periodico di politica e cultura 25 febbraio 2020   |   anno XX
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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teatro: al Nuovo Teatro Ariberto di Milano

"Stella d’Africa"

Nato da madre eritrea e padre italiano ai tempi della colonizzazione fascista dell'Etiopia, Luciano Vassallo dovrà combattere contro il duplice razzismo del quale furono vittima i meticci: mai abba-stanza bianchi, mai abbastanza neri. La sua però è anche la storia di un trionfo mai più eguagliato: nel 1962 trascino l'Etiopia alla conquista della sua prima e unica Coppa d'Africa. Senza mai rinnega-re quel cognome, inviso a molti.

Di e con Giambattista Anastasio
Regia Marco Filatori.

Quella di Vassallo è una storia tanto esemplare quanto poco conosciuta. Cresciuto nella mi-seria tra le strade di Asmara, Luciano vive fin da subito il dramma del doppio razzismo: in quanto meticcio viene discriminato sia dai bianchi che occupano il suo Paese (gli italiani prima e gli inglesi poi) sia dagli autoctoni (etiopi ed eritrei). Per i primi non è abbastanza bianco, per i secondi non è abbastanza nero. Espulso da scuola dopo aver reagito all'ennesima umiliazione da parte di un com-pagno, Luciano trascorre un'adolescenza inquieta tra lavori precari e qualche giorno in cella finché riesce ad entrare in una squadra di calcio. Il suo talento innato gli permette in poco tempo di scalare posizioni nel calcio etiope (l'Eritrea allora non era ancora uno Stato indipendente) e di arrivare ad indossare la maglia della Nazionale. Ma nonostante sia ormai una stella del calcio continua ad essere bersaglio e vittima di razzismo, tanto nella vita privata quanto nella vita pubblica. Il suo status di campione del calcio, a differenza di quanto potrebbe accadere oggi, non gli vale alcun riscatto da questo punto di vista. Da qui l'episodio clou della sua storia: nel 1962 l'Etiopia arriva a disputare la finale di quella che an-cora oggi è la massima competizione calcistica del continente africano, la Coppa d'Africa. Un tra-guardo raggiunto grazie ai goal e agli assist di Vassallo che di quella squadra arriva ad essere anche il capitano. Poco prima della finale, però, interviene la politica: la Federazione Etiope fa sapere all'al-lenatore della squadra che Vassallo non può giocare quella partita perché, in caso di vittoria, non sta bene che sia un meticcio ad alzare al cielo la Coppa e a farsi fotografare con essa, per lo più con la fascia di capitano al braccio. L'allenatore cede alle pressioni politiche e poco prima dell'inizio della partita, in spogliatoio, comunica che Vassallo non giocherà. A questo punto lo sport e la solidarietà vincono su tutto: alcuni compagni di Vassallo fanno sapere all'allenatore che non scenderanno in campo neppure loro se non sarà permesso a Luciano di giocare. La rivolta dello spogliatoio, compo-sto da etiopi autoctoni, costringerà tutti ad una marcia indietro, Vassallo giocherà la finale e l'Etiopia vincerà quella che ad oggi è rimasta la prima e unica Coppa d'Africa della sua storia. In seguito a questo episodio, Vassallo subirà, per ritorsione, anche una vera e propria damnatio me-moriae e per evitare il peggio deciderà di abbandonare il suo Paese in clandestinità, attraversando il deserto anche a piedi per lunghi tratti. In modo rocambolesco riesce a raggiungere Roma dove si co-struirà una seconda vita. Alla fine la sua è la storia di un vincitore. Nel 1992 tornerà finalmente in Eritrea, acclamato come un eroe nazionale. Nel frattempo, nel 1968, una giuria internazionale di giornalisti sportivi lo aveva eletto "Stella d’Africa", ovvero miglior giocatore africano della storia (fino a quel momento).

Progetto, drammaturgia e interpretazione Giambattista Anastasio Scenografia Giuseppe Colafato Realizzazione video e montaggio M. Filatori e G. Anastasio Musica BandaFenice Regia Marco Filatori

Si ringrazia Antonio Felici perché il suo libro “Stella d’Africa” è stato d’ispirazione e aiuto. Ma il ringraziamento più grande va a Luciano Vassallo, Stella d’Africa per sempre.

Sabato 15 e 22 febbraio ore 20:45 - Domenica 16 e 23 febbraio ore 16:30

Nuovo Teatro Ariberto, Via Daniele Crespi 9

Prezzi: Intero 15,00 € Gruppi 7,50 Info e prenotazioni: Tel. 3385268503 - 3482453298 Sito. www.nuovoteatroariberto.it Pre-vendita: www.liveticket.it/nuovoteatroariberto

articolo pubblicato il: 04/02/2020

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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