periodico di politica e cultura 22 ottobre 2020   |   anno XX
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arte e mostre: Giulio Crisanti a Mantova

"Correva l’anno 1978"

di Michele De Luca

La Galleria Arianna Sartori di Mantova, nella sala di via Ippolito Nievo 10, presenterà la mostra personale dell’artista Giulio Crisanti “Correva l’anno 1978”, curata da Carlo Catiri (fino all’ 8 ottobre). L’inaugurazione si è tenuta sabato 26 settembre alla presenza dell’artista. Giulio Crisanti ha già esposto alla Galleria Arianna Sartori nel 2013 con la personale “Percorsi della creazione” che aveva suscitato grande interesse di pubblico e critica.

“La storia più recente del nostro Paese è costellata di fatti tragici che hanno segnato la nostra coscienza civile e il nostro senso dello Stato. Ci sono momenti in cui la vita sociale viene messa a dura prova, così come il nostro atteggiamento di fiducia nei confronti delle istituzioni democratiche. Apparentemente e contemporaneamente invece, la sicurezza nel progresso del vivere civile e il diffuso benessere economico, dopo i disastri della guerra, avevano fino a quel momento consolidato nella gente un senso di sicurezza e di positività nel vivere quotidiano, senza confronti rispetto alla storia dei decenni precedenti. Questa situazione di rinascita e di ricostruzione venne bruscamente recisa con l’uccisione a Roma dello statista Aldo Moro da parte delle Brigate rosse.

Correva l’anno 1978. Giulio Crisanti, nel pieno della sua maturità creativa e al culmine della sua ricerca artistica iniziata negli anni Sessanta, inaugurava in quei giorni a Frascati presso il Centro Arte Altair una importante mostra monografica, curata dal poeta e critico lucano Vito Riviello, che segnava un punto fermo del suo percorso pittorico. Sicuramente anche Giulio, in quei tristi giorni, sentiva che qualcosa in Italia stava cambiando e ogni recupero della vita precedente sarebbe risultato impossibile. Si delineava così un momento molto drammatico ed emotivamente di non ritorno. Oltretutto poco dopo, nel 1980 l’Artista si trasferirà in Brianza e questo avvenimento segnerà per lui una cesura che avrà anche importanti conseguenze nella sua produzione artistica.

Eppure, come talvolta curiosamente avviene, la memoria restituisce frammenti del nostro passato che riemergono allo stato di coscienza improvvisi ed inaspettati. Dopo quarant’anni Crisanti rivede casualmente quelle opere degli anni Settanta che aveva depositato nella sua casa in Abruzzo, terremotata dal 2016, le sente vicine a sé, ancora coerenti con la sua vita odierna, più di quanto si sarebbe mai aspettato. Da qui la voglia di toccarle, restaurarle e restituirgli quella vita che sembrava definitivamente interrotta e perduta. Stilisticamente notevole e filologicamente corretto questo suo desiderio di attualizzare il passato e ridare senso e valore ad un ciclo omogeneo di opere, che l’Artista vorrebbe ora collegare con le tematiche delle sue ultime scelte pittoriche. Ritrovare un filo conduttore nel proprio lavoro è importante.

L’esperienza è nella vita di un artista come il tessuto connettivo che ne costituisce la continuità creativa; la stessa manifesta la densità e lo spessore della ricerca che ne contraddistingue l’essenza e il divenire. Da queste premesse nasce così un progetto che ripropone alla nostra vista quelle opere sopra citate, nella città di Mantova presso la Galleria Arianna Sartori che le ospiterà. Una mostra che permetterà all’Artista di realizzare quanto detto e concretizzare appunto quella continuità espressiva, quel ritornare sui propri passi e, attraverso un percorso circolare, ricucire con il presente un’esperienza passata e da tempo abbandonata.

Così scriveva Vito Riviello nel catalogo della mostra del 1978 a proposito delle opere dell’Artista “Quello che affascina in Lui è il pudore con cui cerca il contatto, ma anche il rigore col quale vuole stabilirlo … preferisce le pause, le visibili interruzioni, i bui sofferti … che servono ad ampliare le intenzioni più che le sensazioni”. Oggi rileggendo quelle parole e guardando le opere dell’ultimo progetto artistico di Crisanti sullo sciagurato crollo del ponte Morandi di Genova avvenuto nell’estate del 2018 – sono passati quarant’anni – ritroviamo in queste, così come allora, lo stesso rigore compositivo, le stesse pause narrative, le stesse fratture grafiche e le stesse buie sofferenze che servono ad ampliare ed a rafforzare l’intenzione di denuncia del fatto funesto presentato. Vediamo ora di determinare le radici stilistiche di Giulio Crisanti e di identificare quegli artisti che ne hanno segnato la formazione. Per fare questo dobbiamo calarci nell’ambiente accademico italiano dei primi anni del dopoguerra e contemporaneamente analizzare le aspettative ed i fermenti più innovativi degli artisti di quel periodo.

Ha scritto Carlo Catiri: “Volendo semplificare, negli anni Cinquanta in Italia ritroviamo due schieramenti culturali contrapposti, che vedevano da una parte gli artisti del socialismo realista, legati alla sinistra militante e dall’altra un gruppo più eterogeneo di autori, meno politicamente allineati, che guardavano soprattutto alle sperimentazioni segniche ed informali dell’Espressionismo Astratto americano. Opere queste, che negli anni Cinquanta e Sessanta cominciavano a circolare anche da noi. Nascevano così anche in Italia diversi movimenti legati all’Astrattismo Informale che si muovevano all’interno dell’Arte Materica, dell’Arte Segnica e dello Spazialismo. Ed è proprio in questo dibattito critico molto acceso e vivace che sicuramente il giovane Giulio si è formato. Artisti come Hartung, Pollock, Scanavino, Moreni e Celiberti sono stati inizialmente dei sicuri punti di riferimento. Ancora più alla radice del suo linguaggio sono le avanguardie artistiche del primo Novecento nelle figure di Klee e di Kandinskij”.

articolo pubblicato il: 30/09/2020

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