periodico di politica e cultura 3 agosto 2021   |   anno XXI
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elzevirino

tengo famiglia

di Teddy Martinazzi

nella stessa sezione:
Nel 1979, sul settimanale “Contro”, di cui era direttore, Cesare Lanza raccontò di come Beppe Grillo avesse proposto sulla RAI uno sketch ambientato in un ascensore, ottenendo molto successo. Lanza svelò che Grillo era stato a cena, poche sere prima, da un suo amico che lavorava come comico in una piccola emittente genovese e che questi, accompagnando l’amico alla porta, aveva improvvisato lo sketch dell’ascensore, poi riproposto da Grillo. Fine di una grande amicizia, secondo Cesare Lanza.

Questo poco ammirevole episodio mi è tornato in mente, dopo tanti decenni, anche se sono cose ben diverse, vedendo in tv l’attacco che Grillo ha sferrato alla ragazza presunta vittima della presunta violenza di gruppo che sarebbe stata perpetrata da Ciro Grillo e dai suoi amici.

Gli anni dell’esilio dalla RAI per aver attaccato Craxi ed i socialisti, gli anni delle incursioni nelle assemblee dei soci dei grandi gruppi industriali, quelli dei Vaffa-day e quelli della nascita del M5s sono stati buttati nel cesso in una manciata di secondi, con quel video che ha rappresentato il peggio del peggio del maschilismo e del familismo all’italiana.

Subito in appoggio all’Elevato, come si autodefinisce Grillo, si sono mossi il capo politico (ormai del tutto nominale) Crimi, la Vicepresidente del Senato Taverna, che ha parlato di sciacallaggio, non si capisce da parte di chi, ed Alessandro Di Battista, che ha affermato via social: “Beppe, sei un papà, ti capisco.” Alessandro Di Battista era quello stesso ripreso dalle televisioni di mezzo mondo mentre ai funerali di Casaleggio padre gridava “Onestà, onestà!".

Quando Roma era ancora la grande Repubblica che fu, il senso dello Stato era il credo più importante del cittadino. Un giorno il figlio di un magistrato fu accusato di corruzione ed il padre, senza nemmeno sentire le sue giustificazioni, gli proibì di presentarsi davanti a lui. Il giovane ne fu così addolorato da uccidersi. La ferale notizia fu portata al padre mentre teneva udienza; il magistrato non si scompose e seguitò ad ascoltare le parti come se nulla fosse successo.

Nessuno può pensare che nell’Italia del 2021 possano esistere ancora padri di quello stampo, ma si può pretendere che un uomo politico che ha fatto del moralismo la propria bandiera, prima di parlare a milioni di persone di azioni troppo lente della magistratura potrebbe pensarci qualche istante. I suoi amici, da parte loro, farebbero bene a tacere, altro che il “Forza, Beppe!” di Alessandro Di Battista.

articolo pubblicato il: 20/04/2021 ultima modifica: 30/04/2021

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