periodico di politica e cultura 29 maggio 2020   |   anno XX
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editoriale

e va rabbioso altrui così conciando

di Lf


nella stessa sezione:
Sostenere che Giuseppe Conte abbia diffuso fake news a reti unificate sarà un esercizio estremamente complicato. Del resto il Paese Italia è il Paese dei misteri: lo dimostrano le innumerevoli vicende alle quali non si è potuto dare né un colpevole né un mandante.

L’argomento MES non rappresenta un’eccezione. Eravamo nel marzo del 2011 ed il Consiglio dei capi di Stato e di Governo l’11 di quel mese si occupa della trasformazione del fondo europeo di stabilità in meccanismo europeo di stabilità. In Italia era in carica il IV Governo Berlusconi. Tanto per contestualizzare in quello stesso periodo si era dato vita ad una coalizione militare contro la Libia e di li a poco ci sarebbe stato il dramma di Fukushima. Figuriamoci con quanta alacrità le grisaglie europee hanno potuto darsi da fare mentre gli occhi del mondo erano puntati altrove. Il governo Berlusconi cadde il 16 novembre del 2011 e subentrò il Governo Monti. L’unico addebito che possiamo fare al IV Governo Berlusconi è che ha aderito al progetto di modificare il fondo europeo di stabilità in meccanismo europeo di stabilità; ben poca cosa rispetto al contributo dei Governi che si sono succeduti. Un fatto non può sfuggire ad un osservatore attento: ogni qual volta in Italia c’è un Governo non pronto a rendersi prono ai voleri dell’élite europea succede qualcosa, in chiave economica, che lo costringe alla resa. La responsabilità dell’azione della Deutsche Bank nella caduta del IV Governo Berlusconi ormai è assodata e fa parte della storia. Dall’opposizione sia Salvini sia Giorgia Meloni hanno sempre avversato il MES. In effetti dopo la cura draconiana e la beffa perpetrata ai danni della debolissima Grecia ed al suo popolo si è capito cosa volesse dire effettivamente avere a che fare con il MES. I greci non videro neanche uno degli euro messi a disposizione dal MES perché le ingenti risorse prestate ai greci servirono per il ristoro dei loro creditori: principalmente le banche tedesche.

L’astuta difesa in punta di diritto con la quale Conte replica alle accuse di Meloni e Salvini si basa sulla confusione artatamente generata circa la firma posta sul MES. Conte dichiara di non aver firmato nulla sul MES e che il MES è stato firmato dal IV Governo Berlusconi e non fa nessun accenno alle modifiche che dovrebbero essere apportate e sulle quali il suo Governo è stato chiamato ad esprimersi. La convinzione di Meloni e Salvini è che Conte o chi per lui, forse il Ministro dell’Economia Gualtieri, possa aver preso accordi vincolanti sulla modifica del MES per rendere automatiche e senza un minimo di discrezionalità le misure cui verranno sottoposti gli Stati che chiedono l’intervento del MES.

In molti sono convinti che se ciò avvenisse si tratterebbe di una iattura e che farebbe sprofondare nella miseria qualsiasi Stato faccia richiesta dell’intervento del MES. Il dubbio è che già in questa fase e forse in un prossimo imminente passo l’utilizzo del MES possa trasformarsi da un’opzione volontaria in una cura dovuta e decisa per la salvaguardia del Sistema economico e monetario Europeo. In altri termini da esercizio volontario si trasformerebbe in applicazione forzosa per il bene comune europeo.

L’Italia, per la costruzione del proprio sistema bancario e per il supporto che lo stesso ha nel sostenere il debito pubblico avrebbe delle conseguenze inimmaginabili in caso di attuazione del MES in versione riveduta e corretta (quella che Conte nega e che in passato Gualtieri aveva affermato di aver sottoscritto). Dai verbali della UE non è stato possibile avere riscontri, perché sono segreti. Anche il MES è dotato di un consiglio di amministrazione che non risponde a nessuna autorità, neanche in sede penale e che tiene secretati i verbali delle proprie riunioni. Stando ai fatti il Presidente del Consiglio ha utilizzato una conferenza stampa, indetta per comunicare ai cittadini i contenuti di un decreto, per attaccare duramente e quel che è più grave nominalmente i leader dell’opposizione. Tutto ciò ricorda le metodologie utilizzate in Paesi dove la democrazia è un optional del quale si può tranquillamente fare a meno nel nome della finanza e dell’economia.

articolo pubblicato il: 11/04/2020 ultima modifica: 17/04/2020

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