il cinema di caino
"Solamente nero" (1978)
di G. L.

Regia: Antonio Bido. Genere: Giallo, Thriller. Soggetto: Antonio Bido, Domenico Malan. Sceneggiatura: Antonio Bido, Domenico Malan, Marisa Andalò. Fotografia: Mario Vulpiani. Montaggio: Amedeo Giomini. Musiche: Stelvio Cipriani (eseguite dai Goblin). Costumi: Ferroni. Trucco: Massimo Giustini. Produttore: Antonio Bido. Distribuzione: P.A.C.. Interpreti: Lino Capolicchio (Stefano), Stefania Casini (Sandra), Craig Hill (Don Paolo), Massimo Serato (conte Mariani), Juliette Mayniel (signora Nardi), Laura Nucci (matrigna di Sandra), Attilio Duse (Gaspare), Gianfranco Bullo (figlio signora Nardi), Luigi Casellato (Andreani), Alfredo Zammi (commissario), Alina Simoni (medium), Emilio Delle Piane (maresciallo), Sonia Viviani (ragazza), Sergio Mioni (dottor Aloisi), Fortunato Arena (oste), Antonio Bido (uomo al cimitero).

Antonio Bido (Villa del Conte, 1949) è collaboratore di Giuseppe Ferrara dal 1972 al 1980 (aiuto regista in Faccia di spia, 1975), come regista lo ricordiamo per due thriller: Il gatto dagli occhi di giada (1977) e Solamente nero (1978). Non fa molto altro, dopo un silenzio lungo sei anni gira l’ironico Barcamenandoci (1984), Mak 100 (1987) e il televisivo Aquile (1989), si dedica a film spettacoli sulle Forze Armate, chiude con Blue Tornado (1991) e I miei sogni in pellicola (2019).

Solamente nero è il più classico dei thriller italiani, a metà strada tra erotismo e horror, pervaso da un clima angoscioso e malsano, figlio delle suggestioni di Profondo rosso (1975) - la musica di Stelvio Cipriani eseguita dai Goblin, il titolo che pare una risposta ad Argento … - e de La casa dalle finestre che ridono (1976), con la presenza del prete e il suo ruolo decisivo, oltre a un’ambientazione veneziana decadente. La trama è piuttosto complessa, da vero giallo ricco di atmosfera e di indizi disseminati in modo suggestivo e inquietante. Si parte da un antefatto in un prato ai piedi di un castello con un bambino che assiste a un orribile delitto. La storia prosegue in presa diretta a bordo di un treno dove Stefano (Capolicchio), un giovane professore, incontra l’architetto Sandra (Casini), entrambi diretti a Venezia, dove si ritroveranno e sboccerà il loro amore. Stefano va in vacanza da Paolo (Hill), il fratello sacerdote, per curarsi un esaurimento nervoso. Una serie di omicidi e di minacciose lettere spedite al prete gli ricorderanno il passato, ma soltanto nelle ultime sequenze Stefano ricollegherà i fili di una brutta storia che aveva cercato di cancellare. Un film girato con uno stile molto personale, fotografato benissimo da Vulpiani che ritrae una Venezia gelida e spettrale, al tempo stesso magica e intensa, sceneggiato senza esitazioni, con qualche dialogo troppo impostato, ma dotato di un perfetto meccanismo di suspense. Il regista muove la macchina da presa alternando soggettive del killer e primissimi piani, rapide zumate e panoramiche suggestive, improvvisi cambiamenti di scena che creano tensione e sussulti. Flashback dispensati nel corso della storia con grande senso del ritmo, alternati a sequenze sentimentali e altre decisamente erotiche (il rapporto Casini - Capolicchio sul tappeto davanti al focolare costa un divieto ai minori) che si danno il cambio con scene girate in laguna, a bordo di motoscafi e vaporetti. Alcune sequenze acrobatiche sono interpretate da controfigure, veri stunt-man esperti di guida marina. Il regista regala un cammeo al cimiero, nei panni di un anonimo visitatore. Solamente nero porta benissimo i suoi anni, si rivede volentieri, perdonando qualche ingenuità di trama e apprezzando la struttura da giallo inquietante e torbido che il regista infonde nella narrazione. Ruolo diabolico del prete, come spesso accade nel cinema nero italiano, in questo caso portatore di un orribile segreto ancestrale, scoperto dal fratello ma anche da alcuni parrocchiani che lo ricattano. Finale tragico, con suicidio annunciato, dopo diverse sequenze di macabre uccisioni a colpi di alabarda, a bordo di un motoscafo e per strangolamento. Molti elementi riconducono a un clima più horror che thriller: sedute spiritiche, una medium con figlio schizofrenico, le bambole e i giocattoli come oggetti inquietanti, un segreto confuso che torna dal passato. Davvero ottimo.

articolo pubblicato il: 30/03/2020 ultima modifica: 30/03/2020