periodico di politica e cultura 16 giugno 2024   |   anno XXIV
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quis caveat canem

di T. Da Malacerna


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Le bandiere svettano alte, garriscono al vento, sventolano da nord a sud, dalle Alpi a capo Lilibeo. E sotto le bandiere ci sentiamo tranquilli, sicuri e certi della protezione. Ma c’è un ma. I vessilliferi della lotta alla criminalità, alla corruzione, all’inquinamento, al dissesto idrogeologico del nostro territorio si dimostrano, nella maggioranza dei casi, i primi a sfruttare la loro posizione per personali e beceri interessi di bottega che arricchiscono le loro tasche e quelle dei loro accoliti.

Alla domanda: “perché tutto questo?” non c’è una risposta univoca o precisa. Si potrebbe ipotizzare la mancanza di senso dello stato, mancanza di onestà intellettuale o si tratta solo di semplice egoismo. Le ragioni storiche della nascita dell’Italia, una Costituzione che concede e nega allo stesso tempo, la sfrontatezza della sicurezza dell’impunità, non possono continuare a giustificare questi comportamenti.

La giustizia, per fortuna, prima o poi arriva, ma dopo quanti e quali danni nei confronti delle giovani generazioni cui, da diverso tempo, mancano magisteri forti, esempi illustri. Tant’è che si osanna l’eroe di turno che ha salvato un gatto. Nascono e sono nati tanti orticelli irrorati ed inquinati da una putrida acqua stagnante.

E la politica corre dietro e copre o protegge personaggi che sono stati inquisiti o condannati in nome di un garantismo d’accatto. Puglia e Sicilia sono gli ultimi esempi di una realtà esplosa in tutta la sua drammaticità. In Piemonte, addirittura, il controllore della legalità si è trovato sotto accusa e quindi era lui che doveva essere attentamente controllato. Tornano a galla politici che si erano dovuti tirare indietro, altri sono incompatibili con i loro ruoli.

A sinistra, quando vedono che l’aria che tira non è delle migliori, corrono a candidare esponenti della magistratura, che, tra l’altro, non sempre si comportano con quell’essere al di sopra delle parti che si richiede ad un giudice. Poi, se esce qualche dichiarazione non consona ad un amministratore di giustizia, la colpa viene sempre addossata ai giornalisti che “hanno equivocato”, anche quando riportano parole dette e registrate.

Ciò che suscita scalpore e che a riempire le cronache di questi ultimi tempi sono esponenti del PD. Per anni si sono riempiti la bocca di legalità e di onestà, nel senso della loro legalità e della loro onestà. Ma si sa che facendo il puro, si può incontrare qualcuno più puro che ti epura.

Le elezioni a vari livelli sono alle porte; i cittadini avranno voglia, ci auguriamo di sì, di andare alle urne, avranno voglia di leggere i curricula dei candidati e bocciare operazioni di facciata che tanto male fanno alla politica. Basta con i miracolati; vari personaggi sono entrati in Parlamento per puro calcolo, nel pieno disprezzo di chi tutte le mattine si alza, lavora, si impegna, eccelle nel suo campo e riesce a tenere in piedi questa povera nazione.

Queste beghe nazionali sono robetta se si pensa alla tragicità dello scenario internazionale, ma forse qualcuno gioca su questo per rinviare a data da destinarsi soluzioni drastiche.

articolo pubblicato il: 19/04/2024 ultima modifica: 02/05/2024

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