periodico di politica e cultura 6 ottobre 2022   |   anno XXII
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arte e mostre: il suo mito rivive ancora in una mostra collettiva a Castel d’Ario

Quando passa Nuvolari …

di Michele De Luca

Tazio Nuvolari (Castel d'Ario, 16 novembre 1892 – Mantova, 11 agosto 1953), il più grande pilota di vetture della prima metà del secolo scorso, è da sempre entrato nell'immaginario popolare, per quelle doti di coraggio, audacia e spregiudicatezza che tutti gli hanno riconosciuto e spesso “invidiato”. Negli anni Trenta, la popolarità di Tazio era straripante, conteso dai grandi dell’epoca: nel 1932, undici giorni dopo il trionfo di Montecarlo, il Vate della letteratura italiana Gabriele D’Annunzio lo riceveva al Vittoriale e lo omaggiava di una piccola tartaruga d’oro, gioiello che Tazio avrebbe poi assunto come proprio simbolo e amuleto. La tartaruga sarebbe stata da lui usata anche nella carta da lettera, dipinta sulla fiancata del suo aereo privato, appuntata sulle sue maglie di colore giallo. Qualche anno dopo, Secondo Casadei, fondatore dell’omonima orchestra, gli dedicava una canzone; Enzo Ferrari, più tardi, di diceva di lui: “ha un coraggio quasi disumano”. Ed anche nei nostri giorni il compianto Lucio Dalla gli ha dedicato una canzone che tutti abbiamo amato e anche cantato: “Gli uccelli nell'aria perdono l’ali quando passa Nuvolari! / Quando corre Nuvolari mette paura … / perché il motore è feroce mentre taglia ruggendo la pianura”.

Al “pilota che sfidava anche gli aeroplani” e che – come cantava ancora Dalla – aveva “un talismano contro i mali”, viene dedicata una bella mostra (ideata da Adalberto Sartori) negli spazi della Casa Museo Sartori a Castel d’Ario (Mantova), sua città natale, che vuol essere un omaggio dell’arte ad un impareggiabile e inarrivabile “artista” del volante. Si tratta di una rassegna collettiva dal titolo “Artisti per Nuvolari”, giunta alla sua ottava edizione, curata, in occasione del 130° anniversario della nascita, con la nota competenza e sensibilità, da Arianna Sartori, la quale ha selezionato per l’occasione le opere di sessantatre artisti in cui ciascuno, con la propria fantasia e personalità, fa rivivere il suo mito, in cui si impersonava la sua irripetibile stagione sportiva, ricca di tanti primati e successi, in quel lontano e ora inimmaginabile mondo di aspre competizioni sportive in cui però c’era tanta “poesia”. Ci dice la Sartori, “lo abbiamo sentito come un personaggio ideale, capace di ispirare molti artisti perché non anonimo, perché eroe positivo, perché simbolo di un’Italia in crescita, personaggio molto conosciuto, famoso, celebrato e spesso ricordato, da analizzare con attenzione, celebrato sì ma non con l’enfasi che forse meriterebbe”. Dalla prima rassegna sono state esposte centinaia di opere di artisti appartenenti alle diverse correnti artistiche, pittori, scultori, grafici che si sono lasciati tentare dall’impresa di “catturare” il mito Nuvolari. Artisti che hanno profondamente esplorato la personalità, la vita e le gesta sportive del nostro campione, i motori, le auto, le vittorie, le fotografie, i video d’epoca, le canzoni. La curatrice ha voluto affidare agli artisti un compito non poco “arduo” da affrontare, come non può non essere quello di confrontarsi e di esprimere in momento di originale creatività riguardo a un “mito” consolidato e che la testimonianza diretta o la memoria filtrata dalla cultura (anche dell’immagine) ha via via continuato ad alimentare; come se si trattasse di misurarsi ancora con Venezia, o con Marilyn Monroe …

L’immaginario collettivo nel quale contemporaneamente alle gesta del pilota, ma anche nei decenni successivi, si sono sedimentate le emozioni di generazioni e generazioni di appassionati di automobilismo ma anche di gente comune affascinata dalla sua leggendaria figura di “eroe”, magari immortalata nelle copertine della “Domenica del Corriere” o della “Tribuna illustrata”, viene ora ad arricchirsi delle immagini create dagli artisti in mostra. La mostra è corredata da un poderoso catalogo edito da Archivio, presentato da Gabriella Savoia, che ha scritto del più grande pilota di tutti i tempi, come lo definisce: “Aveva costruito le sue vittorie e curato la propria immagine, inventato un proprio logo, e quando partecipava a una corsa, certo della vittoria non trascurava nulla, nemmeno di portarsi la bandiera tricolore da sventolare sul podio, orgoglioso della propria italianità”.

articolo pubblicato il: 06/09/2022

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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