periodico di politica e cultura 7 dicembre 2019   |   anno XIX
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la carne è debole

di D. B. V.


nella stessa sezione:
Il sistema elettorale è uno snodo essenziale di una democrazia. Il modo con cui il cittadino-elettore è “condotto” a votare non è indifferente, come taluni superficialmente sostengono. Al contrario, condiziona le scelte di partiti e candidati, incentiva o disperde le coalizioni, influenza i programmi, altera i metodi con cui “si contano” i voti e li si traducono in seggi formando (o contraddicendo) le maggioranze.

Ciò detto, assistiamo a un disdicevole “balletto” di sistemi elettorali in Italia, per cui si cambiano le regole di continuo a misura delle convenienze del momento. Proprio in queste settimane, addirittura si promuovono riforme o istanze di riforme del metodo, allo scopo contingente di bloccare le velleità dell’altro schieramento, a sua volta intenzionato a rimanomettere il sistema per mantenersi possibilmente al potere anche in presenza di una…..contraria volontà popolare. Sull’argomento torneremo in modo approfondito. Ma intanto vogliamo ribadire che le regole sono fatte per vigere in un tempo lungo e stabile, prescindendo dalla contingenza mutevole e dal tornaconto particolare (che, tra l’altro, proprio perché tale, spesso ricade sulle spalle di chi lo aveva pensato, dal momento che il flusso elettorale e d’opinione varia molto più rapidamente di quanto avvenisse nei decenni passati). Ci riserviamo di riprendere l’argomento maggioritario/proporzionale, dicendo subito che luci ed ombre cadono sia sul primo che sul secondo sistema; e che, per quella che è la fisionomia politica italiana di medio-lungo periodo, è piuttosto sforzato e sofistico sostenere che l’uno o l’altro sia quello “ottimo” o “più democratico”. In realtà il proporzionale privilegia il valore della rappresentanza, mentre il maggioritario quello della governabilità comunque ottenuta: ma entrambi i valori sono essenziali per una democrazia viva e vitale.

Né si dimentichi che molto spesso ai sistemi maggioritari “secchi” viene accompagnato il doppio turno (o ballottaggio), insidioso meccanismo in cui – scattando le conventiones ad escludendum – viene puntualmente tagliato fuori proprio chi al primo turno ha “vinto”! La problematica si salda con altri due temi forti. Quello dell’elezione diretta delle cariche apicali (che a sua volta può correggere le perversioni partitocratiche oppure cristallizzarle); e quello delle liste e candidature bloccate oppure il reingresso delle preferenze. Quanto a questo, abbiamo mille volte parlato del degrado che entrambe le logiche inducono, perché in concreto è solo la vita trasparente e non cortigiana dei partiti “migliori” che può garantire un qualche tasso di “democraticità”…..

Nel dibattito scientifico e non fazioso, fin qui i sistemi “misti” di maggioritario e proporzionale si sono fatti tendenzialmente preferire. Ma purtroppo sappiamo che, alla fine, le nuove norme elettorali le fanno determinate maggioranze del momento con prevalentissimo intendimento d’autodifesa. Che vogliamo farci? La carne è debole!

articolo pubblicato il: 30/09/2019 ultima modifica: 12/10/2019

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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