periodico di politica e cultura 24 settembre 2021   |   anno XXI
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copertina: LXXV Stagione del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto

lo stupro della matrona

di Carla Santini


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Il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, che quest’anno ha raggiunto la sua settantacinquesima stagione, dopo “Giovanni Sebastiano” di Gino Negri, ha portato in scena al Teatro Caio Melisso di Spoleto il nuovo allestimento de “Lo stupro di Lucrezia” dell’inglese Benjamin Britten.

Benjamin Britten, peraltro molto contestato in patria per il suo sperimentalismo, le sue innovazioni e, non ultime, le sue scelte sentimentali e sessuali contrarie al perbenismo imperante ai suoi tempi, è oggi da molti considerato il più grande musicista inglese del Novecento e tra i più grandi operisti, non solo inglesi e non solo novecenteschi.

Il compositore ha affidato la parte femminile principale, quella di Lucretia, ad un contralto e le due maschili ad un basso e ad un baritono, una scelta molto lontana dal teatro lirico tradizionale che, salvo grandiose eccezioni, come Figaro e Don Giovanni, vedono sempre nel soprano e nel tenore i protagonisti indiscussi.

L’opera “The Rape of Lucretia”, traducibile in italiano con “Lo stupro di Lucrezia” è uno dei melodrammi che vengono comunemente considerati “da camera” a causa del ridotto organico orchestrale e per la mancanza di scene di massa con figuranti e comparse.

Il drammaturgo, e in questo caso librettista, Ronald Duncan riprese un dramma del francese André Obey, “Le Viol de Lucrèce”, in cui la storia della matrona violentata da Tarquinio il Superbo è narrata con ampi riferimenti alla fede cristiana, del tutto anacronistici, considerando l’epoca in cui si svolse l’episodio dello stupro che provocò la fine dell’epoca dei Re di Roma e la nascita della Repubblica. Duncan, che per stile e sensibilità somigliava molto al suo collega francese, volle lasciare nel libretto tutti i riferimenti alla religione cristiana, assurdi, indubbiamente, ma particolarmente evocativi e visionari.

Ottima la regia di Giorgina Pi. La scena dello stupro è trattata con una delicatezza che non turba la sensibilità dello spettatore, ma soprattutto quella della cantante che interpretava Lucretia, Candida Guida, bravissima, come tutti gli altri interpreti, nel suo muoversi sulla scena.

La scelta dei costumi è stata veramente indovinata. Scartate toghe e vestiti muliebri dell’antica Roma, si è optato per vestiti moderni, ma un po’ fuori dal tempo; la cantante che interpretava il Coro femminile, Chiara Boccabella, aveva un lungo, moderno vestito plissettato che evocava vagamente un peplo.

Il secondo atto, soprattutto, ha carpito l’attenzione degli spettatori per la sua musica sperimentale, ma cantabilissima e coinvolgente, e per la potenza drammaturgica del libretto ben resa da tutti gli interpreti.

articolo pubblicato il: 06/09/2021 ultima modifica: 12/09/2021

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