periodico di politica e cultura 26 novembre 2020   |   anno XX
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libri: Luigi Bozzolan

"Luca Flores"

Luca Flores è stato un pianista e compositore italiano. È considerato tra i più interessanti esponenti della scena jazzistica italiana!

Il suo incontro con il jazz è dei primi anni '70, quando cominciò a frequentare i circoli fiorentini come l'Andrea del Sarto dove conosce la nascente comunità di musicisti jazz italiani. Esordisce a livello nazionale nel "Tiziana Ghiglioni Sextet" (con Tiziana Ghiglioni, Maurizio Caldura Nuñez, Luca Bonvini, Franco Nesti, Alessandro Fabbri) con il quale registra il primo LP, Streams (1984). Insieme a Gianni Cazzola forma il quintetto "Matt Jazz Quintet" (con Maurizio Caldura Nuñez, Alessandro Di Puccio, Marco Vaggi). Con questi gruppi prende parte ai maggiori festival italiani. Successivamente forma il "Luca Flores Trio" (con Lello Pareti e Piero Borri).

Tra le sue importanti collaborazioni: Bruno Tommaso, Lee Konitz, Sal Nistico, Paolo Fresu, Gianni Basso, Paolo Damiani, Claudio Fasoli, Furio Di Castri, Riccardo Del Fra, Al Cohn, Steve Grossman, Al Grey, Bobby Watson, Bob Mover, Kenny Wheeler, Dave Holland, David Murray, Nicola Stilo, Enrico Rava, Muhal Richard Abrams, Tony Scott, Tullio De Piscopo, Fabio Morgera, Michelle Bobko, Barbara Casini, Riccardo Bianchi, Lillo Quaratino, Roberto Gatto, Stefano Cantini.

Fuori dall'Italia si è esibito in Francia, Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Unione Sovietica. Nell'ottobre 1987 esplode la malattia mentale che lo accompagnerà per il resto della vita, portandolo a episodi di autolesionismo, fra cui il ferimento di una mano e di un orecchio e la conseguente perdita dell'udito da questo. Il disagio mentale lo porterà alla scelta estrema: il 29 marzo 1995, 10 giorni dopo aver registrato 5 brani musicali al Planet Sound Studios di Firenze, muore suicida nella sua casa di Montevarchi. Il mito dell’artista maledetto dovrebbe fermarsi e sgretolarsi davanti alla sofferenza, quella vera. Il carattere voyeuristico del maledettismo sta nell’anteporre la sofferenza all’arte, l’illusione che il dolore (degli altri) produca piacere artistico (il nostro, comodamente al sicuro).

Le biografie del jazz sono piene di artisti maledetti, da Bix Beiderbecke in poi, e hanno alimentato una letteratura morbosa che non di rado ha oscurato il valore della musica, spiegandola come risultato del malessere. Niente di più falso: chi sta male suona male, o non suona affatto. Fare musica mette in gioco una tale complessità di operazioni mentali e fisiche da richiedere un discreto controllo di sé. Quando la vita di Luca Flores è terminata in modo tragico, a qualcuno non è parso vero che anche il piccolo mondo del jazz italiano avesse il suo eroe romantico: grande musicista tormentato dai suoi demoni. Così si sono rinfocolati i peggiori cliché o, nei casi migliori, gli stereotipi più banali, senza che mai venisse fatta giustizia alla musica del pianista.

Questo libro va nella direzione opposta. Senza ignorare la complessa vicenda umana di Flores, ne esplora il percorso musicale, la formazione rigorosa e caparbia, lo studio e gli esiti artistici, i dubbi e le conquiste, senza essere mai agiografico. La riuscita del libro risiede da un lato nella possibilità di attingere al lascito privato di Flores: i suoi appunti, esercizi, materiali, schizzi, studi, preziosamente conservati negli archivi pubblici o nei cassetti degli amici. Dall’altro poggia sulla sensibilità di Luigi Bozzolan, che da musicista sa ben distinguere la distanza, e qualche volta la connessione, tra scintilla creativa e malessere psichico, e che ha trovato la giusta chiave per raccontare in modo equilibrato un uomo e un artista che ha lasciato un segno profondo nel jazz italiano e la cui musica continua a interrogarci.

Luigi Bozzolan da oltre un decennio realizza progetti musicali d’ampio raggio collaborando con numerosi artisti in Italia e all´estero focalizzando l’attività solistica principalmente sul proprio repertorio concertistico. Si è esibito in gran parte dei paesi del Sud America, in Africa ed Europa. È stato co-fondatore del collettivo Green Brötz Turin ed ha collaborato con le associazioni svedesi Brötz Now e Kluster. Da oltre un decennio collabora stabilmente in duo con il sassofonista e compositore Eugenio Colombo. Ha tenuto numerose lezioni e conferenze su jazz e improvvisazione. Dopo aver conseguito il Master Degree in Improvisation presso l’Academy of Music and Drama di Göteborg (Svezia), consolida un forte e continuativo legame con la cultura musicale e la scena artistica scandinava. Dal 2014 vive e insegna pianoforte a Gällivare, nella Lapponia Svedese. Le sue incisioni sono pubblicate nei dischi “Sud America”, “Hem Ljus” (ed. Zonedimusica), “Dola Suite” (ed. Setola di Maiale). Di recente uscita il disco in piano solo “Fápmu”.

articolo pubblicato il: 21/11/2020

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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