periodico di politica e cultura 16 gennaio 2021   |   anno XXI
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opinioni e commenti

il dolce insegnamento

di Alberto Rosselli


No! Non tutte le religioni sono uguali. Ecco perché è urgente e necessario interrogarsi sull’Islam anche in Italia, dove accogliamo e lasciamo operare i “Fratelli Musulmani”.

La decapitazione dell'insegnante in Francia è stata eseguita al grido di Allah Akbar. Così anche l’attacco al coltello in Inghilterra. Che ci piaccia o no, questi fatti drammatici ci ricordano che non tutte le religioni hanno lo stesso rapporto con la violenza. Io mi rifiuto di usare un linguaggio ipocrita su una questione così scottante come quella dell’Islam: no, non tutte le religioni sono uguali.

Dopo il massacro nel nome di Allah a Charlie Hebdo tutto il Mondo sfilò unitario a Parigi per dire "Mai più.". Ma gli aggressori, in una guerra dichiarata unilateralmente, non si fermano con i “mai più”. Il Mondo si è indignato per gli ulteriori attacchi, primo il Bataclan e seguire gli altri in Inghilterra, in Germania, in Spagna, in Belgio e nuovamente in Francia, in Inghilterra e poi ancora in Francia con la decapitazione in mezzo alla strada e all'aperto di Samuel Paty, il professore che insegnava agli studenti la libertà di pensiero e di parola. Quel “mai più” non ha più peso. Il coro mondiale ha perso la sua forza. "Mai più"? Ma chi può davvero continuare a credere che l'indignazione da sola sia una risposta appropriata ai cadaveri, alle scivolate, alle esplosioni di Kalashnikov, agli accoltellamenti? Sulla gamma del tragi-comico, Ray Ventura potrebbe far ridere la gente cantando "Tutto va bene Signora la Marchesa", la ripetizione continua e prostrata di "mai più" dice come la nostra società postmoderna, accecata e senza punti di riferimento profondi, ancora non capisce cosa sta affrontando. Dal 2015, per citare una data ma è da ancora prima, dalla parte dell'islamismo, va detto: non è l'islamofobia (paura dell’Islam) che uccide!

Profeticamente - ma chi lo dirà oggi? - Benedetto XVI, fu il primo a mettere in discussione la violenza dell'Islam, nel suo famoso discorso di Ratisbona del 2006. Papa Benedetto XVI cercò di spiegare, che non sono la religione e la violenza che vanno di pari passo, ma la religione e la ragione. Citando un dialogo avvenuto alla fine del XIV secolo tra l'imperatore bizantino Docte Manuel II Paleologo e un persiano colto, si ricorda l'ira che il Pontefice Sovrano aveva attirato all'epoca. Raccontò la discussione che i due personaggi avevano avuto sul cristianesimo e l'Islam, e sulla verità di ciascuno di essi. L'imperatore, disse Benedetto XVI, si rivolse senza mezzi termini al suo interlocutore quando lo interrogò sulla questione centrale del rapporto tra religione e violenza: "Mostrami cosa ha portato di nuovo Maometto, e troverai solo cose malvagie e disumane, come il suo mandato di diffondere con la spada la fede che predicava". L'imperatore, dopo aver parlato in modo molto diverso dai nostri discorsi contemporanei, spiegò poi attentamente perché la diffusione della fede attraverso la violenza non poteva che essere una cosa irragionevole. Citando il Paleologo Manuel II in questo modo, è chiaro che Benedetto XVI, con dolcezza, ha cercato di mostrare al contrario come l'anima del cristianesimo sia ben diversa.

articolo pubblicato il: 23/10/2020 ultima modifica: 05/11/2020

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