periodico di politica e cultura 5 aprile 2020   |   anno XX
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cronache: la pianista Rossana Tomassi Golkar si racconta

il velo caduto


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A pochi giorni dal suo concerto evento alla Camera dei Deputati a Roma per presentare “La Norma” di Bellini rivisitata da Bacalov per pianoforte e orchestra, la pianista Rossana Tomassi Golkar si racconta e rimarca, svelando un importante episodio della sua vita, quanto la musica può essere un potente strumento di unione e abbattimento di barriere e distanze tra i popoli.

Era il 2000 e la pianista, invitata a Teheran dall’ambasciatore italiano Riccardo Sessa e dalle autorità iraniane per un concerto presso il teatro Reale, accettò perché quell’invito riapriva di fatto il confine della musica classica in Iran. Rossana Tomassi Golkar è stata infatti la prima donna occidentale ad essere invitata nel paese per un’esibizione di tale livello. Prima di lei c’era un veto vero e proprio.

La gentilezza e l’arte di Rossana colpirono le autorità iraniane e l’ambasciatore italiano sin da subito ma la musicista dovette scontrarsi anche con una cultura locale molto rigida che la obbligò a mettere il velo sul volto anche durante le prove e ovviamente nel corso dell’esibizione in teatro. «Il velo mi dava molto fastidio e cadeva ripetutamente durante le prove. Era un intralcio ma non potevo permettermi il lusso di toglierlo. Ero molto preoccupata per l’esibizione, poteva verificarsi un incidente diplomatico se il velo fosse caduto», ricorda la musicista. E di fatto il velo cadde: mentre si esibiva, trasportata dal coinvolgimento e dall’emozione che inondano ogni musicista in concerto, Rossana perse il velo davanti alle istituzioni iraniane, all’ambasciatore italiano, ai 1.000 spettatori presenti in sala.

Fu un momento tragico per il nostro ambasciatore che inorridì pensando a ciò che sarebbe potuto accadere, ad un chiaro incidente diplomatico che sarebbe stato difficile da giustificare”, ricorda la pianista. Ma il potere della musica è talmente grande, il suo coinvolgimento va così oltre i dogmi e i protocolli istituzionali che il pubblico in sala al termine dell’esibizione, per far capire che non si era sentito minimamente infastidito ma anzi era rimasto estasiato dalla grandezza dell’artista, le fece un applauso interminabile a simboleggiare un confine abbattuto, un abbraccio tra popoli diversi grazie alla musica. Quello che poteva essere un fatto capace di minane i rapporti diplomatici tra Iran e Italia, fu vissuto come un banale incidente di percorso che non scosse minimamente l’atmosfera in sala. Fu chiaro a tutti: la musica ha un potere di unione indiscutibile e quella sera unì i cuori di uomini e donne così culturalmente diversi tra loro.

Il giorno seguente la stampa titolò “La musica che fece cadere il velo”, metafora di un’apertura (seppur temporanea) della cultura iraniana verso la cultura europea.

articolo pubblicato il: 18/02/2020

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