periodico di politica e cultura 11 giugno 2026   |   anno XXVI
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opinioni e commenti

trattative con l’U.E. e senso dello stato

di D. B. V.


Il peso politico dell’Italia viene dando qualche frutto. La Commissione Europea accoglierebbe la motivata richiesta italiana di estendere al settore energetico la deroga al Patto di Stabilità già prevista per le spese militari. L’esecutivo di Bruxelles sarebbe orientato a consentire agli Stati membri di utilizzare margini di flessibilità per investimenti legati all’energia fino allo 0,3% del PIL annuo nel triennio 2026-2028, con un tetto massimo dello 0,6% sull’intero periodo. Per l’Italia significherebbe la disponibilità di una cifra considerevole (tra 6,5 e 6,8 miliardi l’anno, ovvero 13-13,5 miliardi nel triennio) per poter manovrare sui costi energetici a favore di famiglie e imprese consumatrici. Questa apertura – che postulerebbe la stessa procedura di attivazione accordata per le spese straordinarie di Difesa – potrebbe tuttavia essere sottoposta a forti limiti e condizioni consonanti con le politiche di decarbonizzazione vigenti. Cioè le risorse dovrebbero essere destinate all’implementazione delle energie rinnovabili e non ai “sussidi” (così li chiama questa Europa), come dire non per abbattere le accise sui carburanti… Con una mano concede, con l’altra inibisce. Vedremo come andrà a finire.

L’impostazione del Governo italiano trova consenso in molti dei Paesi principali dell’UE. Che la straordinarietà della situazione internazionale imponga di consentire ai Paesi dimostratisi più virtuosi nel controllo della finanza pubblica, come appunto l’Italia (meglio di Spagna, Germania, Francia), di indirizzare risorse sul contenimento dei costi di carburanti ed energia, è palese anche ad una Unione tutt’ora immersa nelle sue illusioni ideologiche, che tanto stanno pesando sui Paesi membri. Altro fronte interessante è quello della decisione su quanti dei 95 miliardi di euro di fondi non ancora utilizzati per Fondo Modernizzazione, Recovery Fund e Fondi coesione, potrebbero essere utilizzati dagli Stati per misure contro il caro-energia. Ma qui la prudenza è d’obbligo: i Fondi Coesione e Recovery sono risorse troppo importanti, anche per i nostri problemi strutturali, specie per le incentivazioni nelle aree svantaggiate, per poterli indirizzare variamente.

L’attivismo del Governo italiano su entrambi i versanti è certamente apprezzabile. In un Paese normale, anche opposizioni dotate di senso dello Stato e della socialità, grazie ai loro collegamenti europei, dovrebbero appoggiarlo, non farne materia di trite polemiche pre-elettorali.

articolo pubblicato il: 08/06/2026

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