periodico di politica e cultura 29 maggio 2020   |   anno XX
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matrimoni e prime comunioni

di Teddy Martinazzi


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Nei piccoli centri del Meridione c’è sempre uno zi’ Michele o uno zi’ Nicola che, essendo un politico locale o comunque un notabile del paese, viene a gran voce invitato a parlare in occasione dei banchetti per matrimoni e prime comunioni. Di solito parlano a lungo senza dire niente di significativo; anni fa girava in internet il video di un sindaco di una piccola località che, in occasione di un matrimonio, parlò per decine di minuti senza esprimere un solo concetto.

Non sappiamo se l’avvocato Giuseppe Conte, in passato, sia stato invitato, una o più volte, alle feste di prima comunione di Volturara Appula; probabilmente, quando finirà, prima o poi, la sua avventura politica, speriamo più prima che poi, sarà invitato a parlare a tutte le feste a Volturara Appula e dintorni.

Domenica ventisei aprile il presidente del Consiglio ha parlato a sessanta milioni di italiani con lo stesso stile e gli stessi artifizi retorici dei vari zii che parlano alle feste. Nei primi venticinque minuti, più o meno, non ha espresso concetto alcuno, poi abbiamo capito tutti che la tanto attesa fase due, sbandierata con tanto di diretta televisiva alla Grande Timoniere, è una specie di pateracchio partorito dai quattrocentocinquanta, dicasi quattrocentocinquanta, esperti tecnico-scientifici, tra i quali non ci sembra ci sia solo un rappresentante delle categorie più danneggiate dalla chiusura, un artigiano, un parrucchiere, un barista che avesse potuto esprimere la propria modesta opinione a lor signori.

Ci sono stati nel discorso del premier tanti vedremo e faremo, ma è ormai da più di quaranta giorni che stiamo chiusi in casa e molti italiani non hanno bisogno di aspettare che la loro attività venga autorizzata a riaprire, perché sanno che non riaprirà mai più.

Non una parola, in tutto il discorso è stata detta sulla scuola, salvo che saranno assunti migliaia di insegnanti, come a dire, state calmi che pensiamo a voi. Le scuole riapriranno a settembre, salvo gli esami di maturità, effettuati senza pubblico, con il solo studente, quindi contro la pubblicità prevista dalle leggi. Sembra che l’unica priorità sia data dagli esami di maturità, quando in tempo di guerra, nel 1942, gli esami non si tennero. Non si capisce perché non si possano tenere per buoni i risultati di cinque anni di studio.

La scuola non è un parcheggio, ci mancherebbe altro. La scuola è l’attività formativa per eccellenza, la memoria del passato che proietta nel futuro le giovani generazioni. Ciononostante, la scuola è anche il luogo dove i genitori tengono in sicurezza i propri figli, o almeno si spera; se i genitori torneranno a lavorare, non sapranno dove potranno lasciare i propri figli di tre anni, ma anche quelli di sei, o di undici, o di quattordici. Di questo i quattrocentocinquanta esperti quattrocentocinquanta non si sono occupati e l’avvocato di Volturara Appula non ha parlato.

articolo pubblicato il: 27/04/2020 ultima modifica: 02/05/2020

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