione: 1935-1984”, curata da Adalberto Sartori, espone cinquanta opere realizzate con la tecnica dell’acquaforte e della puntasecca che ci fanno ripercorrere la sua intera vicenda artistica. La retrospettiva, allestita da Maria Gabriella Savoia, è stata inaugurata sabato 20 febbraio alla presenza del figlio dell’artista, Prof. Claudio Castellani, il quale ha donato alla “Raccolta delle stampe” di Adalberto Sartori ventinove acqueforti e trentasette puntasecche. Come si ricorderà, Castellani venne ricordato, con grande successo, nella Galleria già nel 2007 con l’antologica “Il paesaggio di Urbino come incanto poetico”.

Se, agli inizi, l’incisione avrà nella figura umana e nella natura morta i soggetti di riferimento, è il paesaggio a diventare il fulcro dell’esperienza di Castellani, di una espressione autentica, emozionante e mai ripetitiva. Campi, colline, mura e case di Urbino occupano la maggior parte della sua opera incisa, cresciuta alla lezione di Fattori e Morandi e subito distinguibile per sicurezza tecnica e meditazione profonda, l’una e l’altra nutrite da lunghi silenzi e improvvise intuizioni di audacie luministiche al limite del virtuosismo, maturate en plein air, come Bartolini, ma trasposte dal disegno alla lastra con una cura dei dettagli quasi maniacale e “un incanto poetico misto di verità e di grazia”.

Leonardo Castellani, nato a Faenza il 19 ottobre 1896 e scomparso a Urbino il 20 novembre 1984, cresciuto in un ambiente di maestri artigiani (suo padre era il direttore della “Ebanisteria faentina”), prima di approdare all’incisione, ha sperimentato più linguaggi (pittura. scultura, ceramica, decorazione) non trascurando quello della scrittura. Dopo aver frequentato la sezione di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Firenze (1914-1915), insieme a Osvaldo Licini, aver risposto alla chiamata alle armi nel 1915 e prestato servizio fino al 1920, essersi avvicinato al futurismo attraverso la conoscenza di Filippo Tommaso Marinetti e Giacomo Balla, aver fondato a Cesena la “Bottega di ceramica artistica”, da autodidatta affronta la calcografia che negli anni di Fano (1928-1930) e della seconda Guerra Mondiale elabora nei suoi più intimi segreti, grazie anche alle amicizie, tra Roma e Venezia, con Vincenzo Cardarelli, Virgilio Guidi, Pio Semeghini, Diego Valeri ed Ezra Pound. Nel 1930, proprio dopo aver inciso il suo primo Paesaggio in acquaforte (1928-1929), ottiene la cattedra di calcografia all'Istituto per l'Illustrazione e la Decorazione del Libro di Urbino (fondato nel 1925) e nei lunghi anni di insegnamento (trentotto) molti saranno gli allievi poi diventati incisori di primo piano (Nunzio Gulino, Arnoldo Ciarrocchi, Renato Bruscaglia, Enrico Ricci, Walter Piacesi) e rilevante il suo impegno, attraverso l’Accademia Raffaello, per la crescita della città. Non meno importante, nel suo percorso espressivo, il fervore didattico e letterario che in Pagine senza cornice (1946), Quaderni di un calcografo (1955), Carte sotto stampa (1974) trova la sua forma migliore. Per la conoscenza del suo lavoro, fondamentale rimane Vivere nel tuo paese dove viene tracciata una sorta di autobiografia.

La sua prima personale è del 1927, a Cesena. Intanto ha già partecipato alla III Biennale romana (1925) e alla Biennale Internazionale di Venezia (1926). Ne seguiranno, nel corso degli anni, molte altre (56 le mostre personali e 158 quelle collettive, oltre le antologiche di Urbino, Faenza, Klagenfurt, Milano e quelle di Roma, Calcografia Nazionale 1951 e Galleria Nazionale d’Arte Moderna 1996), insieme alla collaborazione a “Il Mondo” di Mario Panunzio, alla creazione e alla cura di “Valbona” (1957-1961) dove l’incisione trova il suo perfetto connubio con la pagina letteraria. Il settimanale prima e la rivista trimestrale, poi, saranno il tramite della conoscenza e del sodalizio con Leonardo Sciascia che porterà nel 1955 alla pubblicazione di Quaderni di un calcografo nella collana “I quaderni di ‘Galleria’ diretta proprio da Sciascia, e subito dopo alle vicendevoli collaborazioni, alle introduzioni nei cataloghi delle mostre, alle pubblicazioni di alcuni libri d’artista. Proprio nei Quaderni di un calcografo parla con precisione del suo primo interesse per la natura morta: “La natura morta possiede di già una vita solitaria muta e altamente contraria all'apertura di un suono e alla stesura di uno spazio ... Il segreto della sua vita, se così si può dire, è circoscritto all'inattività, ad una predestinazione che mai si rompe, nascosta entro l'ordine di una posizione definitivamente ferma”.

articolo pubblicato il: 23/02/2021 ultima modifica: 23/02/2021