opinioni e commenti
più che mai emergenza demografica
di D. B. V.

E’ tutto un parlare di ciò che avverrà dopo l’epidemia, del mondo che sarà nel quale – è parere generale per quanto generico e approssimativo – “nulla sarà più come prima”. Espressione fatidica parzialmente verosimile, ma forse neanche del tutto; e, per quanto ci riguarda, nemmeno particolarmente terrifica. Posto che certo non tutto ciò che c’era e c’è stato può dirsi positivo e che il sole è destinato a levarsi ancora ineluttabilmente su un futuro non necessariamente aborrendo. A meno che per futuro unico e onnivoro non s’intenda, come molti intendono, una “vita digitale”, di automazione virtuale e dematerializzata in ogni atto e pensiero, nel qual caso preferiamo lasciare ad altri una sopravvivenza che, speriamo di sbagliare, sperimenterebbe più di una disillusione.

Ma mentre in questo salmodio del “più nulla come prima” si consuma l’auspicata fuoriuscita in più fasi dall’emergenza sanitaria, tutti giustamente si affannano a capire come ci si debba risollevare dal precipizio economico e produttivo, o a studiare quelle che saranno le ricadute sociali in termini di costumi e qualità della vita. Quasi nessuno approfondisce (aprendo un concludente dibattito sui molti da farsi) lo scenario drammatico che si prepara sul piano demografico: aspetto già emergenziale prima della pandemia, ma oggi parossistico secondo gli studi pubblicati nelle settimane scorse. L’ISTAT ha presentato al Parlamento (che si occupa di ben altro e forse sarebbe interessante spiegare di che cos’altro) un prospetto secondo cui in Italia, dopo i 435.000 nati nel 2019 e i 428.000 ipotizzati per il 2020 alle condizioni pre-Covid, si potrebbe ora scendere a circa 426 mila nel bilancio finale dell’anno, e poi ancora a 396.000 nel 2021. Il ribasso sotto la soglia dei 400 mila era atteso non prima del 2032! “Di questa accelerazione negativa” commenta l’ISTAT “è utile avere un ordine di grandezza, quanto meno per poterle assegnare un adeguato grado di priorità nelle azioni che dovranno portare, una volta fuori dell’emergenza, a un ritorno alla normalità”; e fa seguire pertinenti collegamenti tra declino demografico e involuzione economica, produttiva e occupazionale.

I ceti di governo faranno bene a ripensare tutte le proprie impostazioni programmatiche: il problema demografico per l’Italia (ma anche per gli altri Paesi europei) incombe oggi come il “padre” di tutti gli altri problemi. Poderose politiche di incentivazione e sostegno a famiglie di uomo e donna che vogliano gioire della procreazione e crescita responsabile di figli (e di più figli) sono la priorità assoluta, rispetto ad ogni altra finalità sociale: questo è il banco di prova della Destra e della Sinistra politiche e culturali.

articolo pubblicato il: 19/05/2020