periodico di politica e cultura 29 maggio 2020   |   anno XX
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opinioni e commenti

tagli e ritagli

di Domenico Benedetti Valentini


nella stessa sezione:
Con l’esplosione della pandemia virale, ci siamo messi, con terrorizzata frenesia, a destinare capannoni e stands fieristici ad ospedali (con quale idoneità igienica e funzionale, è tutto da dimostrare). Vengono in fretta e furia riaperti nosocomi abbandonati, adibiti alberghi e pii ricoveri ad ospitare malati in fase post e sub acuta. Si quadruplicano i reparti di patologie polmonari. Soprattutto si corre a più che raddoppiare i posti di terapia intensiva (l’unica che aiuti veramente a fronteggiare l’infezione grave), sollecitando enormi cifre di denaro pubblico e di generose contribuzioni private per dotarli delle attrezzature e del personale qualificato necessari alla loro attivazione. Si studiano allestimenti di ospedali da campo e si celebrano giustamente le Associazioni degli Alpini o d’altri Corpi che mettono in piedi del loro Ospedali e Pronti Soccorso…

Questa è l’Italia, in preda a sgomenta concitazione come un formicaio improvvisamente calpestato da un crudele scarpone, che da una trentina d’anni e sotto variegati governi – con il pensiero unico delle economie di scala e della iperconcentrazione che sola permetterebbe qualità e specializzazione – chiude ospedali considerati troppo piccoli, disattiva punti nascita giudicati sotto gli standards, riduce anno per anno i posti letto ospedalieri, lascia l’insegna in tanti reparti di rianimazione svuotandoli di effettiva operatività; promette in cambio servizi territoriali che nessuno ha mai visto e una fittissima rete di elicotteri sanitari e ambulanze superattrezzate e superassistite che non ci sono né ci saranno nei prossimi non so quant’anni….Le Regioni hanno perfettamente assecondato tale linea politica e conferiscono “premi di produzione”(!) ai managers che si distinguono per incisività dei tagli… Dobbiamo continuare?

Ora, la domanda potrebbe essere: quanto vorremmo, in questo momento, che quei tagli non fossero mai stati? che disponessimo senza angoscia di posti letto veri e rianimazioni che dobbiamo correre ad acquistare (ce le vendono, sia chiaro; solo qualche esemplare è… in omaggio) dai cinesi, cioè quegli stessi che il virus ce l’hanno innescato? che il Governo italiano e l’Europa non lesinassero sulla capacità di spesa/indebitamento pur di non lasciarci precipitare in “zona rossa”, come Bergamo o Brescia, o Codogno in Veneto, o Pozzo in Umbria, o Fondi nel Lazio?

Ma, se permettete, la domanda più delicata è: come vorrà diversamente (oppure torneranno a ugualmente) ragionare il Governo, l’insieme degli amministratori, la cittadinanza, quando l’emergenza sarà passata, quando tutti si riapproprieranno dei loro egoismi e il “pensiero unico” dell’efficientismo economico – per il momento tacitatosi pudicamente – rialzerà la testa in nome dell’irreversibile segno del progresso?

Amici cari, possiamo avere sensibilità diverse su come vorremmo l’Italia di domani e dopodomani, ma dagli antefatti e dati consolidati si deve partire. Leggete lo studio pubblicato da “Il Sole 24 Ore” (organo confindustriale pur sempre in prima fila nel pretendere tagli a tutti i pubblici servizi). Dalla regionalizzazione in poi sono stati chiusi oltre 200 Ospedali e non si contano quelli che vengono mantenuti aperti… per finta. La parola d’ordine efficientista è stata: il progresso esige la diminuzione dei posti letto. Oggi l’Italia conta 3,4 posti letto ogni 1000 abitanti. La Germania, che certo non è……sciupona, dispone di 8,3 posti letto ogni 1000 abitanti. E da noi, ormai, non fai a tempo ad essere operato, che ti rispediscono a casa che ti tieni ancora i sondini con le mani! Negli ultimi dieci anni, la dotazione ospedaliera di medici e infermieri è diminuita di oltre 45 mila unità. E crescono (+6,4%) i contratti a tempo determinato. Risparmio? Tutt’altro: negli ultimi venti anni la spesa sanitaria è complessivamente salita da 75.652 a 117.939 milioni di euro! Cosa ci abbiamo fatto? Abbiamo forse rafforzato in maniera massiccia (e percepibile dalle comunità locali) la medicina territoriale, l’assistenza a domicilio, le Case-Sanità dove c’erano piccoli ospedali? Niente di tutto questo.

E allora, può darsi che questo discorso lasci indifferenti i nostri lettori “metropolitani”. Sempre perché il “campanilismo retrogrado” è quello degli altri, specie se hanno la colpa di vivere in una città più piccola; mai il proprio, anche se poi s’impreca contro l’ingolfamento e i malati parcheggiati nei corridoi di non pochi Policlinici, e le crudeli liste di attesa… Ma il punto resta lo stesso: quale modello di insediamento antropico sul territorio vogliamo? Perché, vedete, se vogliamo dare un futuro all’Italia intera, bisogna che la rete dei servizi essenziali sia diffusa e che la concentrazione sia riservata a poche esigenze di sofisticato livello.

Questo vale per la Sanità, certo, è quella che adesso ci urge. O che si sia in Sicilia, o in Piemonte, o nella mia piccola Umbria, una congrua rete di Ospedali di Emergenza-Urgenza, con tanto di Rianimazione (fossero anche pochi letti dedicati), deve restare. Anche perché consente di fare buona chirurgia e buona medicina, anche nei casi importanti, correntemente, senza intasare i due-tre nosocomi di alta specializzazione (certo non dappertutto andremo a praticare trapianti). E nei piccoli centri una Casa Salute, dove i sanitari, con corredo di infermieri professionali, possano fare i primi trattamenti e disporre degenze di propri pazienti non acuti ma non assistibili in casa, ci deve stare…

Ma, a ben vedere, discorso simile vale per quasi tutti i servizi fondamentali. Giustizia, trasporti, scuola, banche, poste e via dicendo. Gli iper-accentramenti e le chiusure dei punti periferici, magari con l’alibi della telematizzazione, non stanno aprendo al progresso; stanno massacrando la “resilienza” nel 75% del territorio nazionale. E nelle emergenze – guarda caso – il paradosso suicida esplode: i centri demograficamente più densi lamentano una percentuale di contagi quattro volte superiore all’incirca dei centri “minori”!

In un Paese che, più avaro di natalità di ogni altro al mondo!, sta preparandosi un “domani zero”, se tagli tutti questi servizi, stai fomentando lo spopolamento di due terzi del territorio. Ma prepari a ricaduta un futuro molto peggiore anche per i cittadini metropolitani e “capoluocali”. Ecco, o Sinistra del popolo, Destra della modernità, Tecnocrati, Sociologi illuminati, il tema che interessa chi vive e chi vivrà. Non la cronachetta politica delle mezze figure promosse a personaggi dai talk show di prima o seconda serata!

articolo pubblicato il: 10/04/2020 ultima modifica: 17/04/2020

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