periodico di politica e cultura 26 settembre 2020   |   anno XX
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il nostro Bergoglio quotidiano

di Gabriele V. R. Martinelli

nella stessa sezione:
Un professore salesiano ebbe a dire che mentre un tempo un giovane che sentiva dentro di sé problemi religiosi non faceva altro che parlarne al proprio parroco o al proprio professore di religione, oggi i figli di coloro che vivono nell’ateismo, non avendo più un punto di riferimento sicuro, rischiano di cercare risposte in sette che promettono la felicità.

Quello che molti ignorano è che da diversi anni molti giovani, specialmente ragazze, si sono convertiti alla religione di Ana, la dea dell’anoressia, una madre di morte che, oltre ad esigere rituali e preghiere, porta a considerare l’anoressia il punto di perfezione del credente. Della dea Ana si parla nel web e nei social, ma soprattutto nelle scuole superiori, nell’ora di ricreazione.

Non è solo la mancanza di religiosità nelle famiglie a provocare certe reazioni; sono certi ambienti cattolici che favoriscono la diffusione del messaggio che tutte le religioni hanno la stessa importanza, quando, per un cattolico, l’unica vera religione è quella rivelata da Dio, la religione cristiana. Che poi altre religioni credano tutt’altro e di essere loro nel giusto è un altro discorso, ma non per fedeli, soprattutto ecclesiastici, che dovrebbero essere ben saldi nelle proprie convinzioni.

Il Papa ha sospeso i suoi viaggi fino alla fine dell’anno prossimo, nella speranza che nel frattempo i ricercatori abbiano trovato un vaccino contro il coronavirus. Il Santo Padre si chiama Francesco, ma sembra diverso da “quel” Francesco che, dopo l’incontro con il Cristo dipinto in San Damiano, incontrò, nella piana di Rivotorto, il Cristo vivente nel corpo dei lebbrosi, che prima di quel giorno aborriva e ne fuggiva. San Francesco amava i lebbrosi a tal punto che chiunque avesse intenzione di vestire il saio dovesse prima servire in un lazzaretto. San Carlo Borromeo, in piena pestilenza, offriva ogni giorno l’ostia agli appestati, rischiando seriamente di ammalarsi anche lui.

Dopo una Pasqua del tutto virtuale, i vescovi italiani hanno timidamente chiesto, tramite il loro cardinale presidente, di riaprire le chiese al culto, ma Bergoglio li ha zittiti seccamente, dicendo che bisogna obbedire al governo. Se avesse pensato così anche San Giovanni Paolo II, il comunismo europeo non avrebbe avuto quella tremenda spallata che ha aiutato un mondo agli sgoccioli ad abbandonare la storia.

Una parte consistente della gerarchia cattolica italiana manifesta apertamente, sui media, sui social e nei salotti televisivi, la propensione ad adeguarsi ad un pensiero unico, fatto di ecumenismo totale che spesso diventa irenismo; del perseguimento del benessere del corpo con un corretto stile di vita che spesso diventa maniacale, con conseguente disgusto per il cibo spazzatura e l’emarginazione sociale dei fumatori incalliti; con la condanna di chi non è d’accordo con la politica dell’accoglienza a tutti i costi.

E non si fermano qui. Tra le litanie lauretane è stata aggiunta l’invocazione alla Madonna come “solacium migrantium”, ovvero aiuto dei migranti, quasi che un fenomeno che, si spera soprattutto per i migranti, sia limitato nel tempo, debba divenire invocazione universale; la salvezza, secondo le nuove disposizioni, non sarà, come dice la tradizione, pro multis, per molti, ma per tutti, quindi anche per i colpevoli delle azioni più efferate e per chi non crede nel Vangelo; alla fine del Paternostro, da novembre, sarà vietato, nella chiesa italiana, recitare “non ci indurre in tentazione”, perché, secondo il nuovo credo buonista, non esistono né prove da superare, né amari calici da ingoiare per raggiungere la salvezza. I divieti sono come i voti a scuola che, secondo certi pedagogisti, umilierebbero gli scolari.

Un acuto osservatore ha fatto notare che, ormai praticamente scomparsa l’acquasanta con cui si era usi segnarsi, la nuova religiosità prevede che all’ingresso delle chiese ci sia il flacone di amuchina, per un nuovo rito salutista. In tutto questo Bergoglio ci si trova benissimo, è il perfetto pontefice dei nostri giorni.

articolo pubblicato il: 04/09/2020 ultima modifica: 15/09/2020

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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