
1. Il dialogo con l’IA: un nuovo spazio di interrogazione
Il volume si apre con un dialogo tra l’autore e un’intelligenza artificiale. Non è un semplice esperimento tecnologico: è un confronto tra due forme di conoscenza, tra la profondità dell’esperienza umana e la logica algoritmica. Nigro interroga la macchina su Akhenaton, sul monoteismo, sulle origini del pensiero religioso, e lo fa con la stessa serietà con cui si rivolgerebbe a un interlocutore umano. In un passaggio emblematico, afferma: «Sempre di monoteismo si tratta sia in Akhenaton che nei Giudei. Nessuno dei due… potevano avere idee chiare sul tipo di monoteismo da loro professato». Questa osservazione, apparentemente storica, rivela in realtà una domanda più profonda: quanto possiamo davvero conoscere del divino? Quanto è affidabile la nostra interpretazione del mistero? Il dialogo diventa così un pretesto per riflettere sulla natura stessa della conoscenza umana, sui suoi limiti e sulle sue possibilità.
2. Il dolore come origine della parola poetica
Una delle sezioni più intense del volume è il commento alla prefazione di Verso il nuovo mondo… per rincontrarci, dove Pietro Nigro racconta la perdita della moglie Giovanna. Sono pagine di rara sincerità, in cui la biografia diventa materia poetica e la poesia diventa strumento di sopravvivenza. Scrive: «Un improvviso e rapido malore me la portò via. Ed io piombai nel buio cunicolo di un dolore dell’anima… Unico mio conforto la poesia a lenire il mio dolore». Questa confessione non è solo un ricordo personale: è la chiave per comprendere l’intera opera di Nigro. La sua poesia nasce dal bisogno di dare forma all’indicibile, di trasformare la sofferenza in conoscenza, di cercare - anche nel buio - un varco verso la luce.
3. La memoria come fondamento della sua identità letteraria
Nigro intreccia costantemente la propria storia con quella della Casa Editrice Miano, in un dialogo che dura da oltre quarant’anni. Il ricordo del suo primo incontro con Guido Miano, nel 1982, non è nostalgia, ma riconoscimento di un’origine. Rievoca così quel momento: «Diedi a Guido un certo numero di componimenti poetici e alcuni mesi dopo… uscì il mio primo libro Il deserto e il cactus». Questa memoria non è un semplice dato biografico: è la testimonianza di un rapporto editoriale e umano che ha accompagnato tutta la sua produzione. Ogni nuovo volume è anche un atto di fedeltà a quella storia condivisa.
4. La riflessione morale: l’uomo al centro del problema
Le pagine dedicate alle riflessioni civili e morali sono tra le più incisive del libro. Nigro non teme di affrontare temi complessi - il potere, la democrazia, la violenza, la corruzione - e lo fa con una franchezza che ricorda i grandi moralisti del Novecento. In un passaggio che colpisce per la sua radicalità, afferma: «Il male assoluto non è il potere… È l’uomo stesso». Questa frase, che potrebbe sembrare pessimistica, è in realtà un invito alla responsabilità: se il male nasce dall’uomo, allora è nell’uomo che si può cercare anche il rimedio. Nigro non si limita a denunciare: indica una via, una possibilità di riscatto, una speranza che non si arrende.
5. La poesia come conoscenza e come preghiera
Le poesie e i commenti critici presenti nel volume mostrano un autore che considera la poesia non come ornamento, ma come strumento di verità. Nigro legge i testi altrui - come quelli di Michele Miano - con una profondità che rivela la sua stessa poetica. A proposito della lirica Verso sera di Michele Miano, osserva: «E il cielo sembra annegare/ in un mare di stelle». E accosta questi versi a Leopardi, mostrando come la poesia contemporanea possa ancora dialogare con la grande tradizione. La sua interpretazione non è mai puramente tecnica: è sempre un atto di partecipazione emotiva e spirituale.
6. La tensione metafisica: l’uomo davanti al mistero
Molte pagine del volume sono dedicate alla domanda sul destino, sull’anima, sull’aldilà. Nigro non offre risposte definitive - sarebbe contrario alla sua onestà intellettuale - ma esplora il mistero con rispetto e con inquietudine. Scrive: «Progredire, anche oltre la morte. Non sappiamo. Grande è il mistero». Questa sospensione, questa apertura, è forse il tratto più autentico della sua scrittura: la consapevolezza che la verità non si possiede, ma si cerca; che la vita non si spiega, ma si attraversa; che il mistero non si dissolve, ma si contempla.
7. Un libro che è un cammino
Notazioni estemporanee e varietà non è un’opera unitaria nel senso tradizionale, ma è unitaria nella sua intenzione profonda: raccogliere i frammenti di un pensiero in cammino, di una vita che continua a interrogarsi, di una coscienza che non rinuncia alla ricerca.
È un libro che chiede attenzione, perché ogni pagina contiene un nucleo di riflessione; è un libro che invita alla lentezza, perché la sua ricchezza non si coglie in fretta; è un libro che restituisce al lettore qualcosa di raro: la sensazione di essere accompagnato da una voce sincera, vigile, profondamente umana e che racchiude in fondo non solo alcune sue liriche ma anche una commovente foto di Pietro Nigro quasi in fasce insieme alla zia Angelina Suma, una parente della famosa attrice Marina Suma.
Pietro Nigro ci ricorda che la letteratura non è evasione, ma conoscenza; che la poesia non è decorazione, ma verità; che la riflessione non è un lusso, ma un dovere morale. E che, nonostante tutto, l’uomo può ancora cercare - e forse trovare - un varco verso la luce.
Michele Miano
MICHELE MIANO
Pietro Nigro è nato ad Avola (SR) nel 1939 e risiede a Noto (SR); laureato in Lingue e Letterature Straniere all’Università di Catania, ha insegnato inglese presso varie scuole superiori. Ha iniziato a scrivere poesie fin da ragazzo; la sua ispirazione trae origine dai luoghi siciliani della sua infanzia e dagli ambienti francesi e svizzeri visitati durante le vacanze estive, in particolar modo Parigi (la sua città d’elezione), dove si recava spesso per perfezionare la conoscenza della lingua francese. Il primo libro di liriche, Il deserto e il cactus, è stato pubblicato da Guido Miano nel 1982 e gli è valso il 1° Premio assoluto per la poesia edita, Targa “Areopago” (1983, Roma). Sono seguite molte opere poetiche, testi di saggistica e altri lusinghevoli riconoscimenti, tra cui il prestigioso Premio “Luigi Pirandello” per la Letteratura (Taormina, 1985) e il Premio “La Pleiade ‘86” «per la produzione letteraria e poetica già riconosciuta a livello critico» (sala del Cenacolo di Montecitorio, Camera dei Deputati, Roma 1986).
PIETRO NIGRO, Notazioni estemporanee e varietà, vol. IX, prefazione di Michele Miano, Guido Miano Editore, Milano 2026, pp. 104, isbn 979-12-81351-89-9, mianoposta@gmail.com.
articolo pubblicato il: 16/04/2026