periodico di politica e cultura 16 agosto 2022   |   anno XXII
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editoriale

tutti a casa

di Carla Santini

nella stessa sezione:
C’era addirittura chi ipotizzava, non si sa in base a quale liceità costituzionale, forse in nome della pandemia o della guerra non dichiarata, di posticipare le elezioni al maggio dell’anno prossimo, infischiandosene della naturale scadenza di marzo, per poter fare in santa pace circa duecento nomine in posti importanti.

Le cose, come tutti sanno, sono andate in tutt’altro modo e dalle parti del PD, alleato nel Conti II e perno del Governo Draghi pur avendo perso alla grande le elezioni, si stracciano le vesti, accusando come al solito Salvini di tutte le colpe possibili. Con gli ex alleati del M5s ci vanno invece piano, perché non si sa mai, si potrebbe sempre ricucire…

La verità è che ha cominciato Letta ad indispettire gli alleati parlando di temi divisivi come lo ius soli o in alternativa lo ius culturae o scholae, il disegno di legge Zan sull’omotransfobia e la legalizzazione della cannabis, con la motivazione speciosa che il Governo fa alcune cose ed il Parlamento altre. Non è mai successo nella storia repubblicana, ma anche in quella monarchica precedente, che un Parlamento non si trovasse in sintonia con il Governo, ma si trattava chiaramente di una provocazione per far arrabbiare gli alleati di centrodestra. La cosa peggiore è che ne ha accennato anche Draghi nella sua replica, proprio colui che avrebbe dovuto stoppare immediatamente le proposte di Letta, reiterate in un momento in cui la gente è sempre più terrorizzata di dover stare al freddo il prossimo inverno e già, in tanti casi, nell’impossibilità di fare la spesa con tranquillità.

Gianluigi Paragone, nel suo intervento in Senato, ha parlato di hybris di Draghi, che si potrebbe tradurre con arroganza o tracotanza. Notevole, per vis polemica, anche l’intervento del senatore Mario Michele Giarrusso, anche lui di Italexit, ma l’intervento che probabilmente ha colpito di più coloro che sono rimasti per ore davanti al televisore per seguire la diretta è stato quello del fondatore dell’ADUSBEF Elio Lannutti, eletto a suo tempo con Italia dei Valori. Lannutti ha snocciolato una serie impressionante di cifre, dimostrando, carta alla mano, che il Governo Draghi, sicuramente a causa del conflitto in Ucraina, non ha ottenuto quei risultati che il coro degli incensatori gli attribuiva.

Il PD le aveva tentato tutte per tentare di salvare la situazione, con l’appello di sindaci ed altri esponenti della società civile a restare, una cosa tra le lettere aperte che gli intellettuali sottoscrivevano un tempo ed il movimento delle Sardine che ha contribuito alla vittoria di Bonaccini. Ma stavolta non è andata secondo le speranze, nonostante che Draghi si fosse mostrato colpito da questa dimostrazione di stima.

Per qualche tempo assisteremo agli scambi reciproci di aver fatto cadere il Governo, ma il 25 settembre gli italiani diranno da chi vogliono essere governati. Cinque anni fa la coalizione vincente fu quella del centrodestra ed il partito più votato il M5s, ma Mattarella non diede l’incarico né a Salvini né a Di Maio, così che lo sconosciuto prof. Conte si trovò ad iniziare la sua avventura politica.

Anche nella precedente legislatura non ci fu un vincitore chiaro e Bersani non seppe trattare con i grillini e si fece umiliare in diretta streaming, ma il PD, anche allora, governò senza averne i titoli, con Letta, Renzi e Gentiloni. Speriamo che il 25 settembre esca dalle urne un vincitore chiaro, chiunque sia, così che gli italiani potranno finalmente essere amministrati da un premier legittimato.

articolo pubblicato il: 22/07/2022 ultima modifica: 02/08/2022

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