periodico di politica e cultura 16 gennaio 2021   |   anno XXI
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il mancamento

di Carla Santini


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La Nazionale di Mancini ha dato un’ottima prova di sé contro la peraltro non eccelsa Moldova, come apparso nella diretta televisiva e nei resoconti giornalistici. Non si capisce, però, perché dicano Moldova e non Moldavia, come la piccola nazione si chiama nella nostra lingua; non sembra che, parlando di altre partite della Nazionale, si parli delle avversarie come, per esemplificare, di Deutschland, di Polska o di Hrvatska, per indicare le Nazionali di Germania, Polonia e Croazia.

L’uso approssimativo della lingua, uno volta riservato al colloquiale familiare, oggi, con il Villaggio globale, diviene subito accettato ed imitato quando gli errori lessicali sono proposti da personaggi che entrano nelle nostre case attraverso la televisione. Quando si parla di fenomeni atmosferici, da tempo immemorabile è d’obbligo utilizzare l’ausiliare essere, ma milioni di italiani sentono un noto conduttore di telegiornale usare l’ausiliare avere ed i meno scolarizzati credono che sia la regola. Milioni di persone, d’altronde, usano erroneamente la locuzione avverbiale “piuttosto che” da quando l’hanno ripetutamente sentita da un noto conduttore televisivo nel “salotto” di un’altra seguita conduttrice.

Ma il colmo si è avuto in occasione di una delle ultime sedute della Camera, quando un esponente di primo piano dei Cinque stelle ha detto “mancamento del numero legale” invece di ”mancanza”, quasi che, alla vista dei banchi vuoti, le pareti dell’Aula si siano sentite venir meno. Purtroppo è questa la classe politica che ci meritiamo, visto che da parecchi elettori sono stati votati. Fosse solo una questione di grammatica sarebbe una favola; d’altronde, diceva una signora “val più la pratica della grammatica”. Era la stessa che a chi le faceva notare che bisogna dire “Castro pretorio” e non “Castro petronio” rispose che a lei piaceva di più il “petronio”, anche se non c’entrava niente con l’antico accampamento romano e con l’ex caserma del terzo reparto celere della polizia.

Il problema è che i grillini costituiscono il primo gruppo nei due rami del Parlamento e non hanno alcuna intenzione di andare al voto perché la stragrande maggioranza di loro, sia per il taglio dei parlamentari, che per le nuove percentuali del movimento, tornerebbe da dove è venuta, ovvero da modesti lavori, se non dalla disoccupazione. Potrà tornare Di Maio allo stadio San Paolo di Napoli, quando va girando con quattro auto blu incolonnate e con tanto di sirene in funzione quando si trova in mezzo al traffico? Sia i grillini che i democratici sono intenzionati a non schiodarsi dalle poltrone prima del 2023, seguitando a distribuire caritatevoli bonus a destra e a manca, senza preoccuparsi di investire sulla sanità; il risultato è che non si sa come si svilupperà la pandemia in Italia, ma le forze di governo inneggiano alla grande vittoria di aver cancellato i cosiddetti decreti Salvini, che poi sarebbero i decreti Conte, in base alla regola che il primo ministro è il responsabile dell’azione di governo.

Esultano i dem per questa grande vittoria, esultano perché quota cento non sarà prorogata, con buona pace di chissà quanti pensionati mancati, esulteranno per la prossima istituzione dello ius soli, che poi già c’è in Italia al raggiungimento della maggiore età.

Il Titanic affonda, ma a bordo si balla.

articolo pubblicato il: 09/10/2020 ultima modifica: 23/10/2020

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