periodico di politica e cultura 5 agosto 2020   |   anno XX
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cronache: per tutelare i lavoratori a causa del Coronavirus

appello per lo spettacolo


nella stessa sezione:
È indirizzato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e al presidente INPS, l’appello che richiede il riconoscimento di status giuridico specifico e di tutele previdenziali per i lavoratori dello spettacolo. A promuoverlo è il Centro Studi Doc, Fondazione parte della Rete Doc, il più grande network cooperativo italiano nei settori cultura, musica e spettacolo, già più volte protagonista del dibattito pubblico sui diritti del lavoro nelle industrie culturali e creative.

In seguito alle misure adottate per affrontare la diffusione del Coronavirus in Italia, è in costante aumento la cancellazione di spettacoli ed eventi culturali su tutto il territorio nazionale, con una perdita d’introiti irrecuperabili nel tempo e senza nessun tipo di copertura, accesso al credito o dilazione di pagamenti. Solo nel settore dello spettacolo dal vivo, Assomusica ha valutato almeno 10,5 milioni di minori entrate in 2 giorni.

”Questa crisi che il D.C.M. del 25.2.2020 si propone di risolvere con smart working e periodi di ferie ha contribuito a far emergere la totale mancanza di riconoscimento per il lavoro di centinaia di migliaia di professionisti dello spettacolo, con enormi discriminazioni previdenziali e reddituali»: spiega Chiara Chiappa, presidente della Fondazione Centro Studi Doc, parte della Rete Doc, il più grande network cooperativo italiano nei settori cultura, musica, spettacolo e creatività, con oltre 8mila soci, 30 anni di storia e un fatturato aggregato di 71 milioni di euro nel 2019.

L’appello lanciato oggi dalla Fondazione e inviato al ministro del Lavoro Catalfo, al ministro dei Beni Culturali Franceschini e al presidente INPS Tridico, richiede il riconoscimento di uno status giuridico specifico per i lavoratori dello spettacolo, che preveda in primo luogo l’assegnazione delle tutele previdenziali necessarie a scongiurare l’abbandono della professione in caso di malattia o difficoltà. Si richiedono con urgenza protezioni adeguate alla precarietà del settore, anche attingendo ai fondi ex-Enpals.

Bisogna considerare, infatti, che per i lavoratori non assunti da fondazioni, cooperative o teatri, è quasi impossibile ottenere adeguate prestazioni, nonostante l’INPS disponga di un cospicuo e milionario fondo ex-Enpals e il lavoro nello spettacolo sia soggetto fin dal primo giorno al versamento di contributi INPS per malattia, FIS (Fondo d’Integrazione Salariale in caso di crisi) e disoccupazione (Naspi).

Di seguito le 5 richieste più urgenti da riconoscere nell’immediato per affrontare la crisi causata in tutto il centro-nord Italia in seguito alle restrizioni del D.L. 6/2020 e del D.P.C.M. 25.02.2020:

1. Indennità di malattia riconosciuta a partire dal primo giorno come accade in tutti gli altri settori al di fuori dello spettacolo. Oggi è richiesto il versamento minimo di 100 giornate di contributi INPS dal gennaio dell’anno precedente;

2. Per l’accesso alla Naspi, l’abolizione del “ticket” licenziamento in caso di licenziamento per giustificato motivo a causa della crisi Covit 19;

3. Riconoscimento della Naspi agli intermittenti dello spettacolo per tutti i periodi di sospensione di attività, anche in costanza di rapporto di lavoro, per un periodo almeno pari a quello lavorato, considerando anche le giornate di lavoro per prove;

4. La garanzia di accesso a un ammortizzatore sociale (FIS) anche per i lavoratori intermittenti in modo commisurato alle giornate di lavoro svolto durante l’anno precedente e non solo al lavoro cancellato nel primo periodo di crisi;

5. La garanzia di accesso a un ammortizzatore sociale (FIS) e l’estensione ai lavoratori con meno di 90 giorni di anzianità con un unico committente, requisito quasi impossibile per chi non è socio dipendente di cooperative o di teatri stabili, e concessione anche a piccole realtà con meno di 5 dipendenti.

La Fondazione Centro Studi Doc svolge attività di ricerca, documentazione, formazione e condivisione per sostenere la dignità del lavoro, con particolare attenzione ai settori dell’arte, della creatività, della cultura, della conoscenza e della tecnologia, più in generale a tutti gli ambiti economici e sociali antichi o nuovi in cui le tutele sono scarse e dove il lavoro non viene riconosciuto. La Fondazione Centro Studi Doc collabora con enti pubblici e privati e approfondisce anche con le istituzioni proposte innovative in tema di lavoro, sicurezza e incolumità dei lavoratori, finanza etica e innovazione sociale. Approfondisce con un approccio multidisciplinare e uno sguardo europeo le pratiche della cooperazione, della condivisione e dell’autogestione come strumenti privilegiati di sviluppo economico sostenibile, di inclusione sociale e di promozione umana individuale e collettiva. La Fondazione Centro Studi Doc ha dato vita anche a due comitati tecnico scientifici: impACT, un osservatorio composto da esperti nazionali e internazionali per studiare l’impatto delle tecnologie nel mondo del lavoro e della società civile, e Pegasus company, un gruppo di lavoro che studia come supportare lo sviluppo di cooperative di autogestione. La Fondazione svolge la sua attività ispirandosi ai principi della Costituzione Italiana e della Dichiarazione Universale dei Diritti umani. È parte della rete Doc, la più grande piattaforma cooperativa in Italia nel settore della creatività e della cultura, con oltre 8mila soci, 34 uffici su tutto il territorio nazionale e 1 neonato all’estero, a Parigi.

Fondata da 9 artisti nel 1990 a Verona, Doc Servizi nasce come cooperativa di produzione e lavoro finalizzata a supportare e valorizzare i professionisti del campo della musica, dell’arte e dello spettacolo. Oggi, a 30 anni di distanza, è la cooperativa di spettacolo più grande d’Italia. Il successo e la versatilità del modello Doc ha portato nel tempo alla gemmazione di altre cooperative oggi riunite nella rete di imprese Doc. Con oltre 8.000 soci, 34 uffici in Italia e 1 all’estero, a Parigi, un fatturato aggregato di 71 milioni di euro nel 2019, la Rete Doc si configura come il più grande network cooperativo italiano di professionisti dei settori musica, spettacolo, cultura e creatività. www.docservizi.it

articolo pubblicato il: 29/02/2020

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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