periodico di politica e cultura 1 marzo 2021   |   anno XXI
direttore: Gabriele Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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editoriale

il bilancino

di Gabriele V. R. Martinelli


Ai tempi della guerra fredda si parlava di “sovranità limitata” per indicare lo status effettivo dei Paesi al di là della Cortina di ferro. Nel mare di lodi che si ascoltano sul nuovo governo, pochi hanno messo in evidenza di come, al solo ventilare l’ipotesi di un governo Draghi, lo spread sia crollato immediatamente. Successe in anni non troppo lontani, quando in Europa si voleva far cadere il governo Berlusconi, e lo spread schizzò a livelli spaventosi, al di fuori di ogni logica valutazione della solidità dell’economia italiana, per poi scendere quando Napolitano chiamò l’eurocrate Mario Monti. Si comprende così il perché del lungo regno di Angela Merkel, gradita non solo a Berlino, ma anche a Francoforte.

La lista dei ministri ha lasciato l’amaro in bocca a coloro che si aspettavano la non riconferma di Speranza alla Salute, ma soprattutto ai dirigenti della Lega, che se lo ritrovano al suo posto dopo averlo tanto attaccato sulla gestione della pandemia. Speranza, cosa non secondaria, rappresenta un partitino del tutto ininfluente per la stabilità di un governo. La Lega ha dovuto anche digerire la riconferma di Luciana Lamorgese agli Interni, cioè di colei che ha ribaltato completamente la politica sull’immigrazione di Salvini.

Il M5s è stato a dir poco umiliato. Il quesito posto sulla piattaforma Rousseau parlava espressamente del superministero ecologico, ma del superministero non fa parte lo Sviluppo economico, andato ad un odiato leghista. Un tempo si diceva: “Le nozze non si fanno con i fichi secchi”; se al superministero gli togli la ciccia, ovvero la parte che può intervenire su un modello diverso di sviluppo economico, in una visione di sostenibilità ambientale dell’industria, non si capisce quale differenza ci sia con il vecchio ministero dell’Ambiente. Il ministro Cingolani, per di più, è uno scienziato e non un militante grillino, anche se nel blog di Grillo la sua fotografia è apparsa accanto a quella dei ministri del M5s. Il professore, inoltre, ha partecipato alla Leopolda dell’’odiato Renzi.

Si dice che Di Maio si sia raccomandato a lungo e caldamente presso il Quirinale per essere riconfermato agli Esteri; ci mancherebbe che si fosse tirato indietro, con l’autocolonna di quattro macchine che lo scorta, l’ufficio di grande rappresentanza nel palazzo della Farnesina e tutto quello che comporta essere titolare del ministero tradizionalmente più prestigioso. All’atto pratico, però, Mario Draghi è più conosciuto e stimato all’estero che in patria, per cui, per rapportarsi con i Grandi, non ha bisogno di appoggiarsi al MAE; gli basterà semplicemente alzare la cornetta del telefono.

La figura peggiore, però, l’ha fatta il PD, da sempre in prima linea nella difesa delle donne, del loro ruolo sociale e delle quote rosa, che non ha nemmeno una donna tra i suoi ministri. A Concita De Gregorio, che l’aveva paragonato ad un ologramma per aver letto un fogliettino e rischiato di sbagliare l’uscita nel corso di una consultazione al Quirinale, Zingaretti aveva risposto “La prossima volta porterò una chitarra”. Forse la chitarra se la sarebbe dovuta portare anche quando ha parlato con Draghi, per imporre la presenza di almeno una donna nella delegazione del PD.

Zingaretti ha messo una toppa peggiore del buco quando ha detto che le donne ci saranno però tra i sottosegretari, rimarcando, non volendo, la secolare condizione di subalternità dell’altra metà del cielo. Il numero due Franceschini, da parte sua, ha perso le competenze sul Turismo, che rappresenta quasi il venti per cento del PIL italiano. Il suo dicastero, in compenso, non si chiamerà più dei “Beni culturali”, bensì della “Cultura”, nome indubbiamente più altisonante. Quel grande intellettuale che fu Giovanni Spadolini, fondando il ministero, lo chiamò Beni culturali, sembrandogli troppo ardito chiamarlo Cultura. Franceschini nella nuova denominazione ci si troverà a proprio agio, chissà.

articolo pubblicato il: 13/02/2021 ultima modifica: 20/02/2021

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