periodico di politica e cultura 29 maggio 2020   |   anno XX
direttore: Gabriele Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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finanza

MES o non MES

di Domenico Massa


Nella moderna “era” contraddistinta dalla diffusione di internet, nessuno sfugge alla responsabilità di ciò che ha pubblicamente affermato o diffuso in rete. Addirittura ci sono siti che riassumono tutte le citazioni di un qualsiasi personaggio più o meno conosciuto. Citando come fonte una importante testata giornalistica, il sito Wikiquote riporta la citazione di Romano Prodi a proposito della moneta unica europea: ” Con l'euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più” Noi abitanti del sud Europa sappiamo bene come sono andate a finire le cose. Le cose sono andate malissimo anche in situazioni più o meno normali.

Il terribile flagello chiamato COVID 19 ha messo in evidenza tutte quelle criticità che alcuni politici italiani nascondevano argomentando che i sacrifici imposti dai trattati e regolamenti europei sarebbero stati ripagati perché l’Europa è l’unica ancora di salvezza in caso di gravi crisi sia simmetriche sia asimmetriche. Bene, ora abbiamo bisogno di quest’ancora di salvezza. Il problema è che ci siamo aggrappati in troppi e probabilmente il rifugio sicuro che ci era stato tanto decantato non può essere così sicuro come si diceva.

Un segnale importante lo abbiamo ricevuto dalla Corte Costituzionale tedesca, che ha dichiarato che l’attività svolta dalla BCE non è stata nell’alveo del mandato conferito dai trattati, e addirittura confligge con la Carta Costituzionale tedesca, tanto da minacciare il ritiro della Banca Centrale tedesca dalle attività indicate dalla BCE. La Germania è ora in attesa che la BCE dimostri di aver agito non solo nel miglior interesse dell’Europa, ma anche nei limiti del proprio mandato. Molti si sono riempiti la bocca facendo pomposo riferimento al così detto “bazooka di Draghi”: la Banca Centrale Europea acquista titoli di Stato o altre obbligazioni sul mercato, stimolando così la crescita economica dell'area euro. Il programma della Bce, approvato nel 2015 e rivisto più volte, ha tra gli obiettivi quello di scongiurare il rischio di deflazione e mantenere il tasso di inflazione attorno al 2%. Moltissimi affermano che senza le parole di Mario Draghi “faremo tutto ciò che riterremo necessario fare”, la moneta unica non avrebbe superato le crisi del 2015 e in particolar modo quelle di gennaio e febbraio del 2016.

Oggi la Corte Costituzionale tedesca vuole spiegazioni nel termine di tre mesi, nella convinzione che la BCE ha agito fuori dei limiti imposti dal mandato. Non è la prima volta che i tedeschi affrontano l’argomento in Sede Europea. In precedenti occasioni la Commissione aveva deliberato che la BCE aveva agito nei limiti del mandato. Sembrava che la disputa fosse stata risolta, ma la nuova iniziativa dei Tedeschi evidenzia un fatto inoppugnabile: l’argomento non era assolutamente risolto. Significa che l’artificio utilizzato da Draghi per superare il limite statutario della BCE in caso di crisi, a detta dei tedeschi, è arbitrario. Draghi con il QE (quantitative easing) cioè allentamento quantitativo risolse la crisi del debito sovrano del 2015 e degli anni successivi. In realtà non si tratta di un vero e proprio QE, lo potremmo definire un QE “de casa nostra”, perché la BCE non ha gli stessi mezzi della FED. La BCE con la guida di Draghi ha operato un long term refinancing operation (LTRO). Banalizzando sulle differenze possiamo sintetizzare: la FED è una vera banca centrale perché prestatore di ultima istanza; la BCE non è una vera e propria banca centrale, perché non è prestatore di ultima istanza.

Per focalizzare sulla pericolosità degli argomenti è sufficiente ricordare l’effetto delle parole di Cristine Lagarde (attuale Governatore protempore della BCE) sui mercati. La Lagarde, rispondendo ad una giornalista, affermò che “accorciare gli spread non era tra i compiti della BCE”. Significa che la BCE non avrebbe utilizzato rifinanziamento a lungo termine perché questi interventi di riacquisto dei titoli di debito sovrano avrebbero potuto ridurre il differenziale tra i rendimenti dei titoli dei vari Stati Europei. Bastarono queste parole per far crollare la Borsa Italiana del 17% in una singola seduta. Poi la Lagarde corresse il tiro e scimmiottando Draghi affermò che si sarebbe fatto tutto il necessario.

Potrebbe essere più che un sospetto che i tedeschi con l’avvicendamento alla guida della BCE avessero accarezzato l’idea di poter riprendere il pieno controllo della BCE. Con questo scenario troverebbero spiegazione sia le contorsioni della Lagarde sia l’azione intrapresa dalla Corte Costituzionale Tedesca. Un fatto è certo: ora le Banche Centrali dei vari Stati che adottano la moneta unica hanno in pancia una bella quantità di titoli di Stato e rivendicare che l’azione della BCE sia stata in parte illegittima potrebbe avere delle conseguenze pesanti per tutti. A questo proposito acquista rilevante importanza il negoziato che è ora in corso per determinare gli strumenti a disposizione per superare la crisi da corona virus.

I falchi tedeschi ed olandesi (sarebbe più appropriato gli avvoltoi) spingono molto per l’adozione del così detto “Fondo salva Stati”, precisamente: MES (meccanismo europeo di stabilità). Per sapere qualcosa in più sugli effetti del MES basterebbe chiedere ai Greci, i quali direbbero che dei soldi prestati loro dal Fondo Salva Stati in realtà non è arrivato un solo centesimo, perché gli euro ricevuti a costo di pesantissime condizioni contrattuali sono andati tutti per la ristrutturazione del debito sovrano greco che era nelle casse delle varie banche tedesche, olandesi e francesi, che prima hanno beneficiato degli alti tassi di interesse e poi hanno preteso il rimborso totale trasferendo il rischio del credito sui cittadini greci. Sintetizzando si sono privatizzati i profitti e rese a carico dei greci le perdite.

Perché tutta questa caparbietà dei “falchi” nel voler utilizzare il MES? Sarebbero disponibili addirittura a cambiare nome al fondo, diciamo un maquillage, tanto per allontanare il richiamo al ricordo della tragedia dei greci, che oggi disturba molto e non si può riesumare. Un po’ come è successo in Italia con la tragedia delle Foibe. Tante scuse per quel che è successo, ma domani è un altro giorno e si vedrà, a condizione che non si disturbi con inutili e stucchevoli reprimende sull’accaduto. Di fronte al quadro impietoso che si presenta mi sono domandato se i falchi fossero stupidi, in considerazione del fatto che un crollo verticale delle economie delle nazioni periferiche che adottano la moneta unica non fosse proprio nei migliori interessi dei falchi stessi.

Quando non ho elementi per valutare sono solito affidarmi a chi ha le competenze per illuminarmi. In questa occasione mi sono rivolto a persone che, oltre godere in maniera indiscussa della mia stima, vantano un’esperienza professionale approfondita e ultra decennale durante la quale si sono confrontati, hanno collaborato e conquistato la piena fiducia di alcuni dei vari “falchi” che svolazzano in Europa. Quando ho domandato se questi “falchi” peccassero di stupidità, alla velocità di un battito di ciglia, mi è stato risposto: “stupidi solo a portare a casa”.

Ormai siamo giunti alla stretta finale, presto sapremo di quale morte dovremo morire. Una cosa è certa: le scelte sono poche; c’è chi dice che si possa scegliere tra il morire di COVID 19 o di fame. La speranza comunque è sempre l’ultima a morire; staremo a vedere, ormai mancano solo pochi giorni al verdetto. Devo aggiungere che data la situazione mi sembra singolare che il direttore di BMW Italia si presenti in televisione per sponsorizzare la proposta di un incentivo dello Stato italiano concesso per il rinnovo del parco auto degli Italiani. Si tratterebbe cioè di spendere soldi pubblici italiani per promuovere l’acquisto di auto nuove tedesche. Mi viene di pensare se non si possa affermare che si tratti dei tanto deprecati aiuti di Stato che distorcono il mercato; inoltre è palese che l’aiuto lo si darebbe a costruttori stranieri visto che in Italia non mi sembra di vedere più marchi in questo settore.

articolo pubblicato il: 08/05/2020 ultima modifica: 19/05/2020

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