periodico di politica e cultura 27 giugno 2022   |   anno XXII
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libri: Raffaele Piazza

Nel delta della vita

La vita è come un grande fiume che va nell’immenso mare attraverso i rami di un delta: tale metafora è alla base della poetica di Raffaele Piazza, scrittore napoletano che si occupa prevalentemente di critica letteraria e poesia. Questa raccolta, che s’intitola appunto Nel delta della vita, è strutturalmente composta da 50 testi lirici: l’incipit è il Prologo, dove l’autore in una sorta di dichiarazione programmatica, stimola richiami alla natura, all’amore, alla passione poetica, tre dei tanti rami di cui si compone il suo delta. Tutti gli altri 49 testi sono semplicemente numerati e ritroviamo soprattutto nelle liriche 20, 33, 34 precisi riferimenti ed immagini inerenti al simbolismo “fiume-delta-vita-mare”, in cui le figure femminili di Mirta e Selene occupano un posto centrale, ognuna in modo diverso, come vedremo.

«E la Storia è nel file segreto il mio / segreto che nemmeno tu sai, Selene, / all’ombra di una vita a delta, parallela / ad altre vite parallele e così / equilibrista sulla linea cielo-mare / il silenzio della tua innocenza, Selene» (lirica 20). Dunque qui si approfondisce il significato del corso del fiume a delta: la vita può prendere direzioni diverse spesso inspiegabili alla ragione umana o sorprendenti rispetto alle nostre aspettative. Ed il poeta precisa ulteriormente il contenuto del suo pensiero con accadimenti reali dell’esistenza: «Oh Tempo Tiranno passa / delta della vita che non è / una partita a scacchi con la morte. / Delta della vita: la bella / che non si sposa e la brutta / biancovestita in chiesa dice sì» (lirica 33). Se è inutile il confronto con la morte poiché la nera signora risulta sempre vincente, invece il destino può essere beffardo per taluni e benigno per altri, al di là dei doni di natura. «Delta della vita tra oriente e occidente / buio e ombra leggerezza e pesantezza / nella sintesi sicurezza e prudente / come il serpente e puro come / la colomba (il modello è Gesù)» (lirica 34).

Allora l’autore allarga il concetto che stiamo esaminando portandolo vicino a quello di Hermann Hesse, di tipo bipolare, per cui ad ogni realtà o verità esiste un contrario od opposto: visioni e valori di due mondi storicamente in contrasto, come oriente e occidente; luce e tenebre, incontestabilmente opposte ma proprio per ciò esistenti, così come leggero e pesante. Ed ancora la citazione evangelica che allinea in tale dialettica anche la predicazione del Cristo, quando dice: «Siate astuti come serpenti e puri come colombe» (Matteo 10,16), raccomandando quindi in apparenza due qualità in contrasto tra loro, sebbene occorre puntualizzare che in altre occasioni Gesù è stato più netto, come ad esempio: «Sia sì il tuo sì e no il tuo no».

Non si esaurisce in tale tematica la poetica di Raffaele Piazza, anzi si espande soprattutto nelle dimensioni dell’amore, vissuto come essenza della vita e proiettato nel rapporto con Mirta, l’amica perduta e con Selene, sposa ed amante. Riferimenti alle due donne sono sparsi in tutto il libro, senza richiami cronologici ma mediante feedback in contesti memoriali. Da sottolineare che il poeta, in questa sorta di ricerca proustiana del tempo perduto, utilizza più volte l’espressione “dal balcone dell’anima” o simili, per cui c’è da credere che si tratti anche di una prospettiva o visuale legata ai suoi valori spirituali. Mirta appare dapprima nell’evento tragico della sua morte: «Dal balcone dell’anima mi sporgo /…/ e rinasco dal nulla per rivedere / le stelle e la luna ostia di platino /…/ come nel giorno in cui ti ammazzasti, / Mirta, e vennero gli angeli e la polizia» (lirica 4). È ricordata con altri versi: «Ora sei cenere, Mirta, e potevi essere / felice come noi nel ristorante dei vivi / in soave connivenza a giocare / a Una donna per amico» (lirica 5). «…/ e ti vedo Mirta e ci sei ancora / non simulacro d’inesistenza / ai lieti colli dell’anima / e sto infinitamente / se Dio ha fatto il mare» (lirica 6).

La presenza viva di Mirta visita sempre e comunque la vita del poeta, come nella lirica 47, che testimonia la loro grande amicizia: «Le ceneri di Mirta e il giorno / prima di uccidersi rideva / e mangiava tra architettura / e flamenco io compagno / alla sua mensa». I primi ricordi di Selene risalgono agli ardori del loro amore giovanile, quando lei veniva dal paesino in città per fare all’amore, per «…/ rivivere la rima cuore e amore / fondamento dell’esistere /…» (lirica 9), e si consumava la comunione dei corpi, nella magica atmosfera di una cameretta sul porto, nell’attesa e nel timore di provare la gioia. E nel futuro si celebrerà anche l’unione formale: «Oggi vesti di bianco / come quando sarai sposa / e al tuo anulare infilerò l’anello / ...» (lirica 24).

Ecco dunque compiuto il viaggio Nel delta della vita, che è avventura, che è «... Amore visto dalla / camera dell’anima, / luce dello sguardo delle lunghissime / tue ciglia … / … e vengono / i morti (anche Mirta) e gli angeli» (lirica 2). Si perpetua il dualismo caro ai romantici di “amore-morte”, poiché tale è il destino degli umani.
ENZO CONCARDI

Raffaele Piazza (Napoli, 1963), poeta, si occupa di critica letteraria. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Luoghi visibili (1993), La sete della favola (1996), Sul bordo della rosa (1998), Del sognato (2009), Alessia (2014), Alessia e Mirta (2019) e In limine alla rosa (2020). Ha vinto numerosi premi in concorsi di poesia; collabora con il quotidiano “Il Mattino” (edizione di Napoli, pagine culturali) e con vari siti e blog di poesia e letteratura.

RAFFAELE PIAZZA, Nel delta della vita, pref. Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 60, isbn 978-88-31497-88-6, mianoposta@gmail.com.

articolo pubblicato il: 16/06/2022

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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