periodico di politica e cultura 29 maggio 2020   |   anno XX
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finanza

sturmtruppen

di Lf


nella stessa sezione:
Bloomberg riferisce che: Michael Leister, responsabile Strategia tassi della Commerzbank, seconda banca tedesca, in una sua nota afferma che il debito italiano nel rapporto con il PIL si possa attestare intorno al 150% nel 2020 per poi scendere al 145% nel 2022 grazie alla probabile ripresa economica ed al conseguente aumento del PIL. La diretta conseguenza potrebbe essere che il rimbalzo del PIL previsto dopo la fine della pandemia non sia sufficiente a scongiurare l’ipotesi di una riduzione del merito di credito dei titoli italiani e quindi un declassamento delle agenzie di rating a “titoli spazzatura”. Alla luce di codeste osservazioni, la Commerzbank, che ha come socio di riferimento lo Stato tedesco con una quota del 15%, sta consigliando i propri clienti di chiudere le posizioni lunghe (vendere) sui titoli di stato italiani.

In pratica si tratta dello stesso scherzetto che fu giocato da altra banca tedesca nel 2011. Stando a quanto pubblicato dall’Espresso l’11 dicembre del 2017 in un articolo a firma di Paolo Biondani e Luca Piana dal titolo:” Deutsche Bank affonda l’Italia l’inchiesta che ha riaperto le polemiche” e nell’articolo: ”Il 26 luglio 2011, infatti, la maggiore banca tedesca pubblica i dati aziendali del secondo trimestre. Una tabella mostra che, tra la fine del 2010 e il 30 giugno 2011, l’esposizione di Deutsche Bank al rischio Italia si è quasi azzerata: i titoli del nostro Paese sono precipitati da otto miliardi di euro a soli 996 milioni. Per i mercati, il messaggio è chiaro: il colosso tedesco sta scappando dall’Italia. La sintesi perfetta la fornisce il Financial Times, che annuncia in prima pagina “il drammatico segnale di una fuga degli investitori internazionali dalla terza economia dell’Eurozona”.

L’articolo si conclude: “Nel luglio 2011, uno dei commenti più duri arrivò da Romano Prodi, ex capo del governo italiano ed ex presidente della Commissione europea, che si dichiarò «sconvolto» da quella che definì “incoscienza”: “È la fine di ogni legame di solidarietà in Europa”. Verso la fine dell’ottobre del 2011 ci fu il teatrino tra la Merkel e Sarkozy caratterizzato dallo scambio di sguardi e risatina all’unisono quando un cronista pose loro una domanda su Berlusconi.

Ne è passata di acqua sotto i ponti e già nel 2011 si era dimenticato un altro bello scherzetto che ci fu giuocato dallo speculatore Soros con la collaborazione delle banche tedesche, almeno secondo quanto è stato dichiarato recentemente da Giuliano Amato che affida alle pagine del Wall Street Italia il suo ricordo dei fatti così come si svolsero all’epoca, cioè durante l’attacco speculativo portato da Soros alla lira che in quel periodo si stava misurando con le criticità dello SME: ““Era il primo pomeriggio di venerdì 11 settembre, ero nel mio ufficio con Ciampi e Barucci. Si affaccia Francesco Alfonso, allora suo collaboratore, e ci disse che il presidente della Bundesbank Helmut Schlesinger aspettava in linea. Ciampi [allora governatore della Banca d’Italia Ndr.] andò a parlargli al tavolo della mia segretaria e quando tornò era verde in volto. Schlesinger gli aveva detto che la Bundesbank da lunedì non sarebbe più intervenuta per difendere la lira”.

Il segnale che ci fu dato all’epoca era premonitore di ciò che ci avrebbe aspettato dopo l’ingresso nell’euro. Al tempo dello SME fu possibile svalutare (25%) e l’economia ripartì e come ha ricordato lo stesso Amato “fu la fine di un incubo”. Dopo l’introduzione della moneta unica i cambi sono fissi e le criticità si trasferiscono immediatamente sull’economia reale. Tutti i tagli al bilancio dello Stato che fummo costretti a fare dal 2011 in poi si ripercuotono oggi ed in piena emergenza coronavirus fanno emergere le criticità di molte sciagurate decisioni prese per contenere i costi della sanità. Ma tutti i sacrifici appaiono non bastare, perché gli attacchi alla nostra economia e finanza avvengono anche dall’interno della UE. Soprattutto non esistono meccanismi di protezione, anzi i meccanismi di protezione esisterebbero e potrebbero essere estremamente efficienti, ma quello che appare è la volontà di non utilizzarli. Il 24 marzo scorso il quotidiano Libero nella pagina dedicata all’economia ha riportato le parole di Klaus Regling, il super-falco tedesco amministratore delegato del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Costui forte della privilegiata posizione di soggetto con immunità penale nell’esercizio della sua carica al MES ha osato dichiarare: “Italia e Spagna devono mettersi in ginocchio”. Comportamento da gran signore, specie in un momento in cui sia l’Italia sia La Spagna stanno affrontando una crisi sanitaria senza precedenti e sono costrette senza nessuna colpa a piangere migliaia di morti.

Penso che come in una famiglia si debba prendere atto che quando la situazione tra i coniugi è diventata insostenibile il ricorso al divorzio rappresenta una soluzione inevitabile, così oggi chi ha responsabilità di Governo debba accertare la situazione, pretendere che l’Italia venga rispettata nella forma e nella sostanza, valutando e predisponendo azioni mirate a prendere posizioni nel migliore ed unico interesse degli italiani.

Altrimenti questo rigurgito di nazionalismo con bandiere tricolori alle finestre e canto dell’inno nazionale non solo lascia il tempo che trova, ma ci mette ancor più, se possibile, in ridicolo agli occhi dei falchi del nord Europa, tutto pane e austerità, che si tengono ben stretto il surplus commerciale con buona pace dell’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’unione europea.

articolo pubblicato il: 03/04/2020 ultima modifica: 10/04/2020

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