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il ridimensionamento di Cragnotti
di Paolo Capasso

Chissà cosa avrebbe potuto combinare Mancini alla guida della Lazio se Cragnotti non gli avesse ceduto Nesta e Crespo, nel famoso bliz di fine agosto. Di sicuro l'undici biancoceleste sarebbe stato uno dei più seri candidati allo scudetto edizione 2002-2003, con l'ausilio del miglior difensore al mondo e di una punta da 15-20 gol a campionato.

La formazione capitolina si sta ben comportando in quest'avvio di torneo, nonostante il passo falso casalingo con il Chievo Verona di Del Neri capace di imporre proprio gioco espugnando l'Olimpico nella prima di campionato. Poi grazie alla capacità tecnica ed esperienza notevole di Mancio, la Lazio è riuscita a tradurre in campo la filosofica calcistica del neo e giovane allenatore biancoceleste.

Senza fare programmi a lungo termine, la Lazio sta vivendo un momento di euforia che ha invaso anche l'ambiente, nonostante la ferita provocata un mese e mezzo fa dalla doppia cessione di Alessandro Nesta e Hernan Crespo e i numerosi problemi a cui la società deve far fronte.

Il merito del tecnico biancoceleste, finora, è stato soprattutto quello di recuperare giocatori che hanno scritto la recente storia della Lazio. Basti pensare a Mihajlovic riconciliatosi con la tifoseria dopo la burrascosa stagione passata, Negro intento a lasciare la Lazio, Fiore e Liverani delusi dal rendimento della scorsa stagione e tanti altri, confermano la bravura e la psicologia di Mancini abile a vestire i panni di tecnico ma anche di capire i problemi dei giocatori essendo stato lui stesso protagonista in campo fino a due anni orsono proprio con la casacca biancoceleste.

Il passato purtroppo non conta più, occorre puntare al presente e possibilmente all'immediato futuro. Cragnotti dopo dieci anni di presidenza coronati da 6 trofei ed uno scudetto (più la finale di Coppa uefa di maggio 98 a Parigi persa contro l'Inter di Ronaldo) sembra aver scelto la strada del risanamento completo. Le parole pronunciate dal figlio Massimo, direttore generale della Società biancoceleste, di puntare non più ai singoli campioni di fama internazionale come avvenuto sotto l'egida cragnottiana che tanti successi nazionali ed europei ha comportato, ma all'individuazione di giovani promesse, lasciano intendere che la politica imprenditoriale in quel di Formello cambierà radicalmente.

A prescindere dai risultati fin qui ottenuti dalla squadra, non può che far riflettere la cessione dolorosa, inopportuna, improvvisa ma nell'aria di Alessandro Nesta passato alla corte del Milan di Berlusconi. Romano, tifoso sin da bambino della Lazio, cresciuto calcisticamente nella Società biancoceleste con cui ha vinto tutto sia nelle giovanili che a livello professionistico, una bandiera per il popolo laziale, ha dovuto sottostare alle leggi di mercato di un calcio che appare sempre più lontano anni luce da un modello di vita basato sugli ideali.