periodico di politica e cultura 22 maggio 2019   |   anno XIX
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ospedali in Umbria

di D. B. V.


Non è smantellando la rete diffusa e periferica dei servizi primari che vanno perseguite le “economie sostenibili” e il rientro dal debito pubblico. Una nostra antica tesi, per la quale siamo stati attaccati come retrogradi sul fronte dell’efficienza e difensori di superati campanilismi.

Ecco però una notizia al di sopra di ogni sospetto. Il presidente francese Macron – campione del progressismo rinnovatore, dell’efficientismo moderno, ora venuto a patti con il gilettismogiallo della rivolta popolare – afferma: “In base al nuovo patto territoriale, nessun ospedale e nessuna scuola potrà essere chiuso entro la fine del mandato presidenziale del 2022, senza l’accordo dei sindaci. Riorganizzazioni saranno indispensabili, ma non ci saranno più chiusure brutali come troppo spesso nel passato sono state imposte”.

Appunto. Le economie vanno perseguite con una poderosa economizzazione degli acquisti, con la mobilità delle risorse professionali tra i presìdi, con la moralizzazione di assunzioni, concorsi ed appalti, e molto altro ancora. Non col fucile puntato sul numero minimo di alunni o sul numero minimo di parti nei Punti Nascita. Altrimenti si penalizzano soltanto i centri più interni e marginali, spingendo per il degrado e lo spopolamento dei territori. Una sufficiente tutela sanitaria locale strutturata e una sufficiente dotazione scolastica prossimale sono servizi cui hanno diritto tutte le comunità; ne vanno affrontati i costi economici e sociali, non certo in base soltanto all’indice demografico, ma anzi con un principio di equilibrio territoriale che talvolta va in controtendenza.

Torneranno momenti ed occasioni di calare questi principi anche sulla nostra realtà umbra. E non parleremo soltanto delle scuole di ogni ordine e grado (come abbiamo fatto spesso, ad esempio, per gli Uffici postali), ma della rete ospedaliera. Non limitandoci ai sette nosocomi DEU (Perugia, Città di Castello, Foligno, Spoleto, Branca, Terni, Orvieto), ma occupandoci di Assisi o di Narni-Amelia o di Norcia o di Pantalla e via dicendo.

Che dire, per esempio e in via d’urgenza, dell’Ospedale di Città della Pieve? Legittimamente il Comitato cittadino chiede quali risposte vengono dalla Regione attuale (o verranno da quella che in autunno si insedierà) sull’impegno alla riapertura come Presidio Ospedaliero di Zona. Parliamo di una struttura dotata di sale chirurgiche e attrezzature di per sé adeguate ai trattamenti clinici di base per un territorio vasto, decentrato ma di grande tradizione civica. In concreto si chiedono venti posti letto di medicina e cinque per la chirurgia d’urgenza non impegnativa di rianimazione. Una sfida interessante, un intervento-campione: Città della Pieve ha un tema forte sul quale progettare il proprio futuro prossimo.

articolo pubblicato il: 05/05/2019 ultima modifica: 18/05/2019

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