periodico di politica e cultura 27 giugno 2022   |   anno XXII
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politica estera

la Scozia e il suo futuro

di Lf


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Approfittare del momento di debolezza dell'avversario è importante nella lotta politica. E questo è quanto sta facendo la leader scozzese Nicola Sturgeon nei confronti di Boris Johnson.

Il premier inglese sta attraversando un momento molto delicato della sua carriera; si è salvato dal fuoco amico della mozione presentata da alcuni ribelli conservatori per condannare la festa da lui data in piena pandemia, quando i cittadini britannici erano relegati nelle proprie case; Johnson ha tentato di cambiar in modo unilaterale gli accordi sottoscritti in materia di Brexit, rischiando di scatenare una guerra commerciale con l'Unione Europea; soprattutto, però, si è rivelato un autentico scivolone la sua idea di rimandare forzatamente in Ruanda i richiedenti asilo che sono giunti nel Regno Unito per vie illegali. La proposta ha rischiato di mandare la Gran Bretagna di fronte al tribunale internazionale dei diritti umani.

Di tutta questa situazione cerca di approfittare la Sturgeon, proponendo un nuovo referendum sull'indipendenza della Scozia il prossimo anno. Nel 2014 i separatisti persero il referendum di misura, contro il cinquantacinque per cento degli unionisti, ma dopo la Brexit, stando ai sondaggi, gli scozzesi che verrebbero l'indipendenza per restare uniti all'Europa dovrebbero essere saliti ad oltre il cinquanta per cento. Anche i verdi, alleati nel governo locale, sono a favore a rivedere la permanenza della Scozia nel Regno Unito.

Oggi come oggi, Johnson non ha alcuna intenzione di permettere un secondo referendum, ma Nicola Sturgeon non ci sta ed insiste per una nuova tornata referendaria, nonostante l'opposizione laburista nel parlamento di Edimburgo sottolinei che i problemi sono ben altri, ai quali i nazionalisti al potere non sanno rispondere adeguatamente, che non quello dell'ipotetica indipendenza.

articolo pubblicato il: 19/06/2022

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