
A questo “filo rosso” che lega tutti questi “agitatori” è legata anche l’esperienza umana, civile, culturale e artistica di Angelo Maddalena, siciliano (è nato nel 1972 a Pietraperzia in provincia di Enna), il quale è una figura che sfugge alle categorie consuete: non è un cantautore, non è un attore, non è un performer di strada, non è un militante. È tutto questo insieme, ma soprattutto è ciò che Giuseppe Moscati definisce con una formula che diventa chiave interpretativa dell’intero libro, proprio come un agitatore di acque stagnanti. Il libro Confessioni di un agitatore di acque stagnanti, edito da Malanotte, non si limita a raccontare un percorso artistico: propone, con grande passione, un modo di stare al mondo, un’etica dei rapporti personali e collettivi, una politica del vivere quotidiano. Maurizio Favaro lo ha definito un “dinamizzatore culturale”. E’ un libro, molto coinvolgente, che parla a chiunque si occupi di cultura, ma anche a chi cerca un modo diverso di marcare una sua presenza attiva (e combattiva) nel presente; in qualsiasi attività in cui sia impegnato. E’, inoltre, un esempio vissuto e vivente di radicale rifiuto dell’indifferenza, un invito a non arrendersi all’inerzia, alle “impossibilità”, a non osservare e accogliere supinamente l’offerta culturale, impegnandosi invece a far crescere una “domanda” di cultura e di autentica partecipazione.
Le sue risposte all’intervistatore, che nell’arte della “maieutica” è bravissimo, sono genuine, taglienti, sempre prontissime. La forma giornalistica dell’intervista, gli consente di esprimersi quasi istintivamente e in maniera schietta, senza mezzi termini e a tratti provocatoria. Su una varietà di racconti, informazioni e convinzioni che, intrecciandosi con il suo, a volte incredibile e anche difficile, percorso biografico e professionale, dà modo di spaziare in vari campi culturali, ma anche di “agitare” caparbiamente quelle acque che, a partire dal suo (e nostro) Sud, ancora non assolutamente libero da un suo atavico e apatico immobilismo, rimangono “stagnanti”. Un impegno per il Sud che richiama alla mente la poesia “Sud è il mio amore” del poeta-sindaco di Tricarico Rocco Scotellaro, che nel breve arco della sua vita di poeta, sociologo e militante, agitò le “acque stagnanti” del suo rassegnato, quanto amato, mondo contadino lucano.
L’incalzante resoconto, insomma, di una vita vissuta (ma ancora potentemente attiva) ai margini della rassicurante corrente culturale e artistica dominante, sempre pronta a denunciare il conformismo della società contemporanea. E qui l’arte (il teatro, la letteratura, la musica) si pone – ci dice Maddalena – come il più efficace degli strumenti non per compiacenti appagamenti estetici fini a se stessi, ma per risvegliare una nuova e inedita creatività alimentata da un forte risveglio della coscienza umana e civile.
Mi piace chiudere questa recensione ad un libro davvero densissimo, con questo passo, molto significativo: “Non credo che tutti debbano fare esperimenti e tentativi ed errori di quantità, però almeno provare ad andare avanti fino in fondo nel tentativo di mettersi alla prova, io più di una volta ho pensato che non ce l’avrei fatta a vivere di quello che producevo: letteratura, canzoni, monologhi teatrali, ritratti ad acquerello, anche adesso dubito di potercela fare sempre e per sempre, ma intanto ci provo e non mollo, fino in fondo”. Per puro caso, ho appena finito di occuparmi della interessante mostra della fotografa e artista italo-americana Yolanda Cuomo (terra di origine Vico Equense), il cui titolo è: “The only mistake is not to make”, che significa l’unico errore è non fare. Come a dire che non bisogna aver paura nel mettersi sempre alla prova e anche di sbagliare. Tu chiamale se vuoi: combinazioni!
Francesco Mastrovito
articolo pubblicato il: 06/07/2026