periodico di politica e cultura 14 maggio 2021   |   anno XXI
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la supponenza non paga

di Carla Santini


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Era ora! Non se ne poteva più di bonus vacanze, bonus monopattini, bonus rubinetti, cash-back (ma che è?), lotteria degli scontrini e chissà quali altre diavolerie avrebbero inventato per gettare al vento il fiume di denaro, peraltro da restituire per larga parte, che giungerà dall’Unione Europea.

Giuseppe Conte ha potuto contare su appoggi impensabili, dall’ex Presidente Trump, con il famoso Giuseppi, a Francesco che, quando, dopo la Pasqua, i vescovi italiani chiesero timidamente di riaprire le chiese, si affrettò a sconfessarli.

Il potere ha fatto sì che si credesse invincibile; la convocazione degli Stati Generali, quasi fosse il re di Francia; la cabina di regia; il “Conte farà la sintesi” di una giornalista amica, che, tradotto in parole povere, significa che l’ultima parola dovesse essere la sua; le conferenze stampa all’ora dei telegiornali più seguiti ed altre similari amenità.

Ma la cosa più inconcepibile per una persona normale era la convocazione del Consiglio dei Ministri alle dieci di sera, quando la logica, il ciclo circadiano ed il costo del personale obbligato a fare gli straordinari notturni farebbero optare per una convocazione alle dieci del mattino. Se Conte voleva dare l’impressione di lavorare anche di notte, poteva fare come colui che dette disposizione che la finestra del suo ufficio a Palazzo Venezia fosse sempre illuminata, così che i passanti nottambuli e sicuramente sprovveduti potessero cadere nell’equivoco.

Nel suo ritenersi insostituibile, Conte ha fatto un errore di valutazione, per colpa di quella che in parole alate si chiama hybris e che più popolarmente si definisce tracotanza; ha resistito per un mese alle richieste di Renzi di non chiamare trecento consulenti per gestire i fondi europei e di non assumere in prima persona la delega ai servizi segreti. L’autodefinitosi avvocato del popolo non aveva evidentemente valutato con attenzione il fatto che a fargli certe richieste era uno che, proprio per colpa della propria hybris, dal doppio incarico di Premier e di segretario di un partito con il quaranta per cento dei consensi, dati da voti effettivi e non da sondaggi, è finito a guidare un partitino con poche speranze di sopravvivenza. Conte ha ceduto solo dopo tante insistenze, tenendo a precisare, con supponenza, che ai servizi ci va “una persona di mia fiducia”.

Come sia andata a finire sta sotto gli occhi di tutti: parlando con termini calcistici, Renzi ha dichiarato di aver fatto tre a zero, ma, date le aspettative dei suoi alleati e visto quanto è successo in realtà, si può parlare di risultato tennistico. Adesso si volta pagina.

articolo pubblicato il: 03/02/2021 ultima modifica: 13/02/2021

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