periodico di politica e cultura 17 gennaio 2022   |   anno XXII
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libri: Angelo Barraco

"Caos"

di Gordiano Lupi

Angelo Barraco, classe 89, è un giornalista siciliano, di Marsala, provincia di Trapani. Curioso, attento ai dettagli, negli anni ha collaborato per numerose testate giornalistiche territoriali, nazionali, internazionali, sia cartacee che web. Ha scritto di politica, attualità, economia, territorio, cronaca nera, recensioni letterarie e musica. Ha intervistato molti importanti esponenti della società contemporanea che hanno tracciato un solco indelebile nella cultura e nella storia moderna. Adesso manda avanti la rivista telematica Il salto della quaglia, importante media culturale nazionale: www.ilsaltodellaquaglia.com. Presento la sua raccolta di poesie, Caos, ultimo libro uscito, con le parole del colto prefatore Bruno Mohorovich.

La vita di un uomo è un continuo viaggio che porta a nuove esperienze ed a costruire la propria vita. Tutti siamo “homo viator”, dotati di una propria multidimensionalità che porta a vivere le diverse sfaccettature dell’esistenza e della conoscenza. Così succede ad Angelo Barraco che ha composto la sua silloge “Caos” nel più tradizionale dei viaggi, quelli in treno, quando studente – ma anche in seguito – entrava ogni giorno in contatto con una varia umanità di volti sconosciuti, incrociando le loro silenziose, chiassose, assorte esistenze. Presenze, ectoplasmi volti indistinti e indefinibili spesso, se non sempre, che passano accanto, si sfiorano, si scrutano. Gli sguardi di quegli occasionali passeggeri non si incontrano probabilmente, ma lo smarrimento vacuo dei loro occhi tradisce “il grigio vuoto” del loro peregrinare, del loro ricercare, se ricerca c’è, “una realtà fatta di inutili apparenze”. Compagni di viaggio che ben presto divengono un sottofondo di comparse, sfuocano all’udito quando, lo “schermo” del finestrino dato dalla luce che filtra e irrompe nello sguardo, unico contatto col mondo esterno inizia a far scorrere i fotogrammi di un percorso apparentemente immoto. Un guardare fuori dal finestrino che diviene occasione d’introspezione, cogliendo in quella vista – come ha commentato Ralf Renner – “sia la divisione della natura, sia la trasformazione di ciò che è immediatamente percepito”. Angelo Barraco trasmutazione hopperiana rimane “ad osservare attraverso un vetro sporco / tra tanta gente grigia che non guarda mai indietro”; elaborando quei panorami cristallizzati e indelebili “una bellezza portata via su quei binari morti / e un tempo ormai lontano che si disperde all’orizzonte” crea flebili malinconie che altro non sono se non l’esternazione di interiorizzati percorsi nelle debolezze, paure, insicurezze e incertezze di ognuno di noi. Un ordine composto e fittizio rappresentazione di un mondo che ci sembra ordinato nel suo essere vita, natura, diversità che si materializza nel suo opposto – il Caos appunto – che, in quanto tale è forza creativa la quale ci mostra “cose che nel nostro ordine non sapremmo vedere”. L’indagine conduce Barraco a immergersi, a investigare nel Caos che è il moto primordiale, una specie di gorgo buio che risucchia ogni cosa in un abisso. Le composizioni poetiche di Angelo disegnano una linea esistenziale sofferta, e pertanto non estranea a quanto lo circonda, alla voglia, anche inconscia, non tanto di porsi quesiti e neppure forse a trovar risposte; non per questo rassegnandosi ad una vita passiva che “non ha meta / non ha direzione / non ha parole”. Un gravoso cammino il suo, che si spinge oltre il muro della vita che, nel tentativo di valicarlo si imbatte in “un freddo oceano…” , “oppressione solida…” , “lame che tagliano dentro…” , “… il cadavere del fiore…”; un percorso in bilico tra pessimismo e una calma interiore che, pur combattuta e sopraffatta sa penetrare nelle fessure de “le luci appena spente per dare spazio al sole” muovendosi in un labirinto di sequenze che pur nel tentativo di una fuga verso “quel cielo che è su di noi”, inesorabile lo fa ripiombare nel buio quadro degli spazi confusi e rumorosi del vuoto che rimbomba e risuona spandendosi nei più reconditi moti della natura per disperdersi nei cieli che “d’autunno su pareti d’immenso / attendono” il poeta “tra le righe e il tramonto lontano”.

articolo pubblicato il: 04/01/2022

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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