periodico di politica e cultura 17 gennaio 2022   |   anno XXII
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addio alle armi

di Carla Santini


Grande sconcerto ha suscitato, a sinistra come al centro e a destra, tra i cattolici ed i laici, il video del deputato grillino Stefano Vignaroli, presidente della Commissione Parlamentare Ecomafie, intento a sparare con un fucile AK-47, universalmente conosciuto come Kalashnikov, mentre si sente in sottofondo “Mother Russia” degli Iron Man.

Si sono indignati, tra gli altri, Sandro Ruotolo, parlamentare già collaboratore di Michele Santoro, e Silvia Fregolent, deputata di Italia Viva; tutti hanno trovato indecente il video e qualcuno ha chiesto le immediate dimissioni di Vignaroli da presidente della Commissione Parlamentare Ecomafie.

I detrattori di Vignaroli ignorano che, se il Kalashnikov ha soppiantato nelle simpatie dei sicari mafiosi la vetusta lupara, non può assolutamente essere definito, come hanno detto, il fucile simbolo della delinquenza organizzata italiana, in quanto, sia nella versione originale che nelle centinaia di imitazioni, alcune anche ad opera di artigiani, è stato il fucile più diffuso nel secolo scorso e lo è anche in questo inizio del XXI secolo. Era il fucile dei viet-cong contro gli americani, degli indipendentisti eritrei contro gli etiopi, dei fedayn contro gli israeliani, è stato, con il marchio iugoslavo Zastava, il principe delle guerre balcaniche.

Non si sa come andrà a finire, se Vignaroli si dimetterà o meno, ma è certo che in Italia, se qualcuno non si adegua al pensiero unico corrente e si diverte a sparare contro un bersaglio, in un luogo protetto come un poligono, viene subito additato alla pubblica disapprovazione. Non è questione di Kalashnikov, la disapprovazione ci sarebbe stata anche con altre armi, magari associandole ai terroristi neri o ai rapinatori di banche.

È che le armi rappresentano la forza, la virilità, e questo è doppiamente sconveniente. Come se le donne non fossero in grado di affermare la propria forza e determinazione o non fossero in grado di maneggiarle. Il lassismo, la mancanza di spina dorsale, la consapevolezza di impunità, l’idea di essere sempre bravi cittadini, politicamente corretti sono le vere emergenze. Basta leggere le ultime notizie di cronaca a danno di donne per auspicare serie azioni di interventi di repressione. Non è pericoloso vedere un giovane sparare in un ambiente protetto come un poligono per non temere chissà che cosa.

L’educazione alle armi, al rispetto degli altri, all’amore è l’unica strada da percorrere, con buona pace dei benpensanti.

articolo pubblicato il: 12/01/2022

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