periodico di politica e cultura 3 agosto 2021   |   anno XXI
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l'Unto del Signore

di Teddy Martinazzi

nella stessa sezione:
Enrico Letta si comporta come è normale che faccia un segretario di partito che nessuno ha eletto, peraltro richiamato da Parigi quasi che nel PD non ci fossero altri esponenti. Tutto questo nonostante che per anni i suoi sodali abbiano irriso ad altri partiti, perché considerati espressione di poteri di vertice non suffragati da congressi e primarie, come se per il PD congressi e primarie fossero pane quotidiano.

Ma Letta non è nuovo ad essere unto dal Signore. Anche nel 2013 divenne Presidente del Consiglio senza che fosse stato candidato a tale carica; da premier prese la situazione sottogamba, forse convinto di essere ancora ai tempi della DC. Ma, per marcare la differenza con la Prima Repubblica, Letta non trovò di meglio che istituire il Ministero per l’Integrazione, affidandolo ad una signora nativa del Congo, Kashetu Kienge, detta Cécile. Subito dopo rese pubblica la missiva del responsabile di un’organizzazione per l’accoglienza nella quale era scritto che “bisogna fare di più”; peccato che il signore in questione fosse stato poi incriminato nell’ambito di un’inchiesta penale su alcune cooperative di accoglienza.

Allo stesso modo che nel 2013 andò al Governo come se si fosse ancora ai tempi del Pentapartito, adesso arriva da Parigi e non trova di meglio da proporre che lo jus soli ed il voto ai sedicenni ad un popolo stremato da più di un anno di reclusione forzata, nel migliore dei casi, e di autentica fame per milioni di lavoratori dei comparti chiusi per dpcm.

Letta si è incontrato al Nazareno con Oscar Camps, fondatore della Proactiva Open Arms, facendosi fotografare con la maglietta della ONG, probabilmente felicitandosi per il rinvio a giudizio di Salvini. Il segretario della Lega andrà a processo per sequestro di persona, un reato che ci ricorda l’Italia di tanti anni fa, con i latitanti del Supramonte barbaricino. Ora, se un ministro ruba sarebbe bene che andasse in galera, ma giudicare un ministro non per presunte malversazioni, corruzioni o concussioni, bensì per una sua decisione politica condivisa dalla maggioranza parlamentare ricorda certi regimi di altri continenti, più che una grande nazione democratica europea.

articolo pubblicato il: 19/04/2021 ultima modifica: 30/04/2021

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