periodico di politica e cultura 18 agosto 2019   |   anno XIX
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
abbiamo aggiornato la cookie policy e i collegamenti ad essa associati: cookie policy
archivio
Google

opinioni e commenti

europrospettive

di D. B. V.


nella stessa sezione:
Una prima sintesi valutativa del voto per le Europee. Considerando peraltro che, nei moltissimi luoghi in cui si votava anche per i Comuni, voto amministrativo e voto europeo ovviamente hanno esercitato una reciproca influenza e spesso un evidente effetto di traino.

I dati salienti ci sembrano: 1) Una poderosa avanzata della Lega, che sfila voti ad alleati ed avversari, toccando una percentuale nazionale di oltre il 34. 2) Un crollo del M5S, in piena crisi di motivazione, che scende a circa il 17% (ha perso 6 milioni di voti!). 3) Una timida reazione del PD zingarettiano, che verosimilmente ha recuperato voti in precedenza ceduti ai grillini, ottiene l’effetto politico, ottico e psicologico del sorpasso rispetto a questi ultimi e va a collocarsi su qualcosa più del 22%. 4) Una egregia prestazione di Fratelli d’Italia, che supera di slancio il 6%, qualificandosi per la prima volta come forza consistente e in grado di incidere sugli equilibri politici nazionali. 5) Una ulteriore sofferenza di Forza Italia, che porta a casa non più dell’8 e mezzo per cento, perdendo una quota importante di centralità politica e presentandosi per il momento come forza prevalentemente “meridionale”, che lascia all’ex alleato leghista l’egemonia del centro-nord. 6) Nessuna attrattività dei “cespugli”, principalmente di sinistra, nessuno dei quali ottiene deputati europei: nemmeno “Più Europa” della Bonino, che non rappresenta più una concretizzabile corrente d’opinione; e nemmeno i Verdi, portatori di una velleitaria identità tanto più umiliata a raffronto dei consimili Verdi di tutta Europa, che invece riescono a calamitare in voti la fuga degli elettori dai partiti “tradizionali”.

Quali le valutazioni di primo impatto, che ci riserviamo di sviluppare e approfondire con ben migliore analisi? Gli elettori di quasi tutti i Paesi europei sono assai stanchi dei partiti tradizionali depositari del consenso e cercano alternative, sebbene in modo variegato e non solidamente orientato. Così in Inghilterra (crollo di Conservatori e Laburisti, con flusso verso Brexittismo e Liberali). Così in Germania (forte erosione di CDU e SDP a beneficio dei Verdi e qualche posizione alla “destra” di ADF). Così, in diverso modo, in Francia, dove la “destra populista” del Rassemblement Nazional diventa primo partito – reclamando legittimamente nuove elezioni nazionali e riforma elettorale in senso proporzionale – superando l’En Marche del presidente Macron, che resiste ma perde seriamente posizioni, mentre i “tradizionali” Socialisti scompaiono e i post-gaullisti alla Sarkozy (non si sa più se chiamarli legittimamente tali) si riducono a forza marginale. Tra i Paesi principali, solo la Spagna continua ad affidarsi ai socialisti di Sanchez, mentre i Popolari non si riprendono e porzioni di consenso vengono occupate dai partiti regionali e, in minor misura, dalla destra di Vox. Anche in Grecia si afferma la “tradizionale” Nuova Democrazia, un centrodestra che riassorbe largamente la ultradestra di Alba Dorata e mette in minoranza la sinistra di Tzipras. In Polonia e in Ungheria, nonostanti gli anatemi di Bruxelles, vincono a valanga i “sovranisti”, confermando la perdurante opzione popolare verso destra. Segnali alquanto differenziati emergono nella costellazione degli altri Paesi, sia nordici sia centro e sud-europei.

Considerato però che, elettoralmente parlando, i voti vanno tradotti in seggi, nel Parlamento Europeo risulta: A) Il PPE resta primo gruppo, sebbene fortemente ridimensionato. B) Il gruppo Socialista resta secondo, ma anch’esso sensibilmente ridotto. C) Si forma un considerevole gruppo eterogeneo, ma che possiamo chiamare Liberale (attenzione: “liberale” in senso radicaloide e in più vi si è annidato in modo condizionante Macron coi suoi). D) Sale di peso il gruppo Verde poli-nazionale. E) Aumentano non poco in seggi i due gruppi “di destra” (nazionalpopulisti di Salvini e Le Pen, Conservatori-Riformisti-Sovranisti cui aderiscono gli eletti di FdI), quantunque non “sfondino” come taluni pensavano. Da notare che il peso numerico dei detti Gruppi potrebbe modificarsi se i deputati inglesi dovessero ritirarsi per effetto della Brexit; ed anche per le imprevedibili alchimie cui saranno costretti i gruppi attuali e nuovi dai regolamenti assembleari (per esempio il drappello del M5S non se lo vuole pigliare nessuno e resta da capire dove si accasano le componenti “regionali” o teoricamente “trasversali”).

Morale politica? Vi è stato un più corposo ingresso di formazioni collocate “a destra” nel Parlamento Europeo; cosa che dovrebbe certo influire positivamente sui dibattiti e sulle decisioni, esercitando una pressione condizionante – sui temi economici, di rapporti internazionali, di orientamenti culturali, di disciplina dell’immigrazione ed altri sensibili – rispetto all’assemblea e alla costituenda Commissione di “governo”. Per contro le prospettive potrebbero essere perfino peggiori, quanto alla formazione della nuova maggioranza: infatti Popolari e Socialisti, che finora facevano coalizione maggioritaria, non hanno più seggi sufficienti e stanno “aprendo” ad una alleanza con Liberali e/o Verdi, i quali sono i peggiori sul piano della cultura radicaloide e i più astiosi contro le Destre. Quindi, col pretesto di “salvare l’Europa contro i nazionalismi”, si rischia una Commissione che aggravi le politiche che hanno reso sbagliata, controproducente e impopolare la Comunità europea, proclamando, per così dire, una sorta di caricaturale “arco costituzionale” continentale, privo di ogni senso attuale e deleterio per la stessa Idea di Europa. A breve gli sviluppi.

Come primi riflessi interni del voto, registriamo l’impazzimento interno della maionese grillina (che comporta ulteriori, gravissimi danni sulla “linea” economico-finanziaria del Governo), con il potenziamento di Salvini, ora virtuale “socio di maggioranza”: la Lega potrebbe sì ottenere un “riequilibrio” delle scelte governative, ma resta da capire se questo farà saltare Governo e legislatura o se, paradossalmente, ne garantirà la prosecuzione per mancanza di alternative. Converrà parlare meglio di queste ultime, posto che la on. Meloni, incrementata la propria percentuale, ventila addirittura una maggioranza (elettorale) Lega-FdI; che Forza Italia deve cercare uno sbocco al suo travaglio; che il centrodestra è più che mai maggioranza numerica (come si evince ancora dalle vittorie in Piemonte e in gran numero di comuni), senza essere però maggioranza politica nelle reali volontà dei soggetti che lo compongono.

articolo pubblicato il: 06/06/2019 ultima modifica: 21/06/2019

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
cookie policy