speciale la tragedia di Chernobyl
il disastro
di Carla Santini

La centrale di Chernobyl fu terminata nel dicembre del 1983, composta di quattro reattori BRMK, per un totale di 4000 MW di potenza. Secondo i dirigenti della sicurezza nucleare sovietica nell'impianto era assolutamente impossibile una perdita di refrigerante in una centrale con reattori BRMK. Tra anni dopo, il 26 aprile 1986, l'evento "impossibile" si verificò.

Il problema, oggi e in futuro (perlomeno per i prossimi centomila anni) è quello di alcuni residui radioattivi che impiegano tempi lunghissimi per scomparire.

Secondo dati ufficiali dell'Ucraina, i morti dovrebbero essere stati circa diecimila, ma altre fonti parlano di centomila persone che hanno perso la vita per malattie correlate alle radiazioni e si dice che un altro mezzo milione di persone sarà a rischio cancro per i prossimi dieci anni, anche in luoghi molto distanti dalla centrale.

Le aree maggiormente contaminate dal Cesio 137 sono 1 milione e 347mila ettari in Bielorussia, 725mila ettari in Russia e 377mila ettari in Ucraina (la Bielorussia è la zona più colpita, perché quel 26 aprile e nei giorni seguenti il vento tirava verso il nord). Accanto a queste, vi sono zone ugualmente contaminate, seppure in percentuale minore, sempre con la Bielorussia al primo posto, con oltre il venti per cento del territorio contaminato.

Ma la zona attorno alla centrale, in Ucraina, è quella che registra il più alto numero di vittime, anche se i dati sono stati reticenti o contrastanti. Ancora oggi nelle zone evacuate vivono troppe persone: più di seicento nella zona di esclusione totale, circa ventimila sono tornate in zone evacuate, più di 600mila nella zona di evacuazione volontaria, un milione e 700mila in zone di radiazione intensa. Di tutti questi, circa mezzo milione sono bambini.