arte e mostre
Vladimir Veliković, l’opera grafica
di Michele De Luca

Nato nel 1935 a Belgrado dove nel 1960 si è laureato in architettura, Vladimir Veliković nel 1965 ottiene il Premio alla Biennale di Parigi, città dove l’anno seguente si trasferisce e dove nel 1983 è chiamato all’insegnamento all’Ecole Nationale supèrieure de Paris. Nel 1972 rappresenta la Jugoslavia alla Biennale di Venezia, dando poi inizio ad una serie di mostre personali in spazi pubblici e gallerie private in tutto i mondo. Sue opere si trovano nelle raccolte permanenti di prestigiosi Musei in Europa e negli Stati Uniti. Della sua opera hanno scritto i più autorevoli critici d’arte.

All’artista, scomparso l’anno scorso a Spalato la galleria Venezia Viva – Atelier Aperto San Marco dedica – fino al 31 luglio - una bella mostra di opere grafiche presentata da Enzo di Martino che, oltre a ripercorrere l’intera vicenda dell’artista serbo, ci offre la testimonianza di un importante rapporto di amicizia “nel segno dell’arte”. Scrive Di Martino: “Ho incontrato la prima volta Vladimir Veliković in occasione della Biennale del 1972, esponeva assieme a Ostasevic e Richter nel padiglione della Jugoslavia. Il suo lavoro mi aveva talmente impressionato, in particolare la sequenza dei cani in corsa, evidentemente tratta dalle immagini di Muybridge, tanto da volerlo incontrare, dando così inizio ad una straordinaria amicizia nel segno dell’arte che si è sviluppata negli anni successivi tra Parigi e Venezia. Aveva ottenuto una cattedra di pittura all’Ecole des Beaux Arts, in fondo a rue de Seine, dove il mio amico storico Riccardo Licata insegnava tecniche del mosaico. Era dunque inevitabile, in ogni mio viaggio a Parigi, la visita al Beaux Arts e l’incontro con questi due amici con i quali ho intrecciato numerose occasioni di lavoro con mostre ed edizioni di opere grafiche”.

“Collaborare con Veliković – ricorda ancora il critico e storico dell’arte veneziano - non era facile perché il suo lavoro era “difficile”, esprimeva infatti, ho scritto una volta, “la voce di una coscienza tragica”. A parte occasioni minori ho vivissimo il ricordo della grande mostra dei suoi dipinti che ho avuto l’opportunità di curare nel 1991, con il direttore Janus, per il Centro Saint Benin di Aosta, con il significativo titolo “La salita e la caduta”. Era una mostra per molti versi impressionante e non a caso avevo scritto in quella occasione che “l’uomo che sale le scale è evidente che si appresta a cadere nell’abisso dell’inconosciuto”.

Il rapporto con Veliković era naturalmente impregnato di riflessioni artistiche ma anche di considerazioni socio-politiche. Non deve perciò stupire se nel 1994, all’indomani della guerra dei balcani, ho curato assieme a Zoran Krzisnik, storico direttore della Biennale di Lubjana, la mostra “Dialoghi”, allestita nel Museo Civico di Pordenone, nella quale esponevano una quindicina di artisti delle ex Repubbliche della Jugoslavia, e Vladimir Veliković per la Serbia. Gli incontri a Venezia avvenivano in occasione della Biennale, sia quella d’arte che quella di architettura, ed è stato perciò inevitabile pensare qui ad una mostra personale di opere pittoriche scelte, allestita nel 1999 nella storica Galleria Il Traghetto, con il titolo “Velicović: l’allarme, la paura, la violenza”. In occasione della quale, a proposito della sua pittura, avevo scritto del coinvolgimento emotivo delle sue “opere realizzate come grida immaginative”.

Tra i ricordi di maggiore coinvolgimento tra Di Mrtino e Veliković particolare rilievo assume la mostra “L’arte in Croce” che nel 1995lo stesso Di Martino, assieme a Friedhelm Mennekes, curò per il Museo Diocesano d’Arte Sacra di Venezia diretto da don Gino Bortolan. Una mostra a tema alla quale avevamo invitato a partecipare un gruppo di artisti amici di grande intensità immaginativa ed espressiva, cioè Janez Bernik, Enzo Cucchi, Adolf Fronher, Mimmo Paladino, Arnulf Rainer, Antonio Saura, Emilio Vedova, e naturalmente Vladimir Veliković. In quella occasione abbiamo realizzato anche un concerto di musiche inedite (Anima Mundi) di Claudio Ambrosini, futuro Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, tenuto nella Chiesa di Santa Maria del Giglio. Quasi a suggellare lo storico rapporto di Veliković con Venezia va ricordato il particolare rapporto che l’artista serbo aveva stabilito in quella occasione con il Patriarca di Venezia Cardinale Marco Cè, che aveva presentato la mostra all’inaugurazione.

articolo pubblicato il: 16/06/2020